Pedofilia, Bolzano: Va incarcere l'avvocato accusato di abusi sui nipotini

edofilia, in cella l’avvocato inquisito
Mario Bertoldi
Il giudice gli ha revocato gli arresti domiciliati per effetto del decreto sicurezza del governo.

La difesa ricorre al tribunale del riesame: contestati tutti gli episodi sui presunti abusi. Emerse discrepanze nel racconto sui presunti abusi sulla pista ciclabile a Marco. Una consulenza psicologica definisce inattendibili i due nipotini che accusano lo zio e la nonna
 
BOLZANO. L’avvocato bolzanino sotto accusa dall’estate scorsa per presunti abusi sessuali su due nipotini è tornato in carcere. Il giudice dell’udienza preliminare di Rovereto ha infatti accolto le nuove istanze della Procura della Repubblica intervenuta dopo che la difesa del professionista aveva depositato una richiesta di revoca della custodia cautelare per carenza di gravi indizi di colpevolezza. Il procuratore Rodrigo Merlo non solo si è opposto ma ha ottenuto un nuovo provvedimento restrittivo.

 

Da qualche giorno, dunque, l’avvocato sotto accusa si trova nel carcere di Verona sotto il peso di due ordini di custodia cautelare. Il primo riguarda la revoca degli arresti domiciliari nell’ambito del primo provvedimento restrittivo di natura cautelare emesso nel luglio dello scorso anno. Il recente decreto del governo nell’ambito del pacchetto sicurezza esclude la possibilità di concessione degli arresti domiciliari a persone in custodia cautelare per reati di natura sessuale. Il giudice di Rovereto ha dunque provveduto a revocare il beneficio al professionista bolzanino inquisito. Il giudice ha anche respinto (definendola manifestamente infondata) un’eccezione di incostituzionalità del decreto del governo. Nella stessa udienza il giudice ha anche accolto la richiesta della Procura per l’emissione di un secondo ordine di custodia cautelare in relazione ai presunti abusi di cui il professionista inquisito si sarebbe macchiato ai danni di bambina di 12 anni lungo la pista ciclabile di Marco di Rovereto. Si tratta di un episodio che la difesa del professionista bolzanino contesta in toto. I fatti sarebbero avvenuti un venerdì pomeriggio verso le 14.30. Il racconto della bambina (che riconobbe in foto l’avvocato bolzanino inquisito come presunto responsabile) sarebbe caratterizzato da diversi aspetti poco chiari.
In primo luogo le modalità dell’approccio: la ragazzina si sarebbe trovata in bici lungo la pista ciclabile in questione e l’avvocato bolzanino inquisito l’avrebbe seguita in macchina, violando il divieto di transito per i mezzi a motore e rischiando, dunque, di farsi sicuramente notare. Una volta raggiunta, la piccola sarebbe stata indotta a raggiungere la riva del fiume Adige a seguito della presenza di alcuni cuccioli e qui presa in braccio dall’individuo che l’avrebbe baciata su una guancia chiedendo di essere contraccambiato. A fronte del rifiuto della bimba l’individuo l’avrebbe lasciata andare ripartendo con la propria macchina. L’autovettura indicata dalla piccola (una monovolume) non ha nulla a che vedere con l’auto (una coupè) utilizzata abitualmente dall’avvocato inquisito. Inoltre la bambina avrebbe fatto riferimento ad una persona che parlava il dialetto trentino del posto che l’avvocato inquisito (vissuto sempre a Bolzano) non conoscerebbe a fondo. Molte contestazioni sono annunciate anche in relazione al primo episodio di presunte molestie, quelle nei confronti dei propri nipotini, una bambina ed un bambino. In questo caso l’avvocato bolzanino è sotto accusa assieme alla madre di 83 anni (nonna delle presunte vittime) accusata di aver cercato di minimizzare con i piccoli la situazione affinchè accettassero i”vizietti” dello zio. Anche su questa accusa si preannuncia una dura battaglia in aula. La difesa ha già depositato una consulenza di esperti psicologi che considerano inattendibili i racconti dei due bambini, risponendo così ad un’altra consulenza dell’accusa di indirizzo opposto circa la piena attendibilità del racconto della bambina (la più grande).
(l'Alto Adige 17 marzo 2009)