Effetti DL violenza sessuale: "Priscilla", il bancario-pedofilo, torna in carcere

Le porte del Due Palazzi per il trentenne si sono aperte grazie all’applicazione del decreto legge sulla violenza sessuale

"Priscilla" torna in carcere. Daniele Bronzato, trentenne impiegato di banca, accusato di avere trasformato la sua abitazione di via Manno della Branca 2, alla Madonna Pellegrina, in un luogo abituale di festini a base di alcol e droga, frequentati da ragazzini, di cui poi avrebbe abusato sessualmente approfittando del loro stato di inferiorità psichica dovuto all’assunzione di sostanze stupefacenti, è finito nuovamente dietro le sbarre grazie al decreto legge numero 11 del 23 febbraio 2009. Il gup Paola Cameran, su richiesta del pubblico ministero Roberto Lombardi, ha applicato alla lettera l’articolo due del decreto legge sulle misure urgenti in materia di pubblica sicurezza e di contrasto alla violenza sessuale. Per cui "Priscilla", che dopo avere scontato due mesi di carcere nel penitenziario veronese di Montorio e poi essere stato messo agli arresti domiciliari nella casa di sua madre, ieri pomeriggio è stato tradotto dai carabinieri della compagnia di Padova comandata dal maggiore Dionisio De Masi al Due Palazzi.
      Daniele Bronzato dai ragazzini che addescava si faceva chiamare "Priscilla". Tutto la storia era iniziata dalla denuncia di una mamma-coraggio, il cui figlio tredicenne era uno dei frequentatori della casa dei festini. I ragazzini avevano ammesso di avere subìto rapporti in cambio di costosi regali e abbuffate di ecstasy, hashish e marijuana. E il bancario era finito in manette. Era il luglio 2007. Nell’interrogatorio al pubblico ministero, assistito dagli avvocati Carlo Pietribiasi e Paolo Vicentini, l’impiegato aveva confermato di avere ceduto droga ai ragazzini, ma aveva negato di essere un "violentatore", asserendo di avere avuto con loro rapporti sessuali consenzienti. I party andavano avanti dal settembre 2006. "Priscilla", frequentatore assiduo di locali per omosessuali, andava nelle piazze del centro storico ad adescare gli adolescenti. E ogni sabato faceva scorta di ecstasy e "fumo". I fornitori, entrambi arrestati nel corso dell’indagine, gli portavano la droga a domicilio. A tradirlo era stata proprio la madre coraggiosa, che si era addirittura recata a casa di Bronzato per riprendersi il figlio. Capito quanto succedeva in quella casa avvisò i carabinieri che, autorizzati dal magistrato, avevano piazzato due micro telecamere nell’alloggio. Le riprese e le intercettazioni telefoniche avevano messo l’impiegato con le spalle al muro.
      Marco Aldighieri

Il Gazzettino  Giovedì 12 Marzo 2009,