PEDOFILIA,TAVULLIA: RINVIO A GIUDIZIO PER DUE BIDELLI

bidello

 

 Aggiornamento del 10 ottobre 2015: i due bidelli sono stati condannati in via definitiva a7 anni e 6 mesi uno, 6 anni e 6 mesi di reclusione per l’altro. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne di I e II grado. Leggi l'Articolo

Note: l'avvocato di uno dei due bidelli di Tavullia, difende anche l'educatore di Reggio Emilia Pino La Monica. Di seguito, troverete anche una  missiva dell'avvocato Miraglia al direttore di un giornale datata 2007. Nella lettera,  l'avvocato fa un parallelo con il caso di Rignano Flaminio (sì, anche lui!) e manifesta il suo disappunto nei confronti delle CTU che hanno periziato le presunte vittime dei bidelli. La stessa missiva veniva poi inviata ad altre persone, fra cui il guardasigilli Mastella.

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Sono stati rinviati a giudizio il prossimo 30 ottobre con l'accusa di aver prestato 'strane attenzioni' verso due scolarette di sei anni mentre le accompagnavano in bagno. Preoccupazione tra le famiglie della città

pedofilia Tavullia, 11 marzo 2009 - Sono stati rinviati a giudizio per molestie sessuali su una bambina di 6 anni i due ex bidelli, tra i 45 e 49 anni, della scuola elementare di Tavullia. Si sono difesi durante l’udienza preliminare attraverso gli avvocati Miraglia e Coli affermando di non aver fatto assolutamente nulla, di essere innocenti ma il Gup ha ritenuto che per chiarire ogni dubbio sia indispensabile andare al processo.

Per questo ha rinviato a giudizio i due imputati fissando il processo per il 30 ottobre prossimo. La difesa non ha chiesto riti alternativi, pertanto ci sarà il dibattimento in aula con la sfilata di testi e sicuramente con la riproposizione delle accuse fatte dalle due bambine che due anni fa, al momento dei fatti, avevano sei anni.

 

Stando alle ricostruzioni dell’accusa, i due bidelli in momenti diversi avrebbero dimostrato attenzioni morbose verso le bambine al momento di accompagnarle in bagno. C’è stato poi l’incidente probatorio con l’esame delle due bambine e qui è apparsa un’altra verità: una delle due bambine dice di aver subito molestie da un solo bidello, e non da entrambi, mentre la seconda bimba accusa tutti e due.

 

Per il consulente del Gup, al termine dell’incidente probatorio, le bimbe sono attendibili circa l’esistenza del fatto ma non sull’attribuzione delle responsabilità. Insomma, non è chiaro chi sia stato. Sarà compito del processo stabilirlo. Intanto i due imputati (di cui omettiamo il nome per l’estrema delicatezza del fatto che vede coinvolte le due bambine) non hanno più alcun rapporto con istituti scolastici avendo cambiato lavoro.

 
Ma questa storia aveva sollevato due anni fa molta preoccupazione tra le famiglie di Tavullia. Temevano che anche altri bambini potessero aver subìto molestie e attenzioni morbose da parte dei bidelli (i quali è bene ricordare devono ancora essere riconosciuti colpevoli), arrivando a scrivere una lettera aperta alle autorità scolastiche chiedendo chiarezza e decisione nel riportare tranquillità.

Scrivevano le mamme: "I bidelli sono agli arresti per sospetta pedofilia. Uno di loro era stato addirittura già condannato per fatti simili. E allora chi ci assicura che non ci abbiano provato anche con i nostri bambini. Tutti gli scolaretti di prima venivano accompagnati in bagno dai bidelli". Adesso il processo dovrà fare piena luce sulla vicenda.

il resto del carlino 11 marzo 2009

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Lettera al Direttore dell’avv. Francesco Miraglia sui casi di pedofilia a Tavullia

Modena,

Preg.mo Direttore, a proposito della presunta pedofilia alle scuole elementari di Tavullia Pesaro la superficialità nelle indagine


Due aspetti fondamentali hanno caratterizzato fino ad oggi i fatti di Rignano:

1) la presunzione di abusi sui bambini, basata sulle denunce dei genitori, e resa credibile dagli psicologi/consulenti del PM di turno, ma decisamente contestata da tutti gli esperti di merito, per non essersi attenuti alle linee guide previste per l’esame del minore in caso di abuso sessuale, come prevede la Carta di Noto aggiornata al luglio 2002;

2) l’aspetto processuale dell’incidente probatorio, fissato a distanza di un anno dai presunti abusi, dato in pasto all’opinione pubblica, sconcertata per l’operato del PM, giudici e consulenti per una materia così articolata e complessa quale la pedofilia.

Purtroppo la vicenda di Rignano sembra non aver insegnato nulla.

Al tribunale di Pesaro, da 7 mesi, il PM dott. S. Cecchi e il GIP dott. Cormio, raccogliendo la denuncia di due genitori di una bambina di 6 anni appena, frequentante la scuola elementare di Tavullia, hanno accusato di presunti abusi sessuali i due bidelli della stessa scuola, i quali addirittura sono stati sottoposti agli arresti domiciliari dopo solo 3 giorni di indagini.
In qualità di avvocato di fiducia di uno dei due bidelli, sento il bisogno di rivolgermi all’opinione pubblica per denunciare pubblicamente la superficialità delle indagini e i mancati accertamenti sulle famiglie, sulla scuola e sul contesto cittadino.
Un maresciallo della piccola stazione dei carabinieri senza ricorrere, come sarebbe stato suo dovere, all’assistenza protetta di esperti psicologi/psichiatri, ha interrogato da solo le bambine presunte abusate.
Non solo, lo stesso maresciallo ha svolto sconcertanti indagini che in solo 3 giorni ha distrutto la vita di questi due poveri bidelli, i quali si sono visti perquisita la propria abitazone, gli armadietti della scuola e accusati di fatti tutt’ora da verificare.
Nessun protocollo, nessuna linea guida prevista in questi casi e, sbandierata in tutti i programmi televisivi sulla pedofilia, è stata rispettata.
Addirittura le bambine sono state prima interrogate dallo stesso PM assistito dal maresciallo dei carabinieri e alla presenza dei genitori.
Successivamente le bambine venivano sottoposte a perizia dal consulente del PM per avere la conferma sull’attendibilità e credibilità di quanto loro stessi avevano ricavato dalle bambine in modo maldestro e confuso. Dopo 6 mesi, nonostante tutto, il GIP ha deciso di accogliere la richiesta di incidente probatorio avanzato dallo stesso PM.
Come se non bastasse tutto ciò, a garantire la “parzialità” dell’indagine, il Gip nominava quale proprio CTU una neuropsichiatra infantile che, addirittura, divide lo studio con la stessa NPI, nominata quale consulente del PM.
A proposito, della scelta dei consulenti, la Carta di Noto recita testualmente: la CTU e la perizia, in materia di abuso sessuale devono essere affidate a professionisti specificatamente formati e tenuti a garantire il loro costante aggiornamento professionale.
Purtroppo la valutazione psicologica della CTU risulta esclusivamente diretta ad accertate i fatti che spettano, però, solo all’utorità giudiziaria.
Difatti la CTU nelle operazioni peritali: non deve informare i bambini, dei loro diritti e del loro ruolo in relazione alla stessa perizia in corso, si deve fare in modo che i bambini periziati non esprimano la loro opinione, esigenze e preoccupazioni.
Ebbene, nel caso specifico, questo avvocato, rispetto all’operato del CTU, può tranquillamente sostenere, senza timore di essere smentito, che la stessa CTU ha svolto le operazioni peritali in modo tendenzioso con un atteggiamento innaturale, rafforzando e deviando il racconto delle bambine, ottenendo così l’unico effetto di cui avrebbe dovuto preoccuparsi di evitare: quello del condizionamento dei bambini stessi, rendendo così inutile di fatto l’incidente probatorio.
Di fronte ad una situazione di questo tipo quello che ha dell’incredibile, è che gli inquirenti non si sono minimamente preoccupati di accertare quando possono essere accaduti i fatti presunti e di verificare l’eventuale contesto ambientale ove gli stessi potessero essere avvenuti.
Se a ciò si aggiunge che mancano le registrazioni audio-video, documenti, registrazioni della prima audizione di una delle minori allora si ha l’esatta dimensione di un’indagine sommaria, superficiale e con tanti dubbi ai danni dei due indagati.
Come detto, come avvocato di fiducia di uno dei due bidelli ho ritenuto necessario rivolgermi all’opinione pubblica non solo per sensibilizzare un grave problema che con questi tempi e modi può riguardare eventualmente ogni cittadino, ma anche perché farebbe bene il ministro di Grazia e Giustizia on.le Mastella a vigilare, non solo, sulle vicende che coinvolgono politici, personaggi famosi o questo o quel prelato,…perché a ben vedere la legge è uguale per tutti..

Avv. Francesco Miraglia