Trento, Pedofilia Terlago: Indagato un giovane sacerdote

ABUSI SU MINORI, INDAGATO GIOVANE SACERDOTE
Sacerdote sospettato di incontri hard con adolescenti. Nel mirino sms e chat
mercoledì 18 febbraio 2009 , di Corriere del Trentino

 TRENTO — Il suo nome spunta dagli atti dell'inchiesta su XXX, il neo professore di matematica, accusato di aver abusato di alcuni minorenni e poi assolto da tutte le contestazioni.

C'è anche un insospettabile parroco di un paese vicino a Trento nella delicata e inquietante indagine della Procura su presunti atti sessuali su minorenni che nel febbraio del 2008 aveva portato a tre arresti. Si parla di presunti incontri hard omossessuali e presunti adescamenti su internet con ragazzini. Accuse pesantissime che dovranno essere tutte provate. Sospetti che gettano un'ombra sul religioso, stimato, e considerato da tutti un punto di riferimento per la comunità.

Contro il sacerdote ci sarebbero alcuni messaggi, ma anche le stesse parole del neo professore. Sarebbe stato lui, infatti, nel corso dell'interrogatorio del 22 febbraio 2008 a parlare del parroco che pare gravitasse nel mondo della pedofilia e che avrebbe l'abitudine di agganciare minorenni su internet attraverso la chat IRC. Il parroco, secondo l'accusa, sarebbe solito utilizzare pseudonimi per conoscere gli adolescenti. Scambi on-line che in alcune occasioni si sarebbero tradotti in incontri veri e propri. Una fonte confidenziale della Procura avrebbe infatti riferito agli inquirenti di essere stato adescato dal parroco attraverso internet. La fonte si era spacciata per un ragazzino di 14 anni e si sarebbe mostrato disposto ad un incontro di persona con il religioso, ma l'unico problema restava l'auto. Il parroco avrebbe risposto che non c'era alcun problema. «Vengo io a prenderti».

Non solo: a parlare delle attenzioni «particolari» che il sacerdote avrebbe riservato ai ragazzini sarebbero stati anche alcuni minori. In particolare una delle presunte vittime degli abusi nel boschetto degli orrori a Terlago aveva raccontato dell'abitudine del parroco di «cercare ragazzi per incontri omo». Sarebbe stato un compagno di scuola di quest'ultimo a rivelarlo. Ma il condizionale resta d'obbligo: la Procura dopo brevi accertamenti ha infatti chiesto l'archiviazione del fascicolo a carico del sacerdote che si difende con forza. Ieri mattina il religioso attraverso il suo avvocato, Alberto Cristanelli, nell'udienza di opposizione all'archiviazione davanti al gip Marco La Ganga ha parlato di qualche messaggio innocente, ma non ci sarebbe niente di più.

Nel fascicolo su xxxx spuntano infatti alcuni sms tra il neo professore e il parroco, messaggi in un primo tempo considerati non rilevanti, ma poi rivalutati alla luce delle dichiarazioni di xxx. In uno di questi messaggi i due si sarebbero accordati per un incontro a casa del parroco a cui avrebbero partecipato due ragazzi. «Due ragazzi nuovi. Bellissimi. Ti posso affittare una stanza?» avrebbe detto xxx. «Di dove sono e che età hanno?» avrebbe risposto il parroco. «Verona e Trento, 18». In questo caso i ragazzi erano maggiorenni, quindi l'accusa di abusi sui minori sarebbe insostenibile, ma gli inquirenti sospettano anche di incontri con minori. Ora l'ultima parola spetta al gip.

D. R.

Di seguito alcuni articoli che ricostruiscono il caso

PEDOFILIA, ARRESTI NEL TRENTINO: GLI INCONTRI SEGRETI NEL BOSCO DEGLI ORRORI

 

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IL BLITZ DELLA PROCURA
Arrestati due operai e un professore: ripetute violenze sessuali su minori di 14 anni. Insospettabili ma traditi dalle chat. Gli incontri alla cava di Terlago
Trento, tre in manette per pedofilia
L’accusa al docente: sesso in cambio di lezioni di matematica. Abusi avvenuti nei boschi
 
TRENTO. Tre insospettabili, tutti e tre incensurati, sono finiti in manette. Due operai e un insegnante di matematica, «traditi» dalle chat che frequentavano e da una mamma-detective. Tre omosessuali, accomunati dalla passione per i ragazzini, meglio se sotto i diciotto anni. Con le accuse di abusi sessuali su minori sono stati arrestati nella notte tra domenica e lunedì Alberto Romeri, 51 anni di Nave San Felice; Guido Pedri, 64 anni di Cembra e XXXX, 27 anni di Trento (NDR: XXX E' STATO ASSOLTO IN SEGUITO DA OGNI ACCUSA). Contro di loro ci sono i racconti di alcuni giovanissimi che giurano di essere stati costretti a rapporti sessuali.
L’operazione condotta dalla sezione di polizia giudiziaria della polizia di Stato e coordinata dai pubblici ministeri della procura di Trento Davide Ognibene e Alessia Silvi è scattata la mattina di domenica con l’arresto - nella sua abitazione a Trento sud - di xxx, 27 anni, insegnante supplente in una scuola di Tione. XXX vive con la famiglia che non sospettava di nulla: «Siamo sconvolti» - hanno confessato i genitori all’avvocato Stefano Daldoss che assiste l’insegnante.
I poliziotti, qualche ora più tardi, hanno bussato alle porte anche di altri due trentini. Il primo - difeso dall’avvocato Nicola Degaudenz - è Alberto Romeri, residente a Nave San Felice e operaio nello stabilimento di Gardolo della «Abbasciano Frutta Secca», il secondo - assistito dall’avvocato Lorenzo De Guelmi - si chiama Guido Pedri, è nato a Grumes ma risiede a Cembra. Tutti e tre gli indagati sono stati condotti nel carcere di Verona Montorio che ha una sezione specializzata per chi è accusato di reati sessuali contro minori.
La polizia ha notificato agli indagati una misura cautelare firmata nei giorni scorsi dal giudice delle indagini preliminari Marco La Ganga. Il gip ha esaminato con cura gli atti sottoposti alla sua attenzione dai pubblici ministeri Silvi e Ognibene, condividendo l’impostazione della procura. Le accuse sono da brivido per tutti e tre: aver abusato sessualmente di minorenni, in qualche caso minori di quattordici anni e in altri casi di sedicenni.
L’inchiesta della procura è partita nel giugno del 2007 quando la madre di uno di questi ragazzini (quello che, secondo le accuse, sarebbe stato violentato da Romeri) si è presentata alla polizia postale per denunciare questo fatto. «Qualcuno scrive messaggi dal contenuto sessuale sul cellulare di mio figlio». La donna si era fatta consegnare il telefono dal figlio, scoprendo questi sms. Aveva, però continuato questo scambio, fingendo di essere il ragazzo fino a rendersi conto che tutto doveva essere denunciato alla polizia. Le indagini dapprima hanno consentito di scoprire chi fosse il proprietario del telefono (Romeri) che è stato messo sotto intercettazione telefonica e ambientale. Nel frattempo è arrivato il drammatico racconto del figlio della donna cui si è aggiunto quello di un amico. Entrambi - davanti allo psicologo - hanno ricordato quegli incontri nel bosco sopra Terlago, nei pressi della cava di calcare, durante i quali sarebbero stati costretti ad avere rapporti sessuali da Romeri e, in un caso, anche da Pedri. Violenze brutali e senza scrupolo, nell’oscurità di un bosco frequentato spesso da omosessuali che cercano avventure sessuali al buio.
Le accuse all’insegnante, invece, si collocano in un altro contesto. A lui i poliziotti arrivano controllando le chat frequentate anche da Romeri, nelle quali XXX era molto attivo. Vengono poi identificati anche dei ragazzini che confessano di avere avuto rapporti sessuali con il professore. Il primo, un sedicenne, racconta un episodio avvenuto nella casa del prof nel settembre 2007: «Invece di farmi pagare la lezione privata di matematica mi propose di masturbarci insieme». Il secondo episodio risale al 2006: il professore avrebbe adescato su una chat un ragazzino maggiore di quattordici anni e approfittando del suo stato di confusione lo avrebbe indotto ad avere un rapporto.
(05 febbraio 2008)
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 PEDOFILIA: TRENTO, IN QUEL BOSCO, ALBERTO ROMERI VIOLENTò I RAGAZZI “SU QUEI RAGAZZI DANNI IMMENSI”

lSei anni di reclusione e 280 mila euro di risarcimento alle pati civili e’ la pena a cui il tribunale di Trento ha condannato oggi Alberto Romeri, 51 anni di Nave San Felice, l’uomo che nel febbraio di quest’anno venne arrestato con l’accusa di aver molestato sessualmente alcuni minori nei pressi del bosco sopra il lago di Terlago.

 Gli avvocati Nicola Degaudenz e Paolo Fava hanno fatto della partecipazione attiva dei due adolescenti la spina dorsale della propria difesa. Nessuna scusante per gli atti sessuali con minori di 14 anni, ma la certezza che i rapporti avvennero senza costrizione. E per convincere i giudici (Ancona, Serao e Forlenza) i difensori ieri hanno giocato una carta a sorpresa, presentandosi in aula con un computer portatile caricato con il video dei rapporto orale tra uno dei due tredicenni e Romeri e da questi filmato con la telecamera. «Prendetevi due minuti per guardarlo - hanno chiesto i legali ai giudici - e capirete che il sesso in quel bosco non era certo ottenuto con la forza». I magistrati si sono ritirati in camera di consiglio per visionare il filmato e forse questa si è rivelata la carta vincente per contenere la pena.

Secondo i giudici i due ragazzi avrebbero partecipato attivamenti ai rapporti, sentendosene anche gratificati. In una sola occasione ci sarebbe stata violenza: quando Romeri - stando al racconto della vittima - avrebbe trascinato nel bosco uno dei due tredicenni costringendolo ad avere un rapporto. Ma a quel rapporto - argomentano i giudici - ne sono seguiti molti altri, segno che il minore non sarebbe stato soggiogato psicologicamente da Romeri.  Di tutt’altro avviso le parti civili - costituite con gli avvocati Paolo Demattè e Maurizio Piccoli - e soprattutto il pm Davide Ognibene. Nella sua requisitoria la procura ha chiarito che quelli contestati all’imputato sono fatti di estrema gravità, soprattutto alla luce di quanto affermato dallo stesso consulente della difesa secondo il quale Romeri agiva non perché violento o pedofilo ma solo per una ricerca del piacere. «Ha rovinato la sessualità a questi tredicenni» - ha concluso il pm, ritenendo l’imputato pericoloso e violento. Nel suo computer, ha spiegato il pm, sono state trovate foto raccapriccianti, compresa quella (scaricata da internet) di una bimba di appena due anni costretta ad un rapporto sessuale durante il quale la piccola piange e chiama la mamma. Immagini choc, che solo una personalità con tendenza ad una sessualità prevaricatrice potrebbe apprezzare. Di qui la richiesta ad una condanna a dodici anni di reclusione, ridotti a otto per lo sconto di un terzo dovuto alla scelta del rito abbreviato.

«Su quei ragazzini danni immensi»

 TRENTO. «Il danno inflitto ai ragazzini è semplicemente immenso». Il senso più profondo di tutta l’inchiesta sulla pedofilia al lago di Terlago è racchiuso in poche righe scritte dal giudice Carlo Ancona nelle motivazioni della sentenza che ha condannato Alberto Romeri a sei anni di carcere. Forse quei due ragazzi non sono stati violentati e costretti con la forza ai rapporti sessuali, ma Romeri ha approfittato della loro «sessualità incerta», segnando «in modo indelebile la personalità» di quei due tredicenni.  Le sei pagine depositate ieri dal giudice ricostruiscono in sintesi la vicenda partendo dalle denunce presentate dalle famiglie delle due giovani vittime che - con Romeri - ebbero alcuni rapporti sessuali nell’orami noto boschetto che domina il lago di Terlago. Il giudice ritiene «contraddittorie» tra loro le testimonianze delle vittime, ma nel contempo fa proprio l’esito della perizia della dottoressa Boccagni che ha giudicato attendibili i due ragazzini.  Elemento essenziale per valutare la pena da infliggere all’imputato è stato per i giudici la presenza o meno di violenza nei rapporti sessuali. Per un ragazzino questo problema - scrive Ancona - non si pone: «Di vere e proprie violenze non parla nemmeno la vittima, limitandosi a riferire di telefonate intercorse con Romeri (…), ma che però fanno riferimento ad una fase avanzata dei rapporti con i protagonisti». Come dire: se anche quelle telefonate di minaccia («se non vieni faccio male ai tuoi genitori») ci furono, esse vennero fatte quando già il ragazzino e Romeri avevano avuto rapporti.  Diversa la posizione del secondo minore. Secondo i giudici in questo caso Romeri avrebbe usato violenza almeno durante il primo incontro sessuale, quando «venne afferrato per un braccio, portato in un luogo riparato e assoggettato a rapporti sessuali in condizioni di privazione della libertà perché l’uomo lo teneva sempre con forza per il braccio». Tuttavia - stando alle motivazioni della sentenza - «la volontà dei rapporti sessuali intrattenuti non è in discussione per gli incontri successivi al primo, quando l’imputato aveva ormai conquistato la complicità dei ragazzi, gratificandoli della partecipazione a rapporti sessuali apparentemente paritetici».  Tutto questo - però - non fa venir meno la gravità delle conseguenze patite dai due tredicenni, che Ancona sottolinea con forza: «Il fatto che solo all’inizio sia stata usata coercizione fisica (…) costituisce il sintomo di un aggravamento del danno: evidentemente, ormai, dopo i primi incontri l’influenza della condotta dell’imputato aveva consolidato i suoi effetti sulla personalità dei ragazzini». Tutto questo ha provocato «grave disagio in famiglia, nel senso di non aver più la stessa confidenza nel colloquio con il figlio su molti argomenti di interesse per il suo futuro». - Luca Petermaier
giovedì 15 gennaio 2009