Campania, Abusi sui minori: ennesima condanna e analisi di un fenomeno in aumento

BAMBINO VIOLENTATO A SORRENTO, CINQUE ANNI ALL´ORCO

 Condannato a cinque anni in primo grado ieri dal Tribunale di Sorrento, in Penisola Sorrentina, un uomo di 62 anni che aveva abusato di un bambino di 8 anni all´uscita della scuola con l´aiuto di un ragazzo di 12 anni. Una notizia di cronaca che diventa sempre più frequente, troppo. L´articolo, uscito oggi su Metropolis, parla di un fenomeno che non fa parte solo di realtà degradate o solo urbane in Italia e in Campania, ma che può avvenire, anzi avviene, anche in Costiera Amalfitana e Penisola Sorrentina, così anche cittadine tranquille come Positano, Praiano, Amalfi, Ravello,  Capri, Vico Equense e Sorrento di cui ci occupiamo devono tenerne conto, ma le istituzioni e le scuole non sono preparate e il sociale latita, si cerca di evitare di parlarne, mentre invece proprio il dialogo, è la miglior forma di prevenzione.

 Il fenomeno dell´abuso sessuale sui minori registra nella società contemporanea, rispetto al passato, una crescita vorticosa: se da un lato è indubbio che una società come la nostra aumenta enormemente la visibilità rispetto a qualsiasi fatto di cronaca e fenomeno sociale, sembra tuttavia incontrovertibile che il triste fenomeno dell´abuso sessuale infantile sia oggi in aumento rispetto al passato.

 Mentre nel contesto italiano, da un paio di decenni a questa parte, gli studi sull´incidenza dell´abuso sessuale minorile hanno cominciato ad intensificarsi, la letteratura straniera si è da sempre dedicata all´approfondimento di diversi aspetti di questo fenomeno fornendo informazioni dettagliate sulla sua crescente diffusione.

Numerose difficoltà si presentano però nella definizione e delimitazione del fenomeno. La letteratura include tra gli abusi sessuali tutte le forme di coinvolgimento di minori in esperienze inerenti la sfera sessuale, dalla masturbazione, all´esibizionismo, al rapporto sessuale, alla pornografia.

La rilevazione e l´accertamento di un fatto di abuso sessuale è un´operazione estremamente complessa e delicata, proprio in virtù dell´assenza di una definizione condivisa rispetto all´abuso sessuale minorile. Non è semplice, infatti, delimitare i confini tra ciò che è lecito e ciò che non lo è in un campo fortemente condizionato da inclinazioni soggettive, dove la linea di demarcazione è molto sfumata.

Finkelhor e Korbin (1988) individuano cinque forme di abuso:

·        coinvolgimento di un bambino in relazioni sessuali da parte di un genitore;

·        sfruttamento a scopo di gratificazione sessuale da parte di individui legati al bambino da parentela o conoscenza;

·        violenza sessuale perpetrata da estranei;

·        prostituzione;

·        sfruttamento di minori nella produzione di materiale pornografico;

 Sul piano operativo della clinica e del diritto si evidenzia l´importanza di chiarire cosa si intenda per abuso sessuale essendo la sua definizione la base dalla quale dipendono importanti decisioni per il minore, quali l´attivazione o meno di interventi diagnostici e clinici o l´apertura di un procedimento giudiziario nei confronti dell´aggressore, o ancora l´approccio terapeutico che coinvolge entrambe le figure, quella della vittima e quella dell´abusante.

Da un punto di vista puramente psicologico si potrebbe affermare che qualsiasi attivazione di desiderio sessuale in un adulto nei confronti di un bambino rappresenta una patologia che può dar luogo ad una violenza. Tuttavia quando tale desiderio non si concretizza in azione o si manifesta in maniera indiretta e quindi non percepibile dalla vittima (ad es atti di voyeurismo), sembrerebbe poco appropriato parlare di abuso.

La definizione proposta al IV colloquio criminologico del Consiglio d´Europa considera abuso sessuale minorile “ogni atto sessuale che provochi lesioni fisiche ed ogni atto sessuale imposto al bambino non rispettando il suo libero consenso”. Questa definizione solleva lo spinoso problema dell´accertamento e della valutazione del grado di maturità  tale da consentire al minore di esprimere realmente un libero consenso.

L´esigenza di fissare un´età minima al di sotto della quale vi sia una assoluta incapacità di esercitare tale consenso incontra interessi contrastanti: se da un lato, infatti, le caratteristiche vulnerabili ed instabili della personalità evolutiva del bambino richiede una specifica tutela, dall´altro non si possono ignorare la spiccata accelerazione nello sviluppo fisico e la precocità della pubertà osservate negli ultimi decenni nel contesto occidentale.

Gaddini ritiene che una tutela intransigente, rigida con controlli troppo severi finirebbe per rappresentare essa stessa un abuso istituzionale alla libertà sessuale degli adolescenti (R. Gaddini, 1986).

La maggior parte degli studi sulla violenza sessuale nei confronti di minori ha preso in considerazione la definizione datane da H. Kempe che definisce abuso sessuale il coinvolgimento di bambini in pratiche sessuali che essi non possono interamente comprendere (in quanto soggetti immaturi e dipendenti), verso le quali sono incapaci di dare un informato e cosciente consenso o che violano tabù sociali circa i ruoli familiari (Kempe, 1978).

In questa definizione rientrano situazione ed episodi anche molto diversi (pedofilia, stupro, incesto, sfruttamento sessuale) con violenza fisica o meno, ma tutti accomunati dal fatto di agire in modo molto forte sulla vita psicologica e sulle relazioni sociali dei minori, turbandone profondamente i processi di sviluppo della personalità e di maturazione della sessualità.

Viene inoltre ridimensionato il concetto di violenza, (che secondo alcuni Autori connoterebbe la traumaticità dell´evento), ambiguo e pericoloso da maneggiare quando debba essere applicato a situazioni in cui i legami affettivi di partenza siano tanto forti da imporre reazioni di adattamento in grado di diluire il significato intrusivo e predatorio che la stessa situazione avrebbe se vissuta all´esterno.

 Considerando l´autore di reato è possibile distinguere nell´abuso sessuale su minori diverse categorie:

·        intrafamiliare, attuato cioè da membri della famiglia nucleare (genitori, compresi quelli adottivi e affidatari, patrigni, conviventi, fratelli), o da membri della famiglia allargata (nonni, zii, cugini o amici di famiglia);

·        extrafamiliare attuato da persone esterne alla famiglia ma conosciute dal minore (vicini di casa, conoscenti);

·        istituzionale, quando gli autori sono figure professionali a cui il minore viene affidato per ragioni di cura, custodia, educazione, gestione del tempo libero nel contesto di istituzioni (maestri, medici, bidelli, allenatori, assistenti di comunità, educatori…..);

·        di strada, da parte di persone sconosciute;

·        criminale, attuato da gruppi organizzati a fini di lucro (organizzazioni per la produzione di materiale pornografico, per lo sfruttamento della prostituzione e per il turismo sessuale);

·        da parte di gruppi organizzati, (sette, gruppi di pedofili….) esterni alla famiglia;

FONTE:http://www.positanonews.it/dettaglio.php?id=20790