Gino Paoli: La canzone "Il pettirosso" e la Pedofilia Culturale

 di Roberta Lerici

Ecco parte del testo della canzone "IL Pettirosso" di Gino Paoli, che in queste ore sta suscitando tante polemiche: "Aveva gli occhi come un pettirosso/era una donna di undici anni e mezzo - recita il testo - si alzò la gonna per saltare il fosso/aveva addosso un vestitino rosso. Mentre passava in mezzo a quel giardino/di settant'anni incontrò un bambino/voleva ancora afferrare tutto/e non sapeva cos'é bello e cos'é brutto/e l'afferrò con cattiveria/lei si trovò le gambe in aria/lui che cercava cosa fare/c'era paura e c'era male". Il testo prosegue così: "E il male lo afferrò proprio nel cuore/come succede con il primo amore/e lei allora lo prese tra le braccia/con le manine gli accarezzò la faccia/così per sempre si addormentò per riposare/come un bambino stanco di giocare". Sono figlia di uno scrittore, a mia volta scrivo e ho vissuto nel mondo dello spettacolo sin da bambina. So benissimo cosa significa la libertà di esprimersi per un artista, so benissimo che non si può censurare, nè limitare la creatività degli artisti, siano essi grandi artisti o artisti mediocri. I giudizi sull'arte e la creatività altrui sono sempre soggettivi e non c' è autorità che debba censurarla. In queste ore sono tante le polemiche suscitate dalla canzone di Gino Paoli "IL PETTIROSSO",che secondo alcuni, racchiude un messaggio "pericoloso". Questo aggettivo, però, non mi sembra  il più appropriato per dare un giudizio sul senso di questa canzone.

"Pericolose", caso mai, possono esserne le conseguenze. L'aggettivo più appropriato per definire il testo de "Il Pettirosso", è "Falso". Il concetto base è falso. La descrizione della scena orrenda delo stupro della bambina è vera, mentre la pietà che poi la bambina prova  per il suo violentatore è "falsa". Nessuna bambina violentata proverebbe mai pietà per il suo violentatore, neppure se invece di essere un vecchio, fosse alto, giovane e con gli occhi azzurri. Il vecchio pedofilo che Paoli assolve, definendolo un "bambino", è un essere malato e mostruoso che nel momento in cui interrompe la corsa della bambina, interrompe la sua infanzia, creandole problemi che si ripercuoteranno su tutta la sua vita affettiva di adulta. Quella bambina non sarà più la stessa e il ricordo del suo violentatore l'accompagnerà per sempre. Il voyeurismo che si avverte nella descrizione della bambina che si alza la gonna, le parole usate per dipingere il suo "salto del fosso", sono poi la parte peggiore della canzone. La bambina è un oggetto sessuale, che suscita desiderio. Nel testo, poi, la piccola protagonista della storia non viene chiamata "bambina" ma "donna di 11 anni" che, amio avviso,  salta metaforicamente il "fosso", per diventare "dopo lo stupro" adulta. Una "donna di 11 anni" che ha fatto un regalo ad un vecchio che stava per morire e, alla fine, ne è contenta.

Ieri ai giornalisti Paoli ha  spiegato che la canzone parla di "umanità, una parola importante da capire. La scopre solo il bambino, che non ha sovrastrutture". Ecco, dire che un bambino può provare UMANITA' per un pedofilo, sottintende che il bambino è migliore perchè non ha sovrastrutture, mentre l'adulto crea dei mostri, potrebbe essere inteso come un incoraggiamento ad approfittare dei bambini, perchè da loro si potrebbe essere perdonati, o forse addirittura tollerati.

Il mondo descritto da Paoli nella sua canzone è un mondo molto apprezzato dai pedofili, ma la nostra società e le nostre leggi, puniscono chi ha rapporti sessuali con i minori e, sinceramente, non so da quale ricerca Paoli abbia ricavato l'informazione che a 11 anni le bambine non rimarrebbero traumatizzate dall'essere violentate da un adulto.

In parlamento giace da due anni una proposta di legge contro la pedofilia dell'Italia dei Valori. In questa proposta di legge è previsto anche il reato di pedofilia culturale. L'onorevole Alessandro Pagano del PDL ha presentato qualche mese fa una proposta di legge (appoggiata da parlamentari di quasi tutti gli schieramenti) che riprende il concetto  prevedendo l'istituzione del reato di "pedofilia culturale". Ecco, se questa legge fosse già in vigore,   la canzone "Il pettirosso", rientrerebbe, a mio avviso, in questa fattispecie di reato e sarebbe, quindi, censurabile.

Autore: Roberta Lerici/Responsabile Politiche Infanzia Idv/ 23 gennaio 2009/ Articolo riproducibile solo citando autore e link attivo.

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GINO PAOLI, FESTA CON POLEMICA
di Elisabetta Malvagna

(ANSA) ROMA - Alla vigilia dell'uscita del suo nuovo album, su Gino Paoli si scatena la polemica: pietra dello scandalo è Il pettirosso, uno dei brani contenuti nell'ultimo lavoro dell'artista che festeggia 50 anni di carriera, intitolato 'Storie'. Una canzone che narra di uno stupro di un vecchio nei confronti di una bambina di 11 anni, in cui lui alla fine muore e lei ne prova pietà. La commissione bicamerale per l'Infanzia ha oggi deciso di ascoltare il cantautore nell'ambito di una indagine conoscitiva che la commissione, presieduta da Alessandra Mussolini, sta svolgendo sulla pedopornografia.

"Nessuna censura all'artista", dice la Mussolini, ma attenzione ai "messaggi fuorvianti" sulla pedofilia, anche di un testo di una canzone, che possono "essere molto devastanti. Per il pedofilo non c'é perdono". In realtà né la parola né il concetto di 'perdono' appaiono nel testo. Né tantomeno Paoli ne ha parlato nelle sue interviste di ieri a Roma, prima del concerto che ha tenuto all'Auditorium. L'autore di 'Sapore di sale' al momento non risponde all'invito della commissione. Ma fa sapere che il testo é chiaro e non ha bisogno di ulteriori approfondimenti. Ieri ai giornalisti aveva spiegato che la canzone parla di "umanità, una parola importante da capire. La scopre solo il bambino, che non ha sovrastrutture".

In un'intervista ad Avvenire è entrato ancor più nel merito spiegando che nel brano la bambina "davanti al vecchio pazzo che dopo la violenza le muore sotto gli occhi, esercita quella pietas cristiana di cui invece la società nella sua spasmodica ricerca del mostro ha perso traccia". "Aveva gli occhi come un pettirosso/era una donna di undici anni e mezzo - recita il testo - si alzò la gonna per saltare il fosso/aveva addosso un vestitino rosso. Mentre passava in mezzo a quel giardino/di settant'anni incontrò un bambino/voleva ancora afferrare tutto/e non sapeva cos'é bello e cos'é brutto/e l'afferrò con cattiveria/lei si trovò le gambe in aria/lui che cercava cosa fare/c'era paura e c'era male". Il testo prosegue così: "E il male lo afferrò proprio nel cuore/come succede con il primo amore/e lei allora lo prese tra le braccia/con le manine gli accarezzò la faccia/così per sempre si addormentò per riposare/come un bambino stanco di giocare".

Per Pietro Zocconali, presidente dell'Associazione Nazionale Sociologi, "non si può prefigurare una pietas, cristiana o laica che sia, riguardante solo la coscienza di chi soggettivamente ha patito l'onta di una violenza. Nemmeno la massima autorità religiosa esistente sulla faccia della terra può calarsi o interferire in un sentimento così profondamente ferito". Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui Diritti dei Minori e consulente della commissione, ritiene "singolare che in poche righe ci si possa inoltrare in percorsi talmente intimi e soggettivi, come la pietas cristiana, prefigurando un'indulgenza tutt'al più spettante alle professioni religiose". Il Moige (Movimento Italiano Genitori) giudica "positiva e dovuta" la richiesta della commissione e dice che la canzone "tratta la piaga delle pedofilia in maniera ambigua: un testo del genere non può essere diffuso senza pensare alle eventuali conseguenze.

fONTE ANSA 22 gennaio 2009