Pedofilia, anno 2000: tra Italia e Russia la holding dell'orrore

Il blitz: nove arresti, 1.700 indagati, 600 perquisizioni
L'organizzazione vendeva su Internet video in tutto il mondo

Pedofilia, tra Italia e Russia
la holding dell'orrore

I bambini venivano rapiti dagli orfanotrofi
violentati e spesso uccisi per soddisfare i clienti

 

NAPOLI - Un serpente con la testa in Russia e il corpo in Italia. Che si nutre di bambini. Un serpente affamato di sesso, ogni tipo di sesso purché le pulsioni si sfoghino su ragazzini. Un serpente fatto di uomini. Tutti diversi, ragionieri, studenti universitari, padri di famiglia, ma tutti con un'unica deviazione: la pedofilia. Ora il serpente è stato scoperto e gli si è dato un nome tecnico che ne aumenta ancora di più l'orrore: holding. Nove persone, tra le quali un russo e otto italiani, sono state arrestate, 490 hanno ricevuto un avviso di garanzia, 1690 sono indagate in tutto il mondo per aver venduto immagini e video attraverso Internet, 600 perquisizioni sono state fatte in tutta Italia.

L'inchiesta è stata condotta dai comandi della polizia delle telecomunicazioni di Napoli e Roma e coordinata dai pm Paolo Fortuna e Giancarlo Novelli della procura di Torre Annunziata in collaborazione con la polizia di Mosca. Quello che hanno scoperto è un viaggio nel buio che tocca tutte le possibili forme di violenza sui minori. La holding vendeva video e fotografie che documentavano tutto quanto può soddisfare il fondo di un abisso. Compreso l'omicidio.

A capo dell'organizzazione c'era un uomo d'affari russo di 31 anni di Murmansk, Dimitri Kuzentofv, arrestato a febbraio a Mosca per produzione e diffusione di materiale pronografico e rimesso in libertà dopo l'amnistia decisa dal parlamento russo per risolvere il provblema dell'affollamento delle carceri. Kuzentofv aveva messo in piedi una vera e propria industria della violenza sui bambini che incassava milioni di dollari l'anno. Non faceva fatica né aveva scrupoli quando doveva procurarsi la materia prima. I suoi uomini rapivano i bambini negli orfanatrofi della Russia e del Medio Oriente oppure li strappavano dalle braccia dei genitori o delle baby sitter durante spettacoli al circo, nei giardini pubblici. Alcuni sarebbero ancora oggi segregati in luoghi che la polizia russa sta tentando di individuare.

Li portavano nella villa di Kuzentofv, li violentavano davanti agli obiettivi di telecamere e macchine fotografiche, e li uccidevano per accontentare le richieste di acquirenti disposti a sborsare anche duemila dollari - come documentato dai bonifici bancari sui conti di Kuzentofv - in cambio di una serie di snuff movie dove bimbi tra i 2 e i 12 anni vengono violentati fino all'agonia.

La foto rubata di un bambino che si misura un vestitino nuovo nello spogliatoio di un grande magazzino vale circa 400 dollari. Di foto del genere la holding ne ha vendute centinaia di migliaia in tutto il mondo. I "pedopornografi", i collezionisti di pornografia infantile, immagini come questa le chiamano "snipe", che in codice è la foto più innocente che si possa ottenere.

In 19 mesi la polizia ha individuato versamenti di denaro pervenuti sui conti di tre imprenditori russi a capo dell'organizzazione per un ammontare complessivo di 600 milioni di dollari, circa 1.400 miliardi di lire. I soci d'affari di Kuzentofv sono Dimitri Valeri Ivanov, addetto al settore tecnico ed egli stesso protagonista di centinaia di video e Andrea Valeri Minaev, ex militare sovietico, ufficialmente proprietario di una società di distribuzione di video la Tim-O-Feev Video, in realtà responsabile per la distribuzione del materiale pornografico richiesto via Internet e pagato con bonifici bancari. Minaev aveva inoltre l'incarico di "responsabile del settore 5- 12 anni". In carcere però c'è più solo Ivanov poiché anche Minaev ha beneficiato dell'amnistia.

E l'Italia? La polizia ha arrestato un funzionario dell'azienda sanitaria di Grosseto, sposato, senza figli, un imprenditore commerciale e un impiegato pubblico di Milano, il primo celibe, il secondo sposato, con due figli, un imprenditore fotografico di Salerno, anche lui sposato e con figli, un commerciante di Vallo della Lucania, sposato, un imprenditore edile di Ancona e uno studente universitario di Venezia.

Gli avvisi di garanzia notificati e le perquisizioni hanno portato la polizia della telecomunicazioni in tutta Italia: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Tosacana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Dall'indagine viene fuori un'inedita mappa dei pedofili in Italia che annovera perfino 18 minorenni.

A Torino, Milano, La Spezia, Firenze e Reggio Emilia a chiedere e a pagare centinaia di dollari immagini pornografiche infantili erano ragazzi tra i quindici e i diciassette anni.

(La Repubblica 27 settembre 2000)