Pedofilia: Pino La Monica, ai domiciliari, chiede di poter tenere un corso sul rapporto adulto-bambino

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IL PM: «La Monica non può comunicare»

DI Roberta Lerici

Pino La Monica chiede di poter tornare a lavorare tenendo un corso sul rapporto adulto-bambino. E' una notizia che sembrerebbe uno scherzo, visto che l'educatore-attore di Reggio Emilia è ai domiciliari da mesi per presunti abusi su 11 bambine.

Ma, a parte la richiesta di poter lavorare, è il tipo di lavoro che La Monica chiede di fare a lasciare senza parole. E' come se una persona accusata di rapina, chiedesse di poter tenere un corso sulla sicurezza.  Tutti sono innocenti fino al terzo grado di giudizio, ma l'idea di presentare una istanza simile, mi sembra quanto mai singolare. Comunque, una persona agli arresti domiciliari può presentare istanza ex art. 299 c.p.p. al Giudice procedente in quello specifico momento e chiedere di recarsi al proprio posto di lavoro. A Priebke è andata bene, la richiesta venne accolta. 
 La stessa richiesta  è stata fatta anche dal critico d'arte Alessandro Riva, e, pur essendo il lavoro dI Riva distante dai reati per i quali è stato condannato a 9 anni (pedofilia), per lui è stato confermato il divieto di lavorare a cui ha dovuto sottostare sin dall'inizio della sua vicenda giudiziaria. Ecco gli articoli sulla richiesta di La Monica:

 Un corso per uscire dall’isolamento ed affrontare i problemi economici a cui deve far fronte dopo quasi un anno di detenzione - fra carcere ed arresti domiciliari - per la delicata accusa di abusi sessuali su 11 minorenni.  E’ la proposta che l’educatore-attore 35enne Pino La Monica - da maggio ai domiciliari nella casa familiare di San Bartolomeo - intende fare al gip Riccardo Nerucci per cercare d’ottenere il permesso. Prima di decidere, il giudice chiederà anche un parere scritto al sostituto procuratore Maria Rita Pantani che ha coordinato le indagini dei carabinieri su questo caso a dir poco spinoso. «Valuterò questa richiesta quando mi verrà proposta - dice alla Gazzetta il pm Pantani - comunque vorrei ricordare che sinora La Monica ha avuto il divieto di comunicare».  In questi nove mesi di misure restrittive il 35enne ha potuto avere contatti solo con i genitori, la sorella Elena ed il suo staff difensivo (fra l’altro legali e consulenti tecnici sono cambiati radicalmente in ottobre), con l’unica eccezione del periodo natalizio in cui una ventina di persone (i due nipoti, ex allievi e i loro genitori, alcuni amici) sono state autorizzate dal gip ad incontrare Pino. Di certo balza all’occhio come il corso di 10 lezioni (limitato a 15 partecipanti) che verrà proposto al gip da La Monica - tecnicamente un laboratorio rivolto ad insegnanti, genitori, animatori sociali, culturali e socio-assistenziali - sia incentrato sul rapporto adulto-bambino, cioè un «passaggio» non indifferente del processo in cui s’incentreranno le valutazioni di accusa e difesa, alla luce di quanto raccontato dalle 11 bambine accusatrici agli inquirenti e al perito (cioè lo psicologo Umberto Nizzoli).  Ma da sempre La Monica si proclama innocente e la scelta di questa tematica per il corso (per certi versi provocatoria) può essere interpretata come un suo modo di replicare alle accuse.  L’educatore- attore indagato ha al suo fianco - sin dal giorno successivo al suo arresto per pedofilia - il Comitato «Insieme per Pino» ed è proprio la portavoce Francesca Montecchi a fare il punto della situazione. «Pino soffre della sua condizione d’isolamento - dice - e ha anche bisogno assolutamente di lavorare. E così ha elaborato un percorso di formazione ed aggiornamento che ci sembra davvero molto interessante, anche arricchito emozionalmente dalla vicenda che sta vivendo». (t.s.)

 «Pino sta male, ha bisogno di lavorare»
la Gazzetta di Reggio — 06 gennaio 2009   pagina 13   sezione: CRONACA

 «Le condizioni di Pino si sono aggravate: ha bisogno di lavorare». E per questo il comitato «Insieme per Pino» ha diffuso ieri una nota nella quale annuncia di voler chiedere al tribunale la possibilità di offrire a Pino La Monica di tenere «un corso di formazione per insegnanti, educatori, genitori ed animatori sociali». Esiste anche un programma che il Comitato ha già diffuso, nel quale sarebbero previsti 10 incontri, di circa 2 ore e mezzo ciascuno.  «Oltre al peso psicologico della vicenda processuale - affermano i suoi amici - Pino soffre della sua condizione di isolamento totale. Ancora ad oggi tutti si chiedono perché non possa comunicare con l’esterno. La ragione è ovvia. Ora si sono aggiunte anche le condizioni economiche. Pino ha assolutamente bisogno di lavorare. E così ha elaborato un percorso di formazione e di aggiornamento per genitori, insegnanti ed educatori». Il corso, nella proposta del Comitato «Insieme per Pino, dovrebbe svolgersi «previa autorizzazione del tribunale» nei mesi di gennaio e febbraio, per almeno una decina di persone, ad un costo di 200 euro «compreso di materiali, dispense e diario dell’attività». Il tema proposto: «Saremo ciò che saranno» a cominciare dai primi incontri su «Chi è un bambino» e proseguire con il rapporto adulto-bambino nella relazione educativa, familiare e nella dimensione ludica.  «Questo è il modo migliore che abbiamo per aiutare Pino» dice il comitato, che intende inviare al tribunale i nominativi dei partecipanti al corso per ottenere il permesso.

«Doni di Natale ai bambini, proprio come faceva Pino»
la Gazzetta di Reggio — 22 dicembre 2008   pagina 15

  Dopo il master e la visita a Rignano Flaminio, il comitato «Insieme per Pino» torna di nuovo alla carica. Gli amici di Pino La Monica, infatti, a ridosso del Natale hanno deciso di mettere in campo un’ulteriore iniziativa a difesa del 35enne attore-educatore accusato di abusi sessuali ai danni di una decina di minorenni che avevano frequentato i suoi corsi. Ieri nelle piazze del centro storico reggiano il comitato ha distribuito doni e regali ai bambini: «Pino lo faceva tutti gli anni. Durante le festività, si vestiva da Babbo Natale e andava a portare doni ai più piccoli».  Ma Pino La Monica, intanto, rimane agli arresti domiciliari. E non è la prima volta che un giudice dice «no» alla revoca della misura cautelare. L’ultima istanza dell’avvocato difensore Francesco Miraglia è stata respinta dal gip Riccardo Nerucci che ha ritenuto che non vi siano nuovi elementi affinché vengano revocati gli arresti domiciliari. «Creediamo che ci sia da parte del tribunale di Reggio - fa sapere il Comitato Insieme per Pino tramite un comunicato-stampa - un accanimento senza precedenti anche perché, a pochi chilometri di distanza, persone già processate e condannate per reati estremamente più gravi non hanno scontato un solo giorno di galera».  Il Comitato fa sapere poi di aver partecipato al master «La prevenzione dell’abuso tra caccia alle streghe ed errori di valutazione: stare sempre dalla parte dei bambini» tenutosi di recente a Modena. «Nel caso di Pino niente è stato fatto di ciò che è ritenuto essenziale da seri professionisti, in questi delicatissimi casi giudiziari».