Riano: chi salverà le 200 famiglie che rischiano di perdere la casa?

 di Roberta Lerici

Riano è un paese a poca distanza da Rignano Flaminio, vicinissimo a Roma. Là, qualche anno fa è stata edificata una zona verde. Sono stati venduti i villini e oggi, dopo circa sei anni, un'indagine della Guardia Forestale ha inviato circa 200 avvisi di garanzia ai proprietari di tali villini che risultano costruiti abusivamente su di un terreno agricolo. Ora, per chi non conosce la zona, questo potrebbe apparire come uno dei classici casi di abusivismo edilizio tipicamente italiani. Invece a costruire quei villini è stata un'impresa che poi li ha venduti ad ignari proprietari. Non mi intendo di abusivismo edilizio e neppure della legislazione in proposito, quello che è certo è che ci sono duecento famiglie che rischiano di finire in mezzo alla strada pur avendo pagato la casa o avendo acceso un mutuo. Le villette sono state sequestrate e, in teoria, le famiglie dovrebbero rispettare i cartelli con su scritto, "immobile sotto sequestro ai sensi...". In realtà le famiglie sono ancora lì in attesa che accada qualcosa prima del 9 gennaio, termine ultimo per abbandonare le case. Il complesso di villette è grande come un paese intero, un paese che deve essere sgombrato e demolito. Non è usuale che si verifichino casi del genere e la domanda che mi pongo come si possa risolvere una situazione simile.Di seguito la lettera del sindaco di Riano al Prefetto per chiedere la sospensione dello sgombero e la testimonianza di un residente di Riano che racconta come avvenuto il sequestro della sua villetta.Ho cercato articoli che spiegassero come mai non sia stato colpito chi ha dato le concessioni e chi ha costruito, ma non ho trovato nulla di rilevante.

Sequestri Riano, il sindaco al prefetto: sospendere lo sgombero delle 117 case
ROMA (2 gennaio) - Nicola Regano, sindaco di Riano, ha chiesto una sospensiva dell'ordinanza con la quale il pm Luca Ramacci, della procura della Repubblica di Tivoli, ha posto sotto sequestro 117 appartamenti che sarebbero stati edificati abusivamente su un'area di 135 ettari tra la via Flaminia e la Tiberina, ordinando anche che gli abitanti, circa 400 persone, lascino le case entro il 9 gennaio prossimo.

La lettera al prefetto. Al termine di un'animata riunione con una delegazioni dei proprietari, il sindaco Nicola Regano ha inviato una lettera al prefetto di Roma in cui esprime «forte preoccupazione per le drammatiche conseguenze che potrebbero scaturire dall'attuazione dell'ordinanza. In mancanza di una sospensiva 400 cittadini, tra cui anziani, malati donne e bambini si troveranno a dover abbandonare le proprie abitazioni senza che alcun alloggio alternativo». Tutti i proprietari hanno acquistato regolarmente i rispettivi appartamenti. Ma, come è emerso dalle indagini del Corpo forestale, erano all'oscuro del fatto che le concessioni edilizie rilasciate dal comune sarebbero illegittime.

L'Osservatorio Sociale. Anche Luigi Camilloni, presidente dell'Osservatorio Sociale, si è associato alla richiesta del sindaco di Riano: «Il Prefetto di Roma sospenda l'ordinanza di sgombero delle oltre 100 famiglie che durante le feste natalizie si sono viste sequestrare le proprie abitazioni con tanto di concessione. Il Prefetto accolga le richieste del Comitato Riano di Via Valle Braccia nonchè del Sindaco di Riano di sospendere l'ordinanza di sgombero. L'Osservatorio Sociale esprime solidarietà ed è vicino alle famiglie di Riano ed è pronto a sostenere ogni iniziativa che verrà posta in essere a sostegno dei legittimi proprietari in possesso della regolare concessione edilizia».

Sequestro a Riano: la voce della verità

Come in un telefilm poliziesco, sono venuti in squadre, armati, prima dell'alba. Hanno bloccato il passaggio ai condomini che si recavano al lavoro, apostrofandoli: "Dove va Lei? Oggi non si va da nessuna parte!". Sono entrati in tre in casa mia, turbando il sonno di mia moglie e di mio figlio Martino, di otto anni. Stropicciandosi gli occhi, Martino ha chiesto: "- Mamma, perché loro hanno le pistole? - Non ti preoccupare, tesoro mio, sono guardie: fa parte dell'uniforme." Così hanno esordito: "Chi è il proprietario di questa casa? E' Lei? C'è una denuncia penale nei suoi confronti. Siamo venuti per sequestrarLe la casa." Arrivo anch'io, dopo aver lasciato le mie due figlie di 16 e 17 anni all'autobus che le porta a scuola; arrivo incuriosito ma tranquillo, pensando: "Non sono qui per noi. Mica siamo delinquenti!" E domando candidamente: "- Perché siete qui? - E' Lei Clemente Felice Maria? - Sì. - Anche Lei è proprietario; anche Lei è inquisito." Fuori era cominciato a piovigginare e si era alzata la tramontana. La porta di casa restava semi-aperta mentre le guardie entravano ed uscivano intirizzite, lasciando una scia di fango sul pavimento, dall'ingresso al tavolo da pranzo. Due di loro vi si erano accomodati per compilare moduli e dichiarazioni. Ci chiedono i documenti. Noi gli offriamo un caffè. Ma non tardano a mostrare di avere diversi problemi nella corretta compilazione degli atti. Nel frattempo noi cerchiamo di capirci qualcosa e così apprendiamo che sono del Comando Forestale di Tolfa; sono stati precettati alle quattro del mattino insieme ad altri trecento agenti per una grande operazione di sequestro che interessa 116 fabbricati abitativi del Comune di Riano. "Ma fino a ieri non ne sapevamo niente nemmeno noi: fanno sempre cosi, quando si tratta di missioni importanti." E noi: "Ma che significa che ci sequestrate la casa?" Allora ci spiegano che. Non lo sanno bene. Ma, in teoria, dovremmo andar via, poiché vi è un sospetto abuso edilizio in atto e queste case vanno pertanto sigillate e, dicendo di queste enormità, ci imbastiscono lì per lì una teoria di pesci piccoli per arrivare ai pesci grossi! Increduli chiediamo: "Ma noi dove andiamo?! Che facciamo?! Qui abbiamo tutte le nostre cose! Questa è la nostra prima ed unica casa!... I bambini. La scuola." Martino, che intanto si è svegliato del tutto, comincia ad informarsi anche lui: "- Papà, ma è vero che dobbiamo andar via?" - Ma no, Martino. Non se ne parla proprio. La casa è nostra. L'abbiamo regolarmente pagata, anzi, la stiamo ancora pagando! Questa cosa è folle. Vedrai che si aggiusterà. E' tutto un malinteso." - Nel mentre, per sdrammatizzare, una delle guardie - un povero diavolo che, anche lui, ha figli piccoli - butta lì qualche domandina al bambino: - "Come ti chiami? Che classe fai?" Poveraccio, vorrebbe tanto portare a termine la sua consegna senza troppe complicazioni. L'altra guardia invece, scuote la testa, facendo una faccia lunga e malinconica. Non riesce nemmeno a finire il caffè. Mentre va borbottando: "Non mi era mai capitata una cosa simile! Questa è gente perbene, in buona fede, come facciamo a metterli fuori da casa loro.? Io pensavo che avremmo trovato delle case in costruzione. Ma queste, si vede benissimo che sono abitate da tempo. Comunque dobbiamo aggiungere agli atti che questa è la vostra unica casa e che avete figli minori a carico. State tranquilli: vedrete. In queste condizioni, escludo nella maniera più assoluta che possano mettervi per strada. Anzi - rivolto a un collega di grado inferiore - facciamo chiedere istruzioni circa le modalità del sequestro prima di compilare le schede." Inizia così il breve giallo delle telefonate cellulari, due per l'esattezza, foriere di notizie tanto incontestabili quanto contrastanti fra loro. E' presto detto: la prima ci viene riferita come segue: "Il Dott. X(P.M. della Procura della Repubblica di Tivoli, nonché geniale ideatore di tutta la manovra) dice che vuole decidere caso per caso chi lasciare entro le mura e chi far sgomberare." La seconda, dopo solo pochi minuti, è tassativa: "Il Dott. X dice di procedere al sequestro di tutti i villini, indistintamente." Ma chi è questo signore che decide lì per lì, al cellulare, le sorti di duecento famiglie; manovrando con un SMS un esercito di trecento guardie forestali?! L'agente sconcertato fa: "Non è possibile. Non si può trattare la gente così! E se io mi rifiutassi. Che mi potrebbero fare?" Ma l'altro risponde a bomba col sorriso di chi la sa lunga: "Se è per questo, ti andrebbe anche peggio che a loro: perderesti l'impiego, subiresti pesanti sanzioni.". Dunque, niente. Ancorché con riluttanza tocca procedere (mors tua vita mea) e la penna a biro riprende Kafkianamente a correre sul foglio. Indi per cui abbiamo solo trenta giorni di tempo per fare qualcosa o abbandonare la casa. Quando, chiacchierando, apprendiamo che il motivo di tutto questo delirio è la tutela dell'Ambiente e che il Dott. X è un incallito ambientalista, come non manca di suggerire il ruvido ed indimenticabile cognome, tiriamo fuori le nostre riviste di Lega Ambiente e raccontiamo che le nostre figlie, da anni ormai, partecipano come volontarie ai campi di lavoro indetti da questa organizzazione! Facciamo notare agli agenti sempre più silenziosi e disorientati come la stessa scelta di andare a cercarci casa fuori Roma sia stata dettata dal nostro amore per la Natura. "E poi, alla fin fine, non siamo anche noi degli organismi viventi, parte del medesimo Ambiente, alla stregua dei panda o dei cinghiali?!" Parole buttate lì così. Quasi uno sfogo. Ironia della Sorte. Sbrigata finalmente la loro sporca pratica, le guardie forestali si apprestano a venir fuori da questo ginepraio, dicendo: "Speriamo che almeno abbiate apprezzato i nostri sforzi per essere il meno invasivi possibile." Ma non è finita: devono ancora fare delle foto alla casa e, soprattutto, apporre quel vergognoso maledetto cartello plasticato con su scritto: "Fabbricato sottoposto a sequestro giudiziario ai sensi dell'art. n°321 del c.c.p. E' fatto divieto a chiunque di introdursi ecc." Divieto che, per forza di cose, abbiamo già infranto centinaia di volte. Di siffatti cartelli, per stare tranquilli, ne hanno voluti mettere due: uno sul cancelletto di casa e l'altro sulla porta d'ingresso; poi mi hanno nominato loro custode. In più ne hanno fissato un altro in mezzo al cancellone del borgo. E così, in grazia di Dio, sono usciti da casa; ma hanno continuato a presidiare il posto, con una jeep piantata di fronte al giardino, ancora fino al primo pomeriggio. A ora di pranzo, accendiamo la TV per vedere il Telegiornale Regionale e ci appare un servizio già bell'e montato sull'"Operazione Sequestri": Qui si mostra la colonna di jeeps della Forestale sulla nostra via; poi un paio di prestanti guardie intente a citofonare, sulla porta di un villino. Eroico il nostro Corpo Forestale! Di grande respiro l'Operazione! Un intero paese abusivo! Trionfi la Giustizia, la Civiltà e la Tutela dell'Ambiente! "Ed ora la parola spetta alle ruspe"- aggiungerà poi l'immancabile esagitato, ambientalista e magari pure vegetariano, ancorché assetato di sangue umano. Mentre ci calunniano in diretta come furfanti abusivi sulle reti nazionali, stupefatti guardiamo dalla finestra: le jeeps sono ancora lì! Come fanno ad essere già in televisione?! Prodigi della tecnologia? Che scandalo, l'Informazione. La sera stessa il Condominio si riunisce informalmente in una delle case, per coordinare le idee. Mentre si stila un vero e proprio bollettino di guerra, leccandosi a vicenda le ferite lasciate dalla visita devastante della Forestale (come si può facilmente immaginare, a seguito di un trattamento analogo a quello sopra descritto, in molti si sono sentiti male: tachicardie, mancamenti ecc.) si opta per un'azione legale tempestiva e congiunta, volta, tanto per cominciare, ad ottenere il Dissequestro delle case, presentando Istanza al Tribunale delle Libertà; tanto da poter almeno garantirci un tetto e scongiurare la prossima visita di questo genere, paventata come terminale. In una successiva seduta con l'avvocato designato, veniamo tranquillizzati circa le sorti delle case (anche il sindaco, subito consultato si era adoperato per sedare le nostre paure). Lo studio legale raccoglie in fretta e furia tutti i documenti necessari: regolari contatti di compra-vendita controfirmati dal Notaio; ricevute di mutuo e situazioni reddituali di ognuno di noi e poi, permessi, concessioni, accatastamenti ed altre carte di cui poco mi intendo. E nonostante il periodo strategicamente scelto dall'arguto P.M., a ridosso delle feste natalizie (sulla grotta del nostro presepe di quest'anno campeggia un fac-simile in scala del cartello di sequestro) il nostro legale riesce a presentare le Istanze nei brevissimi termini consentiti dalla Legge. E' di ieri la notizia che alcune di dette Istanze vengono rifiutate in blocco, senza neanche aprire gli incartamenti! Che scandalo, la Giustizia! Ma in fondo era prevedibile che il P.M. sapesse bene quello che faceva, visto che la partita si gioca nel suo campo. Per quanto ci riguarda, il fatto, preso inizialmente sottogamba proprio per il suo carattere alquanto surreale, comincia ora a diventare serio e scottante; visto che i giorni continuano a passare invano e quei maledetti cartelli restano lì! Io sono a capo di un nucleo familiare di cinque persone, tre delle quali minorenni in età scolare. Non posseggo piscine; non navigo nell'oro; non ho precedenti penali ne soldi da parte; l'unico bene in mio possesso è metà di questa casa, essendo cointestata anche a mia moglie. Fu acquistata nel 2002, coi risparmi dei nostri genitori. La comprammo terminata, in perfetta buona fede, scegliendola per la relativa vicinanza alla capitale e per la amena dislocazione. Sono un musicista e lavoro principalmente alla realizzazione di registrazioni che produco in proprio, in casa mia, grazie ad uno Studio di Registrazione privato, dove tengo tutta la mia strumentazione di lavoro, compresi gli strumenti musicali. Perciò, se mi si leva la casa, mi si toglie anche la postazione di lavoro, facendomi scacco matto con una sola mossa!Come mi comporterò il giorno 09/01/09, giorno che per me equivale alla fine del mondo? Come farò ad evitare che la crudezza della situazione turbi l'infanzia e la giovinezza dei miei figli? Dovrei fare finta che si tratta solo di uno strano gioco, proprio come Benigni ne "La Vita è Bella"?! Sì ma quello era solo un film. Questa è realtà e, a mio modo di vedere, assomiglia molto ad una calamità naturale come un terremoto o un'alluvione: una disgrazia di enormi proporzioni condivisa da centinaia di poveri cristi come noi; una calamità sociale assolutamente inconcepibile in un sedicente paese civile. E, neanche a farlo apposta, proprio il 24 gennaio dovrei partire per una serie di importanti concerti in Ecuador, giusto e tardivo coronamento di una vita di stenti e di serio lavoro. In questi giorni dovrei dunque dedicarmi anima e corpo alla delicata preparazione di tali eventi fondamentali per la mia carriera e per il futuro mio e dei miei cari e invece eccomi qui, in pigiama, a redigere questa brutta storia italiana! Come si fa a continuare a lavorare in simili condizioni?! Intanto coll'avvicinarsi della scadenza, l'angoscia comincia a disturbarmi anche di notte. Nel dormiveglia mi visualizzo mentre cerco di portar via da casa almeno l'occorrente per poter partire, prima che sigillino le porte, separandoci dalle nostre cose. Martino, dai suoi giochi; le ragazze, dalla loro cameretta. Di giorno comincio a sentirmi strano: mi aggiro per casa mia come uno straniero; come se nulla di quanto mi circonda fosse lì per me. Temo che a breve, se la situazione non si sblocca, oltre alla serenità, anche la salute possa vacillare, rendendomi incapace di reagire. .S.O.S. A.I.U.T.O. Chi di dovere faccia qualcosa! Felice Maria ClementeRiano(3 gennaio 2009)
(Il Messaggero 4 gennaio 2009)