I docenti cattolici: "Il vescovo doveva sospendere don Baresi"

 Qui Brescia mercoledì 28 novembre 2007
Un altro caso di pedofilia nella Chiesa cattolica riguarda, purtroppo, ancora un ministro di Dio. Si tratta di don Marco Baresi, 38 anni, originario di Chiari (Brescia), attuale vice rettore della comunità del Triennio Superiore  del Seminario diocesano di Brescia dedicato a Maria Immacolata.
Don Baresi è stato nominato sacerdote nel 1994 e subito assegnato nella parrocchia di San Zano Naviglio dove resterà fino al 1999.  Cinque lunghi anni...
Poi, in quell'anno, il sacerdote, viene infatti promosso vice rettore della Comunità delle Medie e del Biennio Superiore del Seminario diocesano e qui conosce il giovane che lo accusa di violenza sessuale aggravata. Siamo nel 2004 e don Baresi è nel Seminario diocesano da cinque anni occupandosi forse casualmente di minori. Al punto che il gip del Tribunale di Brescia, dopo sei mesi mesi di indagini, ha disposto su richiesta del Pm la traduzione in carcere del sacerdote con due accuse pesantissime: a) detenzione di materiale pedo pornografico; b) violenza sessuale aggravata ai danni di un minore di anni 14.
Il giovane che accusa don Baresi ha ora 17 anni e, all'epoca dei fatti, aveva solo 14 anni. Si tratta di un ragazzo ex ospite del convitto, che avrebbe confessato a una psicologa una triste storia di abusi sessuali subiti circa tre anni fa. 
E' dalla scorsa estate che la polizia e la magistratura stanno indagando sulla vicenda: anche don Baresi è stato sentito dagli inquirenti, ma ha sempre negato con forza ogni coinvolgimento. Il suo arresto con l'accusa di violenza sessuale aggravata è forse dovuto alla necessità della Procura di evitare un possibile inquinamento delle prove.
Dopo l'arresto del vicerettore del seminario il vescovo di Brescia, mons.  Luciano Monari, con l'Ausiliare  monsignor Francesco Beschi, ha diramato un comunicato stampa, in cui si definisce profondamente addolorato per la vicenda. "Don Marco Baresi è un sacerdote conosciuto e stimato da moltissime persone. Gli incarichi che gli sono stati affidati", spiega la nota, "sono espressione e riconoscimento di una stima diffusa e avvalorata. Il grave tenore delle accuse deve essere attentamente valutato". Il comunicato diffuso dal  prelato chiarisce subito che "il dramma di chi è vittima di pedofili non può essere in alcun modo sottovalutato e tanto meno eluso a maggior ragione se coinvolge sacerdoti, ma la delicatezza della situazione di chi si trova accusato di una colpa tanto grave ed è innocente è pure di grande portata".  "Il provvedimento della magistratura è forte e doloroso", conclude monsignor Monari: "Confidiamo che si giunga il più rapidamente possibile a chiarire i fatti e le responsabilità. Manifestiamo la nostra vicinanza a don Baresi, alla sua famiglia, al seminario e a tutte le persone coinvolte".
Dichiarazioni un po' blande, forse troppo garantiste, troppo diplomatiche dal momento che un minore aveva una vocazione sacerdotale e l'ha persa. Ha subìto delle violenze sessuali gravissime, e nessuno gli ha chiesto scusa. E poi, come al solito si tende a minimizzare l'accaduto.
Vedremo, studieremo le carte, leggeremo i capi di imputazione. E poi la solita frase ipocrita: ribadiamo la nostra stima a don Baresi. Ma quale stima dovete ribadire a don Baresi, Vorremmo capire? Qui c'è un giovane che è stato violentato ripetutamente da un ministro di Dio, da un alter Christus, che ha subito un trauma, che fa ricorso sistematico a uno specialista e viene emarginato, discriminato, e relegato ai margini della società come se fosse un matto. 
Eh, no, monsignor Monari, lei è un biblista, non è un vescovo qualunque. sa cosa pensava Gesù della pedofilia.
Sa cosa ha fatto Dio distruggendo Sodoma e Gomorra per la depravazione dei suoi abitanti, sa che nel decalogo c'è scritto "Non commettere atti impuri", sa che nelle otto beatitudini sta scritto fra l'altro "Beati i puri di cuore perchè vedranno Dio". E lei che fa? ribadisce la stima a don Baresi.
Io, invece, contrariamente a lei, sto vicino non a una mela marcia, ma a un giovane di 17 anni, che è stato umiliato, ferito e offeso quando aveva solo 14 anni. Che ha perso la sua dignità di persona per colpa di un sacerdote della sua Diocesi.
Tale sacerdote, tanto per essere chiari, lei dovrebbe immediatamente sospenderlo a divinis come prevede il Codice di Diritto canonico e in un secondo momento ridurlo allo stato laicale.
La Chiesa - monsignor Monari - non ha bisogno di questi preti, i giovani cercano pastori credibili e autorevoli, e me lo dicono tutti i santi giorni nelle aule scolastiche. Io sono stufo di difendere preti indifendibili solo perchè ritenuti degni di stima da parte di settori della Curia.
Ma Lei monsignor Monari me lo insegna: essi col sacramento dell'Ordine dichiarano solennemente di osservare i tre precetti evangelici: castità, povertà e obbedienza. E su questi precetti non si transige, non si negozia, non si patteggia.
Certo, un uomo è innocente fino a prova contraria, fino a quando un tribunale della Repubblica non ha emesso nei suoi confronti una sentenza di condanna. Su questo concordo con tutti i garantisti. Ma possibile che tutti coloro che hanno espresso solidarietà a Marco Baresi (e non al povero ragazzo forse rovinato per sempre) non si siano domandati come mai questo prete cosi zelante, cosi bravo, cosi capace, cosi efficiente deteneva materiale pedo pornografico?
Vi ricordo che questa è l'altra grave accusa per cui il signor Baresi, pardon don Baresi,  è in carcere e della quale deve rispondere. Nessuno ha pensato a questa seconda accusa: tutti erano impegnati a esprimere solidarietà a questo prete.
Fate invece una riflessione su questo secondo aspetto della questione che non è secondario come ci ha insegnato don Ferdinando Di Noto segnalando quotidianamente siti web di pedofili mettendo a repentaglio anche la sua vita con minacce e ritorsioni.
Dicevo che spesso a scuola gli studenti mi dicono che sono stanchi di leggere episodi di casi isolati che riguardano preti pedofili su 38 mila sacerdoti italiani che fanno del bene quotidianamente eppure non fanno notizia. Per chi se ne fosse dimenticato essi operano negli ospedali, nelle case di riposo per anziani, nelle Caritas,  nelle carceri, nelle scuole, nelle parrocchie, negli oratori, nelle Università, e nelle missioni accanto agli ultimi di questa terra. Noi guardiamo ad essi con fiducia e con speranza perchè sono il futuro della Chiesa. Essi sono Pastori veri, che si occupano del gregge, che riportano all'ovile le pecore smarrite. Non abusano del loro ruolo di educatore, non abusano del loro abito talare, e vivono alla sequela di Cristo.
Noi guardiamo a questi sacerdoti che sono dei modelli, dei punti di riferimenti per tanti giovani, tanti scout, tanti ragazzi dei movimenti ecclesiali. Essi sono ministri di Dio, agiscono in col «sommo ed eterno sacerdote» che è Cristo, in persona Christi capitis (in persona di Cristo Capo) e a nome della Chiesa. E l'abito, che il sacerdote indossa, gli ricorda che non può considerarsi come un «proprietario»,  ma gli ricorda che sta agendo a nome di un Altro, compiendo una missione che è distinta essenzialmente da quella degli altri fedeli.
Infatti "nella Chiesa, corpo mistico di Cristo, non tutte le membra svolgono lo stesso compito. Questa diversità di compiti, nella celebrazione dell'Eucaristia, si manifesta esteriormente con la diversità delle vesti sacre, che perciò devono essere segno dell'ufficio proprio di ogni ministro" (Messale Romano, Ordinamento generale, n. 335). Da loro esigiamo più rigore, più serietà, più coerenza con lo stile di vita che hanno scelto.
Nessuno gli ha puntato una pistola alla tempia quando hanno scelto di essere sacerdoti e ministri di Dio. lo hanno fatto liberamente e spontaneamente. e allora basta con questi scandali, con questi moralismi alla don Dante Sguotti di Monterosso (Padova)  o come quelli di Padre Fedele Bisceglia da Cosenza: o uno il prete lo fa bene, oppure non lo fa. Stop. Non ci sono vie di mezzo.
Non possiamo mercanteggiare o perdonare peccati che arrecano sconcerto e disorientamento tra i fedeli e deturpano la Sposa di Cristo, cioè la Chiesa, il suo corpo Mistico. Quella Chiesa fatta da santi e da peccatori. Casta meretrix come diceva Ambrogio, o una Chiesa "santa e immacolata senza macchia e senza ruga" come scriveva Paolo di Tarso. Anche se i casi di questi tre sacerdoti non si possono e non si debbono accostare perchè molto diversi tra loro.
Non abbiamo più sentito parlare di don Bruno Puleo della diocesi di Agrigento che, dopo aver patteggiato la pena con i giudici, per il reato di violenza sessuale (2 anni e 6 mesi)  regge ancora una parrocchia in un piccolissimo comune dell'agrigentino. Cioè da Palma di Montechiaro è stato trasferito nel comune di sant'Anna.  Non ho mai avuto grande stima per padre Fedele Bisceglia, ma nei suoi confronti la Chiesa è stata durissima: trasferimento in Corsica, sospensione a divinis ed espulsione dall'Ordine dei Frati minori Cappuccini.  E don Puleo che ad Agrigento che ha abusato di sette minori?  E don Baresi a Brescia? Perchè non vengono anch'essi sospesi a divinis? Perchè due pesi e due misure diversi? Forse che costoro godano delle simpatie dell'Ordinario diocesano?
Bisogna essere giusti anche nel comminare sanzioni disciplinari, perchè gli scandali che un prete commette in una parrocchia, poi li trasferisce nell'altra che gli viene affidata con grave nocumento per l'intero popolo di Dio come abbiamo visto  per esempio a Boston negli Usa.
Per ciò che ci riguarda restiamo fermi alle parole di papa Benedetto XVI rivolte ai vescovi  irlandesi in visita ad limina Apostolorum. Per gli atti di pedofilia, secondo Papa Benedetto XVI,  serve " stabilire la verità di quanto accaduto, al fine di adottare qualsiasi misura sia necessaria per prevenire la possibilità che i fatti si ripetano, garantire che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, portare sostegno alle vittime e a tutti quanti siano colpiti da questi enormi crimini".
Gli abusi sessuali sui bambini «sono crimini abominevoli» che vanno perseguiti «con forza, determinazione e tempestività» per «punire i colpevoli e aiutare le piccole vittime». Ma quando i colpevoli sono «religiosi, questo particolare crimine diventa ancora più grande e la Chiesa deve fare tutto il possibile per assicurare alla giustizia chi lo commette, e nello stesso tempo dare sostegno alle vittime ed evitare che altre violenze simili possano ripetersi».
Di fronte a simili violenze, avverte papa Ratzinger, occorre «stabilire la verità per adottare qualsiasi misura necessaria per prevenire la possibilità che i fatti si ripetano, garantire che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, portare sostegno alle vittime colpite da questi enormi crimini».
"Nell'esercizio del vostro ministero pastorale, -conclude il Papa - avete dovuto fare fronte negli anni recenti a molti e terribili casi di abusi sessuali su minori. Questi sono ancora più tragici quando ad abusare è un uomo di Chiesa. Le ferite causate da tali atti agiscono in profondità ed è un'operazione urgente ricostruire la fiducia e la sicurezza là dove esse sono state danneggiate".
E poi ha concluso dicendo: "Il pregevole lavoro e l'abnegazione della grande maggioranza dei sacerdoti e religiosi d'Irlanda non devono essere oscurati dalle trasgressioni di alcuni dei loro fratelli. Sono certo che la gente lo capisca e continui a guardare al suo clero con affetto e stima". Ecco, noi siamo attestati sulla stessa lunghezza d'onda di Benedetto XVI che di fronte alla pedofilia non intende coprire nessuno, condannare questa sporcizia morale, aiutare le piccole vittime, e sostenere le famiglie colpite da questo crimine abominevole.

Alberto Giannino, presidente Associazione culturale docenti cattolici