Obama lancia la riforma dell'educazione: "Sfida vitale"

 

 

WASHINGTON - Il presidente eletto l´ha definita la questione che deciderà "il futuro dell´America per i decenni a venire". Il nuovo ministro l´ha dipinta come "la battaglia per i diritti civili della nostra generazione". L´educazione finisce sotto i riflettori negli Usa con la scelta di Barack Obama di affidare al capo delle scuole di Chicago, Arne Duncan, il compito di guidare uno dei ministeri più complessi e una delle riforme più difficili e combattute negli Usa.

Obama ha fatto l´annuncio della nomina nella palestra di una scuola di Chicago, lo stesso giorno in cui ha riunito il proprio team per l´economia, con una scelta che manda un segnale preciso: se piani di ´stimolo´ e interventi economici servono per aiutare il paese a riprendersi dalla crisi nel breve termine, nel lungo periodo "la strada per i posti di lavoro e la crescita comincia nelle nostre aule scolastiche".

Ed è qui che Obama intende applicare strategie che Duncan ha usato a Chicago e che faranno discutere. Per esempio una maggiore meritocrazia per gli insegnanti, con bonus e aumenti legati alla performance degli studenti. O un maggior sostegno alle ´charter schools´, scuole che ricevono finanziamenti pubblici ma sono sottoposte a meno regolamentazioni, in cambio di risultati."Cerchiamo di non essere accecati dall´ideologia: se le ´charter schools´ funzionano, proviamole", ha detto Obama nel presentare Duncan. Un esempio dell´approccio pragmatico con il quale cercherà di trovare una strada da percorrere in mezzo a schieramenti di pensiero contrapposti, che difendono con passione (e minacce di scioperi) le loro posizioni."Non si può continuare così - ha detto Obama, parlando della battaglia ideologica in atto sul tema dell´istruzione e della situazione delle scuole - è moralmente inaccettabile per i nostri bambini ed economicamente insostenibile per l´America. Abbiamo bisogno di una visione per un sistema educativo da XXI secolo. E´ qui che si deciderà se resteremo in questo secolo la potenza economica globale che siamo stati nel ventesimo.".La scelta del ministro dell´Educazione era tra quelle accompagnate da forti attese, perché anche all´interno del partito democratico il tema divide profondamente ed era difficile per Obama non scontentare qualcuno.Due fazioni si confrontano. Da una parte ci sono i cosiddetti riformatori, guidati da alcuni sovrintendenti d´assalto e innovatori come Joel Klein a New York e Michelle Rhee a Washington (e in misura minore lo stesso Duncan a Chicago), che puntano su premi agli insegnanti con i migliori risultati, promozione delle ´charter schools´ e duri criteri di valutazione che puniscano le scuole che non stanno al passo con gli standard. Dall´altra parte ci sono i sindacati degli insegnanti e un vasto mondo di educatori che ritengono che la strada da seguire sia quella di maggiore finanziamento pubblico, classi più piccole e minori riforme.Uno scenario nel quale si inserisce la necessità di decidere cosa fare del programma scolastico ´No Child Left Behind´ (nessun bambino lasciato indietro) varato dal presidente George W.Bush nel 2001 con l´appoggio anche di esponenti democratici importanti, come Ted Kennedy. La legge deve essere rinnovata in Congresso e da essa dipende il futuro delle scuole che non raggiungeranno i risultati previsti.Obama sulla legge di Bush come sulle altre scelte da fare in tema di educazione ha ribadito di voler agire con pragmatismo. Duncan è risultato il candidato migliore per offrire un compromesso tra i sostenitori di maggiore meritocrazia e i potenti sindacati della scuola. Il quarantaquattrenne futuro ministro, un prodotto di Harvard come Obama e compagno di basket del presidente eletto, potrebbe riuscire a trovare il consenso bipartisan e dentro lo schieramento progressista necessario per una riforma di vasto respiro.Ma non è detto che Duncan riesca a evitare battaglie ideologiche sull´educazione: il suo appoggio per esempio al controverso progetto di aprire a Chicago la prima scuola pubblica d´America riservata solo a gay e lesbiche non lo aiuterà. ATS/ANSA   16 dicembre 2008