Storie di bambini: Giuseppe, otto anni, venduto dal padre a una rete di pedofili

 

          Il dramma delle piccole vittime di abusi sessuali

 MILANO 10/12/2008 - Giuseppe, 8 anni, è stato violentato dalla persona che più doveva amarlo al mondo, suo padre, e poi venduto per denaro a uno gruppo di pedofili della Brianza. Ilir, 11 anni, invece, è stato dimenticato per strada co­me un pacco dai suoi aguz­zini, che lo avevano rapito ai suoi genitori, in Albania, per “svezzarlo” come un delinquente. E poi c’è la piccola Marta, che quando è entrata per la prima volta nel centro di accoglienza non diceva una parola, traumatizzata nel profon­do, e solo dopo lunghi mesi di sedute con gli psicologi ha cominciato a parlare e a raccontare l’inferno dell’incesto.
Sono centinaia, ogni anno, i casi di bambini violentati e maltrattati che varcano la soglia d’ingresso dei centri di accoglienza per minori di Milano. Bambini che hanno bisogno di essere guidati, curati e capiti. Che hanno bisogno di tor­nare a vivere e di interrom­pere la spirale di violenza in cui sono finiti. E’ un processo lungo.

STUPRATO E VENDUTO
Come lunga è stata la “ria­bilitazione” di Giuseppe, 8 anni, arrivato al Cbm dopo una segnalazione da parte di sua madre. La donna, una signora di origini sici­liane, che vive in zona cor­so Lodi, si era accorta che suo marito aveva nei con­fronti del bambino «atten­zioni particolari».
«Spesso nelle mogli dei pe­dofili la cosa più difficile è ammettere a loro stesse quello che sta avvenendo sotto i propri occhi - rac­conta Andreana Olivieri, del Cbm di via Calatafimi ­alcune non vogliono vede­re, altre faticano a vedere ma poi, quando capiscono, urlano la loro rabbia e rie­scono a reagire. E a rico­minciare ». E ha urlato la sua rabbia anche la mamma del picco­lo Giuseppe. Quel giorno che, rientrando prima dal lavoro, ha trovato il marito in camera da letto con il bambino, quasi completa­mente nudo, in posizione inequivocabile. Ha urlato, ha pianto. E ha denuncia­to.

In meno di mezzora la poli­zia era lì e le indagini coor­dinate dalla Procura di Mi­lano hanno trovato, con il caso di Giuseppe, solo la punta di un orribile ice­berg. Il padre del bambino, infatti, era solito “vendere” suo figlio ad alcuni pedofili della Brianza. Una vicenda che ricorda quella delle sorelline Gio­vanna e Maria, 5 e 7 anni. A segnalare il loro caso al Cbm sono stati gli assistenti sociali del Comune, contat­tati dalla scuola delle bam­bine. Le piccole, in classe, avevano fatto entrambe di­segni equivoci, a sfondo sessuale. Sottoposte a una visita me­dica, il referto ha tolto ogni dubbio: sui loro organi ge­nitali c’erano i segni, ine­quivocabili, di rapporti ses­suali consumati.
E’ stato duro, per loro, ri­conquistare la fiducia nella mamma: la donna, per tutta la durata degli abusi, si era ostinata a fingere di non vedere quello che stava fa­cendo suo marito alle loro figlie.

LA STORIA DI ILIR
E poi ci sono i casi di bam­bini stranieri abbandonati per le vie della città, trovati dalle volanti di polizia sen­za documenti, con vestiti sporchi e malandati. Non si sa da dove vengano e per­chè siano qui. Sono i casi più difficili da trattare, spiegano gli educatori. E’ una storia a lieto fine quella di Ilir, 11 anni, alba­nese. A notarlo mentre va­gava solo per strada sono stati due poliziotti. Lo han­no accompagnato in com­missariato e poi al centro bambino accoglienza. In se­guito alle indagini si è capi­to che il piccolo era stato rapito nel suo villaggio in Albania ai suoi genitori, da un manipolo di malviventi, che volevano crescerlo co­me uno di loro. Il piccolo Ilir è stato riconsegnato alle braccia di mamma e papà.

Scritto da: Arianna Giunti - arianna.giunti@cronacaqui.it