Bimbo caduto dalla finestra a scuola: segnali di ripresa. Verranno ascoltati i compagni

 

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Le condizioni neurologiche del bambino sono stabili, secondo i medici che lo hanno in cura all'ospedale Niguarda, ma mostrano un "accenno all'esecuzione di ordini semplici". Anche le condizioni circolatorie sono state stabilizzate e gli scambi respiratori sono "in miglioramento"
 Invitano alla prudenza gli investigatori della squadra mobile di Milano sull'incidente che ha portato al ferimento di un bambino cinese di sei anni precipitato da una finestra della sua scuola. Le condizioni neurologiche del bambino sono stabili, secondo i medici che lo hanno in cura all'ospedale Niguarda, ma mostrano un "accenno all'esecuzione di ordini semplici". Anche le condizioni circolatorie sono state stabilizzate e gli scambi respiratori sono "in miglioramento". La prognosi, secondo il direttore medico di presidio, Roberto Cosentina, rimane comunque riservata.

"Al momento non solo non esiste alcuna certezza sulla responsabilità dell'insegnante - spiegano in questura - ma non ci sono nemmeno gli estremi per ipotizzare questa cosa". Secondo gli investigatori, molti dei particolari finora emersi, come il particolare della sedia accostata alla finestra o il fatto che il ragazzino fosse solo, sono tutti da verificare. Di certo l'insegnante, una donna di circa 30 anni che non avrebbe mai avuto problemi simili nella sua carriera, si trova "in un totale sgomento". Dopo i rilievi operati dalla Scientifica nell'aula da dove è caduto il bambino, e il lungo confronto dell'insegnante con i poliziotti, che l'hanno sentita più volte, ora il difficile sarà mettere insieme tutti gli elementi.

Bisognerà incrociare le risultanze acquisite tramite il sopralluogo scientifico con tutte le dichiarazioni. Pare però che nell'aula, dopo l'incidente, siano entrate altre persone e che quindi la scena potrebbe essere stata significativamente alterata. Inoltre i bambini, molti dei quali sono fortemente in ansia dopo quanto accaduto, dovranno essere sentiti secondo modalità protette, alla presenza di psicologi, ed è quindi improbabile che delle risultanze certe possano essere formulate in breve tempo. Il testimone chiave di tutta la vicenda sarebbe una seconda maestra: quella che, una volta tornata in classe, si è resa conto che il bambino cinese non era al suo banco. Sarebbe stata, a quel punto, a salire al piano superiore per cercarlo e a dare l'allarme. Toccherebbe alla collega, quindi, precisare se la porta fosse chiusa o aperta, la sedia vicina o lontana dalla finestra e quest'ultima spalancata o meno.  (La Repubblica 26 novembre 2008)