Violenza sessuale: L'orco-patrigno condannato a sei anni. Lui nega, i giudici credono alla bambina

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 Un carpentiere è stato giudicato colpevole delle sevizie inflitte alla figlia 11enne dell’ex compagna. In tribunale la madre assiste in lacrime al processo , 15 novembre 2008 - La mamma piange a lungo, nell’aula del Tribunale. C’è soltanto lei, ad assistere al processo contro il suo ex compagno, il patrigno accusato di aver violentato una bambina di 11 anni. Manca l’accusato, mancano le due sorelle, entrambe al centro delle attenzioni dell’uomo (la maggiore è però riuscita a respingere i tentativi del compagno della madre). Il giudice Cristina Beretti ha condannato l’uomo, un carpentiere 49enne, originario del crotonese ma da anni residente nella nostra città, a sei anni di carcere. Il patrigno si è sempre dichiarato innocente: «Sono accuse inventate - ha sostenuto -, è un clamoroso errore giudiziario». Ma le accuse della bambina hanno superato l’esame delle perizie e del processo. La condanna è arrivata con rito abbreviato (la pena viene scontata di un terzo), l’uomo ha già scontato un anno di carcere e ora è agli arresti domiciliari a Milano.

Dovrà anche pagare, come provisionale, 80mila euro alla bambina di 11 anni, oltre a 30mila euro per la sorella maggiore. Anche la seconda figlia della sua ex compagna, oggi 17enne, sarebbe infatti stata oggetto delle ignobili attenzioni dell’uomo, ma è riuscita a reagire respingendo i tentativi del patrigno. Drammatica invece l’esperienza della più piccola. Per due anni, secondo l’accusa, ha dovuto subire le violenze sessuali dell’uomo che aveva accolto come un padre. Quel convivente della madre che si era rivelato il peggiore degli orchi. L’uomo che, secondo il racconto della bambina, aspettava che uscissero di casa la mamma e la sorella maggiore, per gettare la piccola in fondo a un incubo e abusare di lei. La storia era affiorata solo nell’estate 2007, quando ormai gli abusi si ripetevano da tempo. La bambina aveva trovato la forza di svelare il suo incubo durante le sue vacanze in Calabria, mentre si trovava dalla nonna, lontana dalla casa reggiana. Proprio alla nonna aveva trovato il coraggio di rivelare la sua tragedia quotidiana. Aveva implorato di non dover più tornare a Reggio, dove la attendevano le violenze del patrigno. La nonna sconvolta si era rivolta alla procura di Crotone, che aveva ritenuto che le accuse della bambina fossero credibili. Il pm Maria Rita Pantani ieri al processo aveva chiesto per il carpentiere 49enne una condannata a 6 anni e nove mesi. Netta la contrapposizione della difesa, con l’avvocato Noris Bucchi che aveva respinto le accuse, chiedendo l’assoluzione per il patrigno. Parte civile le due bambine, tutelate dall’avvocato Rosanna Beifiori. Era stata una psicologa, Anna Maria Gemelli, nominata perito dal Giudice delle indagini preliminari, a dichiarare - nel gennaio scorso - che la versione della bambina era attendibile. Una decisione che aveva aperto la strada alla successiva audizione protetta, in marzo, con incidente probaborio. In quel caso le dichiarazioni della sorellina avevano acquisito valore per il successivo processo. Nel frattempo anche la difesa aveva indicato un consulente, la dottoressa Rita Rossi. La drammatica storia ha assunto nel processo di ieri contorni più precisi. L’accusa di violenza è soltanto nei confronti della sorellina minore - che all’epoca in cui iniziarono gli abusi aveva soltanto 9 anni -, mentre la sorella maggiore era riuscita a respingere il patrigno. La vicenda ha provocato nella piccola una grave sofferenza psicologica, che dura tuttora. «Quando avremo letto le motivazioni della sentenza, decideremo che cosa fare - commenta l’avvocato della difesa, Noris Bucchi, dopo la decisione del giudice di condannare a sei anni di reclusione il suo assistito -. La sentenza di condanna era comunque prevedibile, dopo che il perito aveva giudicato la ragazzina credibile». Pacato anche il giudizio dell’avvocatessa di parte civile, Rosanna Beifiori: «Siamo soddisfatti del fatto che la sentenza ha accertato la verità. Non diamo invece giudizi sull’entità della pena».

Il Resto del Carlino 15 novembre 2008