Molestata da un compagno: Chiesto rinvio a giudizio per 4 prof accusati di violenza sessuale

 

 

 I fatti accaduti nel 2006 in una scuola media di Palermo
Bullo palpeggia la compagna ma sotto accusa finiscono i prof
Chiesto il loro rinvio a giudizio «per non avere vigilato e per non avere impedito che gli abusi si ripetessero»

di Roberta Lerici

Mi ero già occupata di questo caso lo scorso anno, proprio perchè di eccezionale rilevanza è la tesi del PM che ha chiesto il rinvio a giudizio di 4 professori, i quali pur sapendo che questa bambina di dodici anni era oggetto di abusi da parte di un compagno, nulla hanno fatto per impedire che continuassero  a perpetrarsi. Un articolo di legge, evidentemente misconosciuto a molti, punisce i tutori dei minori colpevoli di un reato, per lo stesso reato di cui si è macchiato il minore. Nelle ore di scuola, i tutori dei minori sono gli insegnanti ed è quindi loro la responsabilità di quanto accade a scuola. L'articolo di legge deve essere però noto al mondo della scuola, altrimenti non si spiegherebbe come mai in alcune scuole agli alunni più piccoli viene addirittura impedito di fare l'intervallo fuori dalla classe per paura che si facciano male. Inoltre, ogni anno, le scuole chiedono ai genitori il contributo per una assicurazione supplementare che copra anche i danni arrecati da un alunno ad un altro alunno che, secondo gli istituti, sarebbero esclusi dalla copertura assicurativa garantita dalle regioni. Nessuno aveva calcolato, però, che non basta delegare alle assicurazioni il risarcimento di un eventuale danno fisico di uno scolaro. Esistono altri tipi di danni che gli insegnanti avrebbero potuto evitare se solo fossero intervenuti correggendo o sanzionando comportamenti scorretti in tempo utile o, semplicemente, vigilando. Qui scatta la novità della richiesta del PM di Palermo, in quanto gli insegnanti non possono ignorare quanto di grave accade ai loro alunni a scuola. Se il dodicenne che ha commesso i reato non è imputabile, dello stesso reato può essere accusato chi ne aveva la tutela in quel momento. Se la richiesta di rinvio a giudizio per i quattro professori venisse accolta, si aprirebbe una nuova fase nella scuola e, a mio avviso, sarebbe un bene. Nessuno potrebbe più dire:"Mi dispiace ma io non ho visto nulla", perchè tanto sarebbe comunque colpevole del reato commesso sull'alunno per "non aver vigilato". Questo consentirebbe anche di evitare l'odiosa omertà che in alcuni casi rende difficile la soluzione di casi giudiziari che riguardano abusi sui minori a scuola. Di seguito l'articolo del Corriere della Sera sul caso dei professori di palermo, le leggi e un articolo che riscostruisce la vicenda.

PALERMO - L'alunno è un bullo e palpeggia la compagna ma sotto accusa per violenza sessuale finiscono quattro insegnanti della scuola media Lambruschini di Palermo. Il sostituto procuratore Maurizio Agnello ha chiesto il loro rinvio a giudizio «per non avere vigilato e per non avere impedito che gli abusi si ripetessero».

NON IMPUTABILE - I fatti, come si legge nell'edizione locale di Repubblica, risalgono al 2006, quando lo studente aveva 12 anni: quindi, non è imputabile. È stato il gip Pasqua Seminara a sollecitare la formulazione dell'atto di accusa, dopo avere letto una prima richiesta della Procura, che era di archiviazione. I professori si erano difesi raccontando della situazione «difficile» presente nelle classi. Il pm nella richiesta di archiviazione aveva sostenuto che «la situazione disciplinare nel plesso scolastico dove si sono svolti i fatti era letteralmente disastrosa». A fare scattare l'inchiesta è stato il padre della ragazza, che in un primo momento era stato indagato per diffamazione e calunnia. Ma per poco tempo. Quando la Procura ha chiesto di archiviare, il gip ha fissato un'udienza per esaminare ancora meglio la vicenda. Ma le deposizioni dei compagni di classe hanno segnato una svolta. Per il padre le accuse sono state archiviate e sul banco degli imputati sono finiti i quattro professori. Il genitore ha annunciato di volersi costituire parte civile: «Non cerchiamo un risarcimento economico, vogliamo solo sollecitare un dibattito serio sul mondo della scuola».

Corriere della Sera 13 novembre 2008

Palermo, sotto accusa quattro insegnanti di una media
Determinanti le deposizioni degli altri ragazzini
Molestata a scuola da un compagno indagati i prof: violenza sessuale
La procura: avevano l'obbligo di controllare, non lo fecero

di SALVO PALAZZOLO

 PALERMO - Era diventato un incubo andare a scuola per una ragazzina di seconda media: un compagno continuava a palpeggiarla, anche in maniera violenta. Lei protestava, ma un giorno finì addirittura sotto accusa. Nel suo diario il professore scrisse: "Messaggio per i genitori. Fate vestire vostra figlia in maniera più consona". Il padre, esasperato, ha denunciato alla magistratura e al provveditorato: "I professori sono rimasti sempre fin troppo distratti", così ha iniziato il suo esposto. Otto compagni di classe hanno confermato. E quattro insegnanti di una scuola fra le più rinomate della città sono finiti indagati dal sostituto procuratore Maurizio Agnello.

L'accusa è pesantissima: violenza sessuale, quella che non si è potuta contestare al molestatore, perché ha solo 12 anni, come la sua vittima. Ma il codice penale non fa differenza fra chi commette gli abusi e chi "ha l'obbligo giuridico di impedirli". Per la Procura di Palermo non ci sono dubbi: in classe tocca agli insegnanti vigilare. Sono accusati di non averlo fatto a dovere. Ognuno nella propria ora.

Il mondo della scuola torna nelle aule di giustizia. Qualche settimana fa, un'altra professoressa palermitana accusata di metodi fin troppi energici era stata assolta (ma il pm ha già presentato appello). Adesso, i giudici sono chiamati a pronunciarsi su un'ipotesi opposta, di insegnanti accusati di essere deboli e tolleranti contro il bullo della classe. L'inchiesta è ancora in corso, nei prossimi giorni il gip Pasqua Seminara dovrebbe interrogare i compagni di classe durante un incidente probatorio sollecitato dal pubblico ministero.

Il caso ha già impegnato parecchio i giudici. Dopo la prima denuncia del genitore, la preside della scuola media e un professore chiamato in causa hanno presentato una controquerela. E il padre della studentessa è finito indagato per diffamazione e calunnia. Ma per poco tempo. Quando la Procura ha chiesto di archiviare, la preside e il docente si sono opposti. E il gip ha fissato un'udienza per esaminare ancora meglio la vicenda. Le deposizioni dei compagni di classe hanno segnato la svolta. Per il padre esasperato le accuse sono state archiviate. E sul banco degli indagati sono finiti quattro professori. Per un'accusa ben più grave.

Al momento, c'è soprattutto questo. Il drammatico racconto che i ragazzi hanno fatto di quella classe. Due anni fa, nella scuola di uno dei quartieri bene di Palermo. Il molestatore era davvero insistente. Tutto sembrava essere cominciato per scherzo, poi parole e soprattutto gesti si erano fatti pesanti. In diverse occasioni, il bulletto della scuola avrebbe anche seguito la sua vittima mentre andava in bagno. E sarebbe arrivato ad aggredirla, mimando un atto sessuale. All'ennesimo episodio, la ragazza prese a pugni il compagno. E alla fine, fu lei a prendersi un sonoro rimprovero dei professori. E quella nota sul diario: "A scuola si viene con un abbigliamento più consono".

Adesso, la Procura vuole sentire tutti i testimoni di questo caso. Il padre ha già ribadito al magistrato il suo disagio nei confronti degli insegnanti: "Non ho potuto fare altro che trasferire mia figlia in un'altra scuola. Aveva già subito fin troppi traumi". Ma anche i professori, preside in testa, non hanno mancato di presentare memorie e vigorose parole di difesa: "Abbiamo sempre fatto il nostro dovere". Dice l'avvocato Lillo Fiorello, legale di uno dei docenti indagati: "È una vicenda tutta da ricostruire. Gli insegnanti non hanno mai assistito ad episodi di violenza, altrimenti sarebbero subito intervenuti".

(lA REPUBBLICA 26 luglio 2007) 

Leggi/ Vigilanza del minore e responsabilità del docente:

fonte:http://www.edscuola.it/archivio/ped/vigilanza.html

Il personale insegnante viene considerato responsabile del danno sofferto dal minore (anche se riconducibile a se stesso) in caso di violazione dell’obbligo di vigilare sull’incolumità fisica degli allievi , obbligo per lo più rinvenuto , per gli insegnanti statali, nella normativa di settore ( i citati artt. 350 R.D.1297/1928 e 39 R.D.965/1924 - ora non più applicabili ) o comunque scaturente dall’affidamento dei minori all’ente scolastico .

La condotta omissiva colposa ai sensi dell’art.2043, causa del danno ingiusto sofferto dall’allievo, viene cioè individuata nella violazione dello specifico obbligo giuridico di impedire l’evento che grava sui docenti in relazione al dovere di vigilare sui minori affidati alle loro cure durante l’orario scolastico ( cfr.la già citata Cass. Sez. III, 10 febbraio 1999, n. 1135).

Finora si è fatto indifferentemente uso del termine " alunni " o "minori" . L’obbligo di vigilanza sugli "allievi" previsto dall’art. 2048 c.c. , così come il riferimento contrattuale alla vigilanza sugli "alunni" ( art. 42 , 5°c. CCNL 1995) non deve far ritenere che la responsabilità degli insegnanti possa estendersi anche a situazioni che vedano coinvolti alunni maggiorenni . Infatti, il fondamento di tale responsabilità è la violazione di quei doveri di vigilanza ed educazione che "presuppongono" la minore età degli allievi (10).

Dunque, sia che si applichi l’art. 2048 c.c. o l’art. 2043 c.c., con l’affidamento degli alunni all’istituzione scolastica si attua un trasferimento di quegli obblighi di vigilanza che di regola incombono sui genitori a tutela dei figli "minori" e che restano "sospesi" per il periodo di tempo connesso all’affidamento stesso . Sarebbe incoerente dal punto di vista sistematico che l’ordinamento gravasse gli insegnanti di una responsabilità per danni in relazione ad alunni maggiori d’età quando la stessa resta invece esclusa per i genitori .

Sebbene la giurisprudenza abbia adottato criteri di norma comunque rigorosi nel valutare la condotta del personale insegnante nell’esercizio dell’obbligo di vigilanza sia nel caso di danni arrecati dagli alunni a terzi che in caso di danno a sé stessi , va sottolineato che la diversità del criterio di imputazione (art. 2048 c.c. oppure 2043 c.c.) della responsabilità comporta delle conseguenze non irrilevanti sul piano del regime probatorio .

Se infatti , nell’ipotesi di danno causato dall’allievo a sé stesso, si applicasse il criterio di cui all’ art. 2043 c.c. piuttosto che di quello previsto dall’art.2048 , la prova della colpa così come degli altri elementi costitutivi dell’illecito civile extracontrattuale sarebbe , in base ai principi generali, a carico del danneggiato. Non operando la presunzione di culpa in vigilando , il cui effetto è quello di invertire l’onere della prova, spetta al soggetto che promuove l’azione risarcitoria fornire la prova : a) del danno subito; b) del nesso di causalità tra condotta tenuta dall’insegnante ed evento lesivo; c) della colpa dell’insegnante, e cioè del mancante o insufficiente grado di vigilanza in relazione alle circostanze concrete . In base all’art. 2048 c.c., invece, l’onere probatorio del danneggiato e’ di gran lungo meno gravoso e si esaurisce "nella dimostrazione che il fatto si è verificato nel tempo in cui il minore è rimasto affidato alla scuola, mentre spetta all’insegnante dimostrare di non aver potuto impedire l’evento " ( cosi’ la menzionata Cass. 26 giugno, 1998 n. 6331).