Obama: Siamo nel secolo dell’educazione, istruzione pilastro della campagna elettorale

 

“Senza una buona educazione prescolastica, i nostri figli non riusciranno a mantenere intatto il loro livello di educazione rispetto ai loro coetanei."

di Roberta Lerici

Dal momento che oggi il ministro Gelmini ha detto che la sua riforma si ispira a quella proposta da Obama, ecco un articolo che spiega cosa pensa Obama dell'Istruzione, quale peso dà alla scuola pubblica e cosa pensa Obama della scuola dell'Infanzia (kindergarden). Obama dice, "John Mc Cain non ha capito che il successo della nostra nazione dipende dal successo dell’educazione. Io l’ho capito”.“Abbiamo bisogno di una nuova visione per l’educazione nel XXI secolo. In cui non dovremo solo dare sostegno alle scuole che già esistono, ma aumentare l’innovazione; non cercare solo più denaro, ma chiedere più riforme".Inoltre, al primo paragrafo del capitolo sulla disabilità, Obama  promette finanziamenti all'inclusione scolastica delle persone con disabilità".Leggendo questi articoli, ci si rende conto quanto siano distanti Barak Obama e Maria Stella Gelmini. Tra loro c'è di mezzo un oceano...geografico e culturale.

dal sito www.noaweb.it
La questione dell’istruzione è il pilastro della campagna elettorale di Obama. Il candidato democratico promette un deciso cambio di registro se vincerà la corsa alla Casa Bianca. Vuole rovesciare il modello che da qualche decennio trionfa a Washington: “Ogni quattro anni ascoltiamo i candidati alla presidenza che parlano dell’importanza vitale dell’educazione; di come migliorare le nostre scuole sia la chiave per il futuro dei ragazzi del nostro Paese. Ogni quattro anni, sentiamo che questa sarà la volta giusta, che la questione dell’educazione diventerà una urgente priorità nazionale. Ricordate le elezioni del 2000, quando George W. Bush promise di essere il presidente dell’educazione?”

E invece, come per la questione dell’indipendenza energetica, o per quella sanitaria, il tema dell’educazione pubblica è stato sottodimensionato, mettendo gli Usa di fronte a un potenziale disastro. “Bene, il giorno della resa dei conti è arrivato”, dice Obama. Gli studenti il Paese non potranno sopportare altri quattro anni di “incuria e indifferenza”. L’America è di fronte a grandi cambiamenti e deve preparare i suoi figli a competere nell’economia globale.

Le decisioni che i prossimi leader prenderanno sull’educazione negli anni futuri influenzeranno profondamente le prossime generazioni di americani. “Queste decisioni determineranno non solo se i nostri figli potranno mettere a frutto i talenti che gli ha dato Dio, o se i nostri lavoratori avranno la possibilità di costruire una vita migliore per le loro famiglie, ma anche se – come Paese, rimarremo i leader dell’economia globale nel XXI secolo, così come lo siamo stati nel XX”.

Obama riflette sulla rivoluzione informatica e della comunicazione che ha stravolto il mondo postmoderno, sulla globalizzazione, che ha fatto cadere le barriere tra le nazioni e i mercati. Ma in uno scenario del genere, sempre più integrato e interconnesso, le imprese possono ‘piantare’ i loro lavoratori in qualsiasi parte del mondo, basta che abbiano una connessione Internet. “Per questo motivo, i ragazzi che oggi stanno crescendo a Daytona saranno in competizione non solo con quelli di Detroit, ma anche con quelli di Nuova Delhi”.

“La questione non è cosa fai o dove vivi – spiega Obama – ma quello che sai”. Quando 2/3 dei nuovi lavori richiedono una educazione superiore o una formazione avanzata – la conoscenza è il valore fondamentale da poter vendere per trovare una occupazione. “Senza una buona educazione prescolastica, i nostri figli non riusciranno a mantenere intatto il loro livello di educazione rispetto ai loro coetanei. Senza un diploma di scuola superiore, servirà almeno il triplo di tempo per trovare lavoro rispetto a un diplomato. E senza una laurea o una certificazione industriale, sarà ancora più difficile trovare un lavoro che possa aiutare a sostenere la famiglia e a fare i conti con l’aumento dei prezzi”.

Obama non guarda tanto a un’educazione di massa quanto a una forza lavoro istruita che il candidato democratico ritiene essenziale all’America per competere e per vincere. Senza una classe lavoratrice che sia stata istruita in matematica, nelle scienze, nelle tecnologie, e negli altri fondamentali skills del XXI secolo, le imprese degli Usa innoveranno meno, la loro economia crescerà più lentamente, e il Paese stesso sarà meno competitivo. “Se vogliamo vincere le sfide del mondo di domani, dobbiamo educare il mondo di oggi”.

Se gli Usa intendono costruire le auto che in futuro si guideranno nel Paese, dovranno mettere insieme un congruo numero di ricercatori ed ingegneri, superiore a quelli della Cina, della Corea del Sud, e del Giappone. Ma i trend sembrano andare nella direzione opposta. Gli studenti delle scuole superiori perdono colpi in matematica e nelle scienze, pur restando quello americano il più alto livello del mondo industrializzato.

Se gli americani intendono fornirsi di nuove colossali infrastrutture adatte al secolo appena iniziato, ma anche riparare le strade e i ponti dissestati dai tornado e gli uragani sempre più ricorrenti, non possono accontentarsi di un sistema in cui fette importanti della popolazione studentesca non possiedono le basi della matematica. I bambini delle scuole elementari fanno scienza per soli 25 minuti al giorno, ma l’80% dei lavori più qualificati e in espansione di oggi abbisognano di conoscenze di base in matematica e scienze. Neri e latini, poi, vengono spesso lasciati dietro.

Nella visione di Obama, per ridare forza alla classe media, e farle ottenere i risultati messi in cascina negli anni Novanta, molti americani dovranno accedere al college senza pagarlo. Attualmente solo il 20% della popolazione studentesca è in grado di affrontare i livelli di studio richiesti dai college in inglese, matematica e scienze. Milioni di posti di lavoro restano scoperti perché gli americani non hanno le qualità necessarie a ricoprirli.

“Questo futuro è economicamente inaccettabile per l’America. Non è moralmente accettabile per i nostri figli. E non ci rappresenta come Nazione. Siamo un Paese che ha sempre reinventato il suo sistema educativo per venire incontro ai cambiamenti di una nuova epoca. Generazioni di leader hanno costruito il loro mandato sulla scuola pubblica per preparare gli studenti ai cambiamenti che investivano il Paese. Eisenhower raddoppiò gli stanziamenti federali nella educazione dopo che i Sovietici ci avevano preceduto nello spazio. E’ questo il tipo di leadership di cui abbiamo bisogno oggi”.

Con la battaglia scatenata sull’educazione, Obama si presenta all’elettorato come un politico che non si farà imbrigliare dalle pastoie di Washington – con i suoi eterni dibattiti sul ruolo della educazione, che hanno minato i progressi del Paese abbandonando le scuole e le famiglie a se stesse. La visione democratica si è scontrata contro quella repubblicana, i sostenitori dei “vouchers” contro i difensori lo status quo, gli investitori con i riformatori. Ci sono stati dei tentativi di partnership, entrambe le parti avevano buone idee, ma tutto questo avrebbe dovuto essere implementato mentre invece, fino adesso, “contiamo solo un fallimento dopo l’altro”.

In questo senso Obama lancia un appello bipartisan, solleticando gli elettori indipendenti (1/3 dell’elettorato) e i repubblicani moderati: “Se vogliamo iniziare a preparare un futuro realmente diverso, dovremo lasciarci alle spalle i vecchi argomenti di destra e di sinistra e fare dei passi avanti pratici per costruire un sistema educativo migliore per gli studenti del futuro.

Negli ultimi anni, il mio avversario, John McCain, ha parlato spesso di cambiamento e riforme a Washington, nei palazzi del potere che frequenta da almeno 30 anni. E in questi 30 anni, non ha fatto neppure una cosa per migliorare la qualità dell’istruzione pubblica nel Paese. Non ricordiamo né una proposta né un’iniziativa di legge. Niente”. Come dire, bipartisan fino a un certo punto.

Obama attacca a testa bassa “gli ideologi” repubblicani che si sono opposti alle assunzioni di nuovi insegnanti e all’espansione dei programmi scolastici. E’ una proposta politica che vuole rimettere lo Stato al centro delle agenzie educative.

La difesa dell’istruzione pubblica non è un monopolio dei democratici. Nel comparto dell’istruzione, per esempio, George W. Bush ha messo a punto uno di quei programmi che hanno definito la sua presidenza “conservatorismo compassionevole”. I “conservatori sociali” hanno approvato il “No Child Left Behind” (NCLB), letteralmente “nessun bambino sarà lasciato indietro”.

Da una parte, Obama apprezza la riforma dell’istruzione del suo predecessore. “Credo che gli obiettivi della legge voluta dal presidente Bush fossero giusti e onesti. E’ giusto promettere che ogni bambino avrà diritto a una educazione con un buon insegnante. E’ giusto ridurre il gap tra le aree rurali e quelle urbane del Paese. Sono giusti gli standard di valutazione più alta”.

Ma vanno recuperate le promesse non mantenute dell’NCLB. “Non va bene che prepariamo i nostri insegnanti, i nostri presidi e le nostre scuole a raggiungere obiettivi ambiziosi senza dargli le risorse che gli permetterebbero di farlo. E’ sbagliato promettere insegnanti qualificati in ogni classe quando poi la questione della loro paga viene lasciata irrisolta. E per favore, non ci venite a raccontare che il solo modo di insegnare ai ragazzi è quello di prepararli durante l’anno ad affrontare una serie di test standardizzati, perché questo inibirebbe la ricerca, l’indagine scientifica, le attitudini di problem solving di cui hanno bisogno i nostri ragazzi per competere nella economia della conoscenza del XXI secolo”.

Obama critica i tagli nei fondi per l’istruzione e sogna di riaprire un forte e reticolare Dipartimento della Educazione. Proprio per trovare più fondi, per monitorare i risultati delle scuole, e calmierare le disuguaglianze tra gli studenti che vorrebbero entrare o già frequentano il college.

L’NCLB, a conti fatti, è stato un mezzo fallimento: “Non è questa la mia idea di riforma. Non è questa la mia idea di cambiamento. Non è questo il piano che aiuterà i vostri figli a competere con i ragazzi della Cina e dell’India. Dopo tre decenni di indifferenza sulla questione dell’istruzione, si può davvero credere che John McCain farà la differenza? Non la farà. Lui non ha capito che il successo della nostra nazione dipende dal successo dell’educazione. Io l’ho capito”.

Dal novembre scorso Obama ha messo in agenda una serie di proposte sull’istruzione che vanno oltre le differenze politiche e ideologiche, un piano per offrire a ogni studente una “educazione totale, dal giorno in cui nasce fino al college”. Il piano dovrebbe iniziare con forti investimenti nell’educazione primaria, con i bambini che – più degli adolescenti, mostrano di raggiungere buoni risultati nella lettura e in matematica. Il piano prevede anche detassazioni fino a 4,000 dollari per gli studenti dei college che sceglieranno di servire la propria comunità o il loro paese.

“Abbiamo bisogno di una nuova visione per l’educazione nel XXI secolo. In cui non dovremo solo dare sostegno alle scuole che già esistono, ma aumentare l’innovazione; non cercare solo più denaro, ma chiedere più riforme; far prendere coscienza ai genitori della responsabilità che hanno nel successo dei loro figli; reclutare, formare e premiare un nuovo esercito di insegnanti, che rendano lo studio qualcosa di eccitante per i ragazzi, in modo che questi ultimi si sentano davvero protagonisti della scuola del futuro; e infine dovremo aspettarci di dare ai nostri figli non solo il diploma liceale ma anche una laurea e quindi un lavoro pagato bene”.

Alla fine, quella di Obama si rivela una classica ricetta statalista: “Nelle mie intenzioni c’è quella di creare un nuovo Fondo per la Scuola. Questo fondo potrebbe servire a investire in scuole come il Politecnico di Austin, che si trova in una zona di Chicago che è stata colpita dal declino del manifatturiero negli ultimi anni. Grazie alle partnership con le imprese, daremo ai nostri studenti dei curricula che siano in grado di prepararli alla carriera di ingegnere”.

Ma gli spin-off non sono certo un modello inventato da Obama. Per questo il candidato cita spesso i genietti di Google, che partirono imprenditorialmente da uno sgabuzzino universitario e hanno conquistato il mondo. Per inciso, Page e Brin votano Obama. 

dal sito www.superando.it "E quindi se il modello è Obama... "
Il ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini ha dichiarato, proprio in queste ore, che il suo esempio di riferimento per le politiche scolastiche è Barack Obama, candidato democratico alla Presidenza degli Stati Uniti. Quest'ultimo, per altro, ha posto in apertura del suo programma sulla disabilità proprio i finanziamenti all'inclusione scolastica delle persone con disabilità. Farà lo stesso anche il nostro ministro?

«Il mio punto di riferimento sulla scuola è quello che sta facendo Barack Obama in America», ha dichiarato il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini in un’intervista apparsa in queste ore sul portale internet del «Corriere della Sera».

Benissimo, questa è certo una buona notizia per gli alunni con disabilità e per le loro famiglie. Infatti, il primo capitolo del piano sulla disabilità di Barack Obama e di Joe Biden - ovvero colui che sarà il suo vicepresidente, nel caso di vittoria alle imminenti elezioni presidenziali  - titola, al primo paragrafo, Fornire agli americani con disabilità opportunità educative e si occupa proprio dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità, oltre che del pieno rifinanziamento della Legge Individuals with Disabilities Education Act .C’è da sperare dunque che - considerato il suo modello - il ministro Gelmini ponga al primo paragrafo del primo capitolo della sua agenda le pari opportunità nell'accesso all'istruzione e alla formazione dei ragazzi con disabilità...
(Giuliano Giovinazzo)