RIFORMA SCUOLA: LETTERA APERTA DI UN'EX LICEALE CLASSE 1993-'98 AL MINISTRO GELMINI

Ricevo e pubblico questa bellissima lettera che Chiara Provera, ex liceale classe 1993.'98, scrive al Ministro Gelmini. E' stata compagna di classe di Valentina Cavalli, la ragazza morta suicida in estate dopo aver tentato invano di combattere l'incubo di uno stupro di gruppo subito sei anni prima, e tante cose ha da dire al Ministro. Tante cose che oggi, si crede di poter nascondere dietro un grembiule o una lavagna luminosa.
 
Gentile Ministro,
mi presento. Sono un'ex-liceale, classe 1993-'98, studentessa diligente, puntigliosa, docile ma non passiva, comprensiva nei confronti degli insegnanti, certamente non ribelle, pur tuttavia critica. Ho concluso la mia carriera scolastica con una maturità brillante e un ricordo complessivamente bello di una scuola forse non proprio all'avanguardia, ma al tempo stesso di docenti umani oltre che, almeno in alcuni casi, preparati.

Ho studiato lingue e letterature straniere. Indirizzo glottodidattico, perché prima ancora di scegliere tra una facoltà umanistica e una scientifica avevo ben chiaro che il mio futuro professionale sarebbe stato la didattica.
Terminati gli studi, ho avuto l'opportunità di conoscere direttamente, grazie al programma di assistentato dell'allora MIUR, il sistema scolastico tedesco. E per la mia specializzazione ho deciso di rimanere all'estero, delusa non solo da una politica di continui tagli ad un settore tanto importante quanto quello dell'istruzione, ma anche e soprattutto da un sistema di reclutamento (quello italiano) sempre più dequalificante. Una formazione che - recitavano i programmi delle SSIS e testimoniano i resoconti di molti iscritti - si svolge prevalentemente nelle aule universitarie, spesso ripetendo i contenuti del curriculum di studi, e riduce il contatto con la quotidianità dell'insegnamento a poche ore di tirocinio, in gran parte osservativo. Una formazione per la quale si è selezionati sulla base di test paragonabili ai quiz televisivi, peraltro inficiati di inesattezze ed errori di formulazione (qui parlo per esperienza diretta, avendo affrontato e superato i suddetti test due volte, prima di rinunciare alla frequenza). Una formazione che sembra relegare all'ultimo posto nella scala di priorità qualsivoglia fattore motivazionale nonché attitudinale.
Ora apprendo dai telegiornali gli ultimi punti programmatici del Ministero alla Pubblica Istruzione: nei prossimi anni sarà ridotto il numero degli insegnanti, limitato il turn-over. In compenso per l'anno scolastico appena iniziato 10000 scuole italiane saranno dotate di lavagna digitale.
Dimenticavo: sono anche un'ex-compagna di classe di Valentina Cavalli, la ragazza morta suicida in estate dopo aver tentato invano di combattere l'incubo di uno stupro di gruppo subito sei anni orsono. Pochi giorni fa, durante una permanenza nella mia città d'origine, mi è capitato di rivedere la nostra ex-insegnante di lettere, che non aveva potuto essere presente al funerale in quanto fuori città, però si era immediatamente attivata per mobilitare i colleghi. E che ora, ricordando il tragico evento, ha confessato con un'autenticità commovente il suo senso di colpa per "non essere riuscita a trasmettere, al di là delle terzine dantesche o della poetica di Montale, abbastanza amore per la vita".
Dopo aver cercato di rassicurare l'ormai collega che, purtroppo, la devastazione di certe esperienze sgretola anche la fortezza costruita dall'insegnante migliore come dal genitore più amorevole, vorrei dire a Lei, caro Ministro: nel mio collegio docenti, se la Sua razionalizzazione me ne riserverà uno, o nella classe di mio figlio tra quindici, forse venti anni vorrei trovare simili insegnanti prima che una lavagna digitale.
Cordialmente
Chiara Piovera