Scuola/ Si allarga fronte protesta: entrano in scena studenti


Davanti Miur con Unicobas e a Milano. Ma sindacati sempre divisi

Roma, 3 ott. (Apcom) - Nel secondo giorno consecutivo di proteste e manifestazioni contro i tagli alla scuola e il decreto legge Gelmini entrano in scena i manifestanti Unicobas e gli studenti: davanti al ministero un migliaio di persone, tra cui molti studenti poco più che ragazzi, hanno fortemente contestato i provvedimenti legislativi all'esame del Parlamento. E mentre a Roma si svolgeva la protesta Unicobas, un altro migliaio di giovani, facenti capo al Coordinamento dei comitati studenteschi, sfilava in corteo a Milano da piazza Cairoli fino a piazza Fontana.

Perentoria, anche oggi, la risposta del governo a nome del quale ha parlato Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato: "è vergognosa la strumentalizzazione dei bambini da parte di insegnanti irresponsabili che anche oggi manifestano contro l'ottima riforma del ministro Gelmini", ha detto Gasparri.

Una risposta ai tanti cori e agli striscioni apparsi stamattina a viale Trastevere, appena ventiquattro ore dopo il 'no Gelmini Day' e la protesta degli specializzandi Siss dell'Anief: 'Meglio perdere un ministro che un maestro'; 'Gelmini e Tremonti maestro unico'; 'Genitori non lo sapete ma il tempo pieno perderete'; 'La dittatura vi fa paura, ecco la vostra cultura', sono alcune delle scritte e degli slogan pronunciati dai manifestanti davanti al Miur. Alla protesta si sono uniti anche un centinaio di studenti riuniti sotto il nome 'taglialagelmini.it': al grido "Ricuciamo la scuola, tagliamo la Gelmini", il gruppo studentesco ha messo in campo una protesta singolare tagliando, armati di forbici, i vestiti a un manichino con le fattezze del Ministro.

La presenza di tanti giovani ha però anche rischiato di pregiudicare la protesta degli Unicobas: quando è giunto il senatore Antonio Di Pietro (Idv), che nei giorni scorsi aveva 'appoggiato' la manifestazione, sono partiti fischi e proteste. "Mi sembra masochistico prendersela con Di Pietro e non con la Gelmini - ha poi spiegato il leader Unicobas Stefano D'Errico - anche perché almeno lui fa opposizione seriamente. E' stata una contestazione non democratica e non civile: purtroppo tra i giovani e gli studenti prevale oggi un indistinto antipolitismo". "Anche se sarebbe servita una protesta ed uno scatto d'orgoglio allargato a tutti i sindacati il governo non potrà non tenere conto della manifestazione di oggi", ha poi polemicamente sottolineato D'Errico prendendosela con gli altri sindacati rei di non essere stati capaci di mettersi d'accordo per fissare una data unica di mobilitazione.

Una situazione che incide non poco sulla scarsa adesione del personale ai tanti (troppi) scioperi della scuola: dando così ragione, nei fatti, all'interpretazione del ministro Gelmini, che ieri ha definito "frange isolate" quelle coinvolte nella protesta. E non a caso lo stesso ministero dell'Istruzione faceva oggi sapere che alle 16,45 "la partecipazione allo sciopero indetto dalla federazione sindacale l'Altrascuola Unicobas è stata pari al 2,06%". "Però noi siamo qui in piazza a dire no ad un decreto nel momento giusto - ha continuato D'Errico - mentre i confederali non hanno nemmeno fatto un'ora di sciopero. La Gilda sciopererà senza manifestare il 16. E i Cobas il 17 insistendo su una data prefissata a giugno quando il governo non aveva ancora gettato la maschera. Ora, all'inizio della prossima settimana si deciderà il destino del decreto legge sulla scuola. Scendere in piazza a giochi fatti che senso può avere?".

I timori del sindacalista Unicobas si sono preso tradotti in realtà: oggi si è infatti conclusa la discussione generale nell'aula della Camera sugli emendamenti al decreto scuola. L'esame del provvedimento riprenderà lunedì prossimo, l'aula è riconvocata lunedì 6 ottobre, ma secondo alcuni rappresentanti dell'opposizione il voto di fiducia sarebbe imminente. La possibilità di vedere approvato il dl a breve termine non scompone però i sindacati più 'concertativi': la Cisl, ad esempio, non è affatto disposta a scendere in piazza subito: "non si possono fare riforme non condivise dalle parti in causa, e cioè dai lavoratori della scuola", ha detto il leader Raffaele Bonanni, puntualizzando che "non è con la fretta nè con i tagli che si possono affrontare i problemi della scuola".

Decisamente più 'forti', invece le parole del nuovo segretario flc-Cgil Domenico Pantaleo che ha voluto anche rispondere all'affondo di ieri di Berlusconi: le sue "sono ingiustificate e ingenerose: il sindacato è stato sempre fattore d'innovazione, anche dal punto di vista pedagogico. Nel piano Gelmini invece - ha controbattuto Pantaleo - anche sforzandomi, non riesco a vedere innovazioni". In attesa di una risposta univoca dei sindacati, domani torna in piazza, sempre davanti al ministero a Roma, la Rete degli studenti. Lunedì toccherà, stavolta a Montecitorio, al Pd: mentre in aula si comincerà a votare il decreto Gelmini, in strada il maggiore partito dell'opposizione, assieme a vari coordinamenti di docenti e genitori, porteranno avanti l'ennesimo sit-in.