La maestra tira le orecchie e l'alunno finisce in ospedale

Un bambino di 7 anni è stato accompagnato ieri sera dai genitori al pronto soccorso dell'ospedale di Olbia con problemi ad un orecchio: ai medici avrebbe raccontato che era stata la maestra, durante le lezioni del mattino, a provocargli il trauma tirandogli con forza i lobi e impedendogli di muoversi con una mano stretta alla mandibola.
 L'alunno aveva chiesto alla maestra di spiegargli di nuovo la lezione e la maestra, indispettita, gli ha afferrato un orecchio e glielo ha tirato con forza, tenendolo per la mandibola. E' successo in una scuola di Olbia. Quando è rientrato a casa, il piccolo alunno, che frequenta la seconda elementare, ha cominciato a lamentare dolori, conati di vomito e brividi. I genitori lo hanno portato in ospedale dove il bambino, sottoposto a visita medica, ha raccontato l'episodio. I sanitari del "Giovanni Paolo II" hanno diagnosticato un distacco parziale della pelle retrostante l'orecchio e un arrossamento della pelle. La prognosi è di tre giorni ma è stata richiesta una visita specialistica. I genitori dell'alunno si sono rivolti ai carabinieri mentre i dirigenti della scuola hanno avviato verifiche sull'operato della maestra.

LA MAESTRA. "Mi assumo la responsabilità di un gesto che non voleva fare del male ma essere una semplice forma di rimprovero, forse antico". Si difende in questo modo la maestra 60enne, arrivata a fine carriera, che dopo 30 anni di lavoro è stata chiamata in causa dai genitori di un bambino di seconda elementare per aver procurato una lesione al figlio, tirandogli le orecchie. "Ero intenta a correggere i compiti, ma ho dovuto riprendere più volte il bambino, simpatico e chiacchierino. Visto che continuava ad essere distratto - ha spiegato - l'ho preso, con tono scherzoso, per un orecchio, e gli ho detto di rifare i compiti. Il piccolo ha continuato a lavorare e a chiacchierare senza lamentarsi. Solo dopo 10 ore si è presentato al pronto soccorso accompagnato dai genitori - ha concluso l'insegnante - ma io non ritengo di aver fatto del male al mio alunno".

L'Unione Sarda 23 settembre 2008