Dal sito: la voce del padrone

Possiamo ancora domandarci chi è stato?

I bambini della scuola elementare di Rignano Flaminio si sono inventati tutto? E’ questa la domanda paradossale a cui siamo spinti con incredibile vigore dal procedere delle inchieste. Ma la vera domanda è un’altra: perché in Italia è così difficile trovare i colpevoli? Non è soltanto un problema tecnico nella procedura delle inchieste, anche se fa rabbrividire la difficoltà di concordare persino sull’attendibilità delle perizie psichiatriche. Se il dissenso inizia già qui, figurarsi cosa viene dopo – o meglio: tutto quanto non viene. La difficoltà di dare un nome ai colpevoli rappresenta la difficoltà stessa di immaginare un colpevole per un crimine così raccapricciante. Persino la Cassazione si corregge da sola per precisare che non si deve cercare i colpevoli “fuori” dalla scuola. Né dentro, né fuori: ma allora dov’è il colpevole? Forse è già scattato il meccanismo automatico dell’ipocrisia, nome elegante per evitare di sporcarsi con un termine disdicevole eppure connaturato all’Italia: omertà. L’omertà è anzitutto un’autodifesa per continuare a ficcare la testa nella sabbia dell’indifferenza. Il pedofilo, o in generale l’autore di crimini efferati, è un “mostro” che non può stare accanto a noi, perché altrimenti la sua presenza spoglia la realtà di tutte le maschere che usiamo per non vederla. Purtroppo tanti preferiscono screditare la voce dei bambini piuttosto che screditare se stessi, per non ritrovarsi di fronte un “mostro” dal volto così comune. Meglio dare addosso ai giudici e screditare le vittime, meglio dividersi in colpevolisti e innocentisti, meglio ancora sbattere tutto in televisione. Così si pratica l’esorcismo mediatico, che è come tirare lo sciacquone in bagno.

Fonte: sito La voce del Padrone