Pedofilia, caso don Mauro Stefanoni: i monsignori Maggiolini, Cantoni e Bedetti, scelgono il silenzio


Il caso. I religiosi sono accusati dal magistrato di concorso in favoreggiamento personale
Maggiolini, Cantoni e Bedetti oggi interrogati sulla vicenda dell’ex parroco di Laglio

Erano attesi per il primo pomeriggio. Ma, a dire la verità, in pochi pensavano che tutti e tre avrebbero risposto all’invito del sostituto procuratore della Repubblica, Maria Vittoria Isella. Invece, monsignor Alessandro Maggiolini, vescovo emerito di Como, monsignor Oscar Cantoni, vescovo di Crema, e monsignor Enrico Bedetti, ex vicario generale della Diocesi, accompagnati dai loro avvocati, i gemelli Carlo e Vittorio Rusconi, non si sono nascosti, presentandosi puntualissimi - Maggiolini addirittura in anticipo - davanti al magistrato lariano che li ha indagati per concorso in favoreggiamento personale.


Una iscrizione nata dalle dichiarazioni rilasciate in aula da don Mauro Stefanoni - condannato a otto anni in primo grado per violenza sessuale su un minore - nel giorno del suo esame, quando confessò di aver saputo delle indagini a suo carico in seguito a una doppia convocazione in Curia, la prima al mattino (con presenti monsignor Cantoni e monsignor Bedetti), la seconda alla sera, davanti a monsignor Maggiolini, all’epoca dei fatti - che risalgono al 2004 - alla guida della Diocesi di Como. Il primo a varcare la soglia del palazzo di giustizia è stato proprio il vescovo emerito, prima delle 15. In carrozzella, e accompagnato dai suoi legali, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Lo stesso, un’oretta dopo, alle 15.55 e alle 16.10, hanno fatto pure il vescovo di Crema, Oscar Cantoni, e monsignor Bedetti. Anche per loro, l’incontro con il sostituto procuratore Isella è durato una manciata di minuti, giusto il tempo per confermare quanto fatto in precedenza da Maggiolini.
E nemmeno all’uscita dal palazzo di giustizia di Como i tre monsignori hanno voluto parlare della vicenda che li vede coinvolti. Qualche parola, uscita di getto ma detta con garbo, è sfuggita solo a monsignor Bedetti. «Per episodi di furti e rapine non si citano nomi e foto. Noi, invece, siamo stati sbattuti in prima pagina. Si parla tanto di privacy, ma in questo caso non si è vista. Ed è questa la cosa che più mi rammarica in tutta questa vicenda».
E ancora, incamminandosi verso il centro città: «E comunque non siamo accusati di niente. Ci troviamo ancora in una fase preliminare dell’inchiesta». Una indagine che comunque non dovrebbe essere lontana dalla conclusione. Nelle prossime settimane infatti il sostituto procuratore Maria Vittoria Isella dovrebbe inviare ai tre indagati e ai loro avvocati l’avviso della conclusione delle indagini preliminari.
 Mauro Peverelli Corriere di Como 5 settembre 2008