Pedofilia, caso La Monica, scontro sulla lettera dal carcere

di Roberta Lerici 

Pino La Monica proclama dal carcere la sua innocenza attraverso una lettera inviata alla Gazzetta di Reggio e le famiglie delle bambine che lo hanno denunciato insorgono. Come in ogni storia di presunta pedofilia, si è prontamente formato un comitato per sostenere l'accusato. Come in ogni storia di questo tipo, le famiglie soffrono e chiedono il silenzio dell'accusato, almeno fino alla conclusione del caso.

 

Infatti, per proclamare la propria innocenza, gli indagati accusano generalmente le presunte vittime (in questo caso 12 bambine) di essere bugiarde o di essersi condizionate a vicenda. Come in ogni storia di presunta pedofilia, gli indagati dimenticano che le indagini le fa la magistratura e non basta alzarsi una mattina e accusare una persona a caso per essere creduti:ci vogliono indagini che diano credibilità ai racconti fatti dai minori. Poi sarà la magistratura a stabilire chi mente e chi dice la verità.Non sono quindi le famiglie ad accusare qualcuno, ma la magistratura che ha indagato. Peccato che quasi nessuno se ne ricordi.

Caso La Monica: scontro sulla lettera di Pino

di Tiziano Soresino

Parole che dividono. Si biforcano le reazioni giunte in «Gazzetta» dopo la pubblicazione della lettera scritta da Pino La Monica, l'educatore 35enne accusato di atti pedofili nei confronti di una dozzina di ex allieve.

Da una parte la rabbia dei genitori di alcune di queste ragazzine già sentite dagli inquirenti, dall'altra la solidarietà del Comitato «Insieme per Pino» che si batte non solo per dimostrare l'innocenza dell'indagato ma anche per costruire «un mondo più giusto dove non vinca sempre la paura e la diffidenza». Contrasti forti, mentre l'inchiesta è in fase di chiusura.
Alle undici ragazzine - di cui una sola maggiorenne - che hanno denunciato La Monica s'è aggiunta, di recente, una bambina di 10 anni che verrà sentita pure lei tramite un interrogatorio protetto.


LE FAMIGLIE ACCUSANO. I genitori di alcune di queste minorenni hanno telefonato ieri in redazione per raccontare il trauma vissuto e non ancora superato da tutta la famiglia, ma soprattutto per rispondere alla lettera in cui l'educatore ha gridato la propria innocenza. «Sarebbe meglio che La Monica rimanese zitto finché il processo non sarà finito - è la replica unanime - invece è da mesi che parla: lo fa tramite il Comitato e anche nel blog si vede chiaramente che c'è dietro la sua mano. Decisamente fuori luogo quanto ha scritto sull'ultima bambina che l'ha denunciato (La Monica dice di non ricordarla come sua allieva e che le accuse sono di un'incredibile approssimazione, ndr), oltretutto in un momento in cui la minore non è stata ancora sentita. Sarà lo psicologo a valutare il racconto della bambina, non lui. Questa lettera ci ha ferito tantissimo - concludono con toni più o meno accesi i genitori di alcune ragazzine - perché sappiamo solo noi quanto dolore e vergogna sta provocando questa brutta storia. Un trauma che fatichiamo tutti a superare, bambine e familiari».

IL COMITATO. Ma c'è anche una bella fetta di persone che non crede all'educatore con tendenze pedofile inquadrato da denunce e relative indagini. Persone che si sono unite in un Comitato e non hanno esitato a scendere in piazza. «Non siamo mai entrati nel merito delle accuse mosse a Pino, ma tante cose, riflettendoci - rimarca il Comitato - proprio non ci tornano. Intanto ci piacerebbe, piuttosto che sbandierare la sua innocenza, far sapere a tutti di che cosa sia realmente accusato: nei casi più gravi si parla di "toccamenti" e mai da parte sua. Inoltre quasi tutte le denunce sono il seguito della prima e provengono sempre dagli stessi ambienti, con le stesse modalità. Sempre durante i corsi da lui tenuti: ci chiediamo come sia possibile questo per un uomo che aveva sempre la sua casa piena di bambini ed allievi e che condivideva con loro anche gran parte della sua vita privata? Ci chiediamo come possa una società che si definisce "civile" tollerare ancora il dolore e la sofferenza che si sta procurando ad una persona che ha seminato solo amore e rispetto verso il prossimo». Poi il Comitato entra nel merito delle metodologie applicate da La Monica nei suoi corsi: un punto cruciale, perché le accuse all'educatore sono maturate proprio nell'ambito lavorativo. «Pino ha aiutato tante persone a sognare e ad avere un futuro certo e più sereno. Nel suo lavoro il contatto fisico era alla base di tutto, quella pedagogia della corporeità, ma noi arriveremmo a dire "pedagogia della fiducia e del rispetto", attraverso la quale insegnare l'accoglienza e la totale dedizione verso il prossimo. Dopo la sua vicenda alcuni educatori hanno volontariamente sospeso la loro attività in attesa che presto possa esserci nei loro confronti una maggiore tutela».
(La Gazzetta di Reggio 31 agosto 2008)