Venezia, scoperta rete di pedofili. Diciotto indagati tra cui un liceale di Padova

La polizia postale ha individuato una rete internet nella quale venivano scambiate foto e video di bambini sotto l’età scolare

 

Carlo Mion VENEZIA. Ha 17 anni, abita a Padova, è uno studente di liceo e dall’altra sera è il più giovane denunciato per pedopornografia dalla polizia postale di Venezia. Se non ci fossero stati gli agenti veneziani giunti a casa sua per perquisire l’abitazione e verificare il computer che usava per scambiare file pedofili, il padre lo avrebbe ammazzato di botte. Anche perchè il titolare del collegamento Web è proprio il genitore.
E’ uno dei tasselli dell’ennesima operazione contro questo fenomeno portata a termine dalla polizia postale diretta da Ciro Pellone. Alla fine sono finite nei guai diciotto persone tra cui un trentenne di Lecco, arrestato. I pedofili si nascondevano con nickname tipo «Ziettoperpiccine» o «Miciocarino», oppure «bambola95». L’obiettivo per tutti era lo scambio di foto e video di bambini, dell’età media di 5 anni, ritratti in atteggiamenti terribili.
I poliziotti hanno iniziato le indagini alla fine del 2007, fingendosi interessati allo scambio di materiale pedopornografico. Per mesi, grazie a sofisticati programmi, sono entrati nei computer di persone apparentemente normali, hanno raccolto dati e identificato utenze telefoniche da Lecco a Mantova, Bologna, Forlì Cesena, Roma, Caserta, Napoli, Taranto, Padova, Torino e Messina.
Nelle ultime settimane la svolta, associando ai nick nome e cognome. Decine i computer analizzati e centinaia i supporti informatici sequestrati. I 18 indagati hanno un’età compresa tra i 17 e i 40 anni, alcuni sono sposati e hanno figli, c’è chi lavora in banca, chi fa l’operaio, chi è ingegnere o imprenditore. L’arrestato ha 30 anni, fa l’elettricista e convive con una donna a Lecco. Nel suo computer è stato trovato un archivio tale da far scattare l’arresto in flagranza di reato. Decine di migliaia di foto di bambini, anche piccolissimi, costretti a subire violenze sessuali ad opera di adulti. Praticamente non si sa nulla sulle vittime, probabilmente dell’est Europa e dell’Estremo Oriente, di età compresa tra i 3 e 15 anni. Le indagini sono ancora in corso e nuovi scenari si aprono grazie al materiale e ai dati raccolti dagli specialisti della sezione operativa del Compartimento Veneto, coordinati dal commissario capo Giuseppe Giliberti.
«Giorno dopo giorno mettiamo un tassello per arginare questo deprecabile fenomeno», ha detto il dottor Ciro Pellone. «Ma è un lavoro difficile, quanto facile è per i pedofili condividere foto e video di bambini piccolissimi costretti a subire abusi. In questo caso i pedofili utilizzavano un noto servizio di messaggistica istantanea, molto utilizzato dagli internauti, per mezzo del quale si scambiavano materiale in tempo reale. Si tratta, quindi, solo di cessione e non di commercio».
(Espresso Local 03 luglio 2008)