Bambini abusati: da un grande psichiatra uno studio che potrebbe aiutare a curarli

Come l'ambiente modula la funzione dei geni

".....i bambini vittime di abusi (maltrattamenti, violenze domestiche, abusi sessuali, abbandoni) possono presentare anche a distanza di tempo disturbi della sfera emozionale più o meno gravi, fino al suicidio, se non intervengono fattori protettivi - familiari, sociali, culturali - a sostenerne lo sviluppo. "L’obiettivo finale delle ricerche è di integrare i dati dell’analisi molecolare con l’indagine psicologica per prevenire in tempo l’insorgere di comportamenti autolesivi in soggetti che hanno subito abusi. Perché se è vero che la vita di un bambino è sacra, quella di un bambino abusato lo è forse ancora di più…"

Il grande psichiatra francese Henry Ey scriveva che la nozione di malattia mentale deve muoversi nell'orbita della biologia e della medicina. Un’idea sostenuta recentemente da Eric Kandel, premio Nobel per la medicina nel 2000 per le scoperte sui meccanismi cellulari e molecolari della memoria e del condizionamento. E’ noto che le interazioni acquisite dal cervello in età precoce, in special modo le informazioni neurologiche fissate dall’ippocampo, sono cruciali nel determinare la sensibilità e la modalità di reazione di fronte al mondo. In particolare, i bambini vittime di abusi (maltrattamenti, violenze domestiche, abusi sessuali, abbandoni) possono presentare anche a distanza di tempo disturbi della sfera emozionale più o meno gravi, fino al suicidio, se non intervengono fattori protettivi - familiari, sociali, culturali - a sostenerne lo sviluppo. Una possibile conferma del legame tra abuso e rischio suicidio giunge da una ricerca di biologia molecolare effettuata alla McGill University di Montreal e pubblicata su PLoS One, il giornale interattivo open-access della Public Library of Science. I ricercatori canadesi si sono rivolti alle banche del cervello (Quebec Suicide Brain Bank), un sistema in rete di istoteche neurologiche che raccoglie e distribuisce per gli studiosi campioni da analizzare. Comparando il profilo molecolare di un set di geni che codificano per l’rRNA - componente di base per la sintesi proteica - nel cervello di suicidi ed in quello di soggetti deceduti per cause naturali, sono state riscontrate delle differenze nell’assetto dei “markers epigenetici” (rimodellamenti nella struttura della cromatina che avvengono senza cambiamenti nella sequenza del DNA e rappresentano una sorta di codice in grado di modulare l’espressione di geni). Le alterazioni nello spettro delle modifiche della cromatina sono alla base di diverse patologie umane, in quanto i markers epigenetici sono sensibili alle influenze dell’ambiente, specialmente nelle fasi precoci della vita. Tutti i soggetti che si erano suicidati avevano subito abusi nella prima infanzia. “E’ possibile che i cambiamenti nei markers epigenetici siano stati causati dall’esposizione ad abusi sessuali, anche se nell’uomo è difficile stabilire un rapporto di causa-effetto fra le esperienze infantili e modifiche nei markers epigenetici allo stesso modo in cui lo abbiamo dimostrato negli animali” - afferma Moshe Szyf, responsabile delle ricerche al Dipartimento di Farmacologia e Terapia della McGill University. Le ricerche sul suicidio sono estremamente complesse in quanto non esistono validi modelli sperimentali animali e quindi l’analisi è drammaticamente post mortem. Esiste poi a livello sociale uno “stigma”, quasi una cortina fumogena sul suicidio, che mira a coprirne le cause profonde o scatenanti, etichettandolo come evento non prevedibile e diagnosticabile in tempo, chiamando in causa determinanti genetici difficilmente dimostrabili. Una grande percentuale di suicidi, soprattutto infantili e giovanili sfugge all’analisi perché considerati banali “incidenti” conseguenti a condotte pericolose come bere fino allo stordimento, mescolando farmaci ed alcol, guidare contro mano, senza patente o sotto l’effetto di sostanze. “Anche tra gli stessi operatori che trattano le situazioni di abuso sui minori possono riscontrarsi i meccanismi di negazione e la mancanza di capacità empatiche” - sostiene il neuropsichitra infantile Francesco Vitrano, giudice onorario presso il Tribunale dei minori di Palermo. E’ fondamentale dunque avere a disposizione dei validi criteri diagnostici. “La grande domanda che abbiamo di fronte è se gli scienziati possano rilevare modifiche dell’assetto epigenetico a livello del DNA del sangue - conclude Szyf - ciò potrebbe portare alla messa a punto di test diagnostici, e sia possibile progettare interventi che eliminino le differenze rilevate nei markers epigenetici”. Gli stessi ricercatori della McGill University, in studi precedenti su ratti con disturbi dell’attaccamento, hanno osservato che il marchio epigenetico può essere reversibile, agendo con farmaci in grado di modificare gli schemi di metilazione del DNA. L’obiettivo finale delle ricerche è di integrare i dati dell’analisi molecolare con l’indagine psicologica per prevenire in tempo l’insorgere di comportamenti autolesivi in soggetti che hanno subito abusi. Perché se è vero che la vita di un bambino è sacra, quella di un bambino abusato lo è forse ancora di più… La Stampa 3 giugno 2008