Pedofilia, processo a don Mauro Stefanoni: le fughe di notizie, l'arringa difensiva e la distinzione tra il bene e il male

di Roberta Lerici

Ecco tre articoli che raccontano le ultime fasi del processo all'ex parroco di Laglio. Credo forniscano diversi motivi di riflessione sui casi di pedofilia che arrivano in giudizio, sia dal punto di vista processuale che morale.


Don Mauro Stefanoni, accusato di violenza sessuale su minore, avrebbe detto che monsignor Cantoni e monsignor Bedetti l'avevano avvertito dell'indagine

di Roberto Bettinelli


Como - La Procura di Como ha aperto un'inchiesta sulla fuga di notizie che avrebbe permesso a don Mauro Stefanoni di venire a conoscenza delle indagini che lo riguardavano dopo la denuncia di abusi sessuali da parte di un ragazzo minorenne.
I fatti risalgono al 2004 quando don Mauro era nella comunità di Laglio. Il vescovo di Como, Alessandro Maggiolini sarebbe accusato di aver informato l'indagato dell'attività della Procura. Ma sembra che non sia il solo ad essere coinvolto nella fuga di notizie. Sono stati fatti i nomi di altri due prelati: il vescovo di Crema Oscar Cantoni (foto) e monsignor Enrico Bedetti. Sembra che a carico di Maggiolini i magistrati lariani abbiano aperto un fascicolo per favoreggiamento personale.
Maggiolini ha respinto le accuse dicendosi sereno sulla vicenda. La Procura di Como sta ora vagliando le posizioni di Oscar Cantoni ed Enrico Bedetti, per decidere se convocarli o meno in merito alla fuga di notizie che avrebbe potuto intralciare le indagini.

A fare i nomi dei due prelati - tra i quali l'allora vicario di Como oggi Vescovo di Crema - è stato proprio l'imputato. «Il nome di Oscar Cantoni è stato fatto dal mio cliente quando nell'udienza del 7 febbraio è stato esaminato dal pubblico ministero. Don Mauro ha detto che Cantoni e Bedetti l'avvertirono dell'indagine durante un incontro avvenuto nella Curia» ha detto al telefono l'avvocato del sacerdote, Massimo Martinelli.
Ma ora la domanda che si stanno facendo gli inquirenti è questa: come era possibile che in Curia si sapesse di un'indagine che proseguiva nel massimo riserbo? «Don Mauro ha raccontato dell'incontro in Curia con Cantoni e monsignor Bedetti anche nelle prime telefonate fatte dopo quell'incontro» ha dichiarato l'avvocato Marinelli.
Era il 16 novembre del 2004, l'inchiesta contro il prete di Laglio era stata aperta da circa un mese e il suo telefono era già sotto controllo. Il 17 novembre la casa di don Mauro venne perquisita dagli uomini delle forze dell'ordine. Un'inchiesta, quella della Procura di Como, che risale al 2004.

Tutto era nato negli spogliatoi, quando il ragazzo minorenne aveva detto ai compagni di aver avuto un rapporto sessuale completo con un adulto. L'adulto, stando al ragazzo, era proprio don Mauro Stefanoni. «Peccato però che più tardi ha negato la validità di quello che aveva dichiarato» ha spiegato il legale.

Il processo si concluderà il 29 maggio quando i giudici dovranno decidere se dare ascolto alle tesi dell'accusa rappresentata dal pubblico ministero Isella, che ha chiesto una condanna a otto anni di reclusione, oppure a quelle dell'avvocato difensore, che ha proposto l'assoluzione. «Qui si vuole gettare fango su un sacerdote che è stato sempre amato nelle comunità che ha servito» ha concluso Marinelli.

Un processo, quello di Como, che ha aperto una ferita nella Diocesi, e che ora potrebbe aggravarsi con l'indagine sulla fuga di notizie che coinvolge anche il Vescovo di Crema.


 Crema online 16 maggio 2008  

Sette ore di arringa dei legali che tutelano l'ex parroco di Laglio  Dure contestazioni all'opera della Procura                         

Como - La Procura di Como ha aperto un'inchiesta sulla fuga di notizie che avrebbe permesso a don Mauro Stefanoni di venire a conoscenza delle indagini che lo riguardavano dopo la denuncia di abusi sessuali da parte di un ragazzo minorenne.
I fatti risalgono al 2004 quando don Mauro era nella comunità di Laglio. Il vescovo di Como, Alessandro Maggiolini sarebbe accusato di aver informato l'indagato dell'attività della Procura. Ma sembra che non sia il solo ad essere coinvolto nella fuga di notizie. Sono stati fatti i nomi di altri due prelati: il vescovo di Crema Oscar Cantoni (foto) e monsignor Enrico Bedetti. Sembra che a carico di Maggiolini i magistrati lariani abbiano aperto un fascicolo per favoreggiamento personale.
Maggiolini ha respinto le accuse dicendosi sereno sulla vicenda. La Procura di Como sta ora vagliando le posizioni di Oscar Cantoni ed Enrico Bedetti, per decidere se convocarli o meno in merito alla fuga di notizie che avrebbe potuto intralciare le indagini.

A fare i nomi dei due prelati - tra i quali l'allora vicario di Como oggi Vescovo di Crema - è stato proprio l'imputato. «Il nome di Oscar Cantoni è stato fatto dal mio cliente quando nell'udienza del 7 febbraio è stato esaminato dal pubblico ministero. Don Mauro ha detto che Cantoni e Bedetti l'avvertirono dell'indagine durante un incontro avvenuto nella Curia» ha detto al telefono l'avvocato del sacerdote, Massimo Martinelli.
Ma ora la domanda che si stanno facendo gli inquirenti è questa: come era possibile che in Curia si sapesse di un'indagine che proseguiva nel massimo riserbo? «Don Mauro ha raccontato dell'incontro in Curia con Cantoni e monsignor Bedetti anche nelle prime telefonate fatte dopo quell'incontro» ha dichiarato l'avvocato Marinelli.
Era il 16 novembre del 2004, l'inchiesta contro il prete di Laglio era stata aperta da circa un mese e il suo telefono era già sotto controllo. Il 17 novembre la casa di don Mauro venne perquisita dagli uomini delle forze dell'ordine. Un'inchiesta, quella della Procura di Como, che risale al 2004.

Tutto era nato negli spogliatoi, quando il ragazzo minorenne aveva detto ai compagni di aver avuto un rapporto sessuale completo con un adulto. L'adulto, stando al ragazzo, era proprio don Mauro Stefanoni. «Peccato però che più tardi ha negato la validità di quello che aveva dichiarato» ha spiegato il legale.

Il processo si concluderà il 29 maggio quando i giudici dovranno decidere se dare ascolto alle tesi dell'accusa rappresentata dal pubblico ministero Isella, che ha chiesto una condanna a otto anni di reclusione, oppure a quelle dell'avvocato difensore, che ha proposto l'assoluzione. «Qui si vuole gettare fango su un sacerdote che è stato sempre amato nelle comunità che ha servito» ha concluso Marinelli.

Un processo, quello di Como, che ha aperto una ferita nella Diocesi, e che ora potrebbe aggravarsi con l'indagine sulla fuga di notizie che coinvolge anche il Vescovo di Crema.

 Mauro Peverelli       

 Corriere di Como 13 maggio 2008

 

                                   

Cosa serve agli uomini per distinguere tra bene e male

 Il dariosauro
di Dario Campione
                        
Le fasi conclusive del processo contro l’ex parroco di Laglio hanno avuto l’effetto di un detonatore sotto una tonnellata di tritolo. Durissime le parole del pm, Maria Vittoria Isella, che ha rivolto accuse ai vertici della Curia. Il vescovo e i suoi collaboratori avrebbero, in sostanza, aiutato in modo indebito il sacerdote, rivelandogli come la magistratura avesse aperto un fascicolo a suo carico. Secca e anche risentita la replica di monsignor Alessandro Maggiolini, che ha negato la circostanza del favoreggiamento e ribadito di aver voluto solo parlare con il prete per conoscere la verità dei fatti. La vicenda giudiziaria di don Mauro Stefanoni avrà una conclusione su cui sarebbe inutile e sbagliato azzardare previsioni. Il fatto nel suo complesso, invece, sollecita una riflessione: sui modi e sulle forme dell’insegnamento religioso (e non solo), sul ruolo della Chiesa e dei suoi uomini, sul rapporto sempre delicato che si instaura tra chi educa e chi impara. Giovanni Paolo II prima, il suo successore Benedetto XVI dopo, non hanno esitato a chiedere perdono per quanto accaduto in alcune diocesi americane, travolte da scandali a sfondo sessuale. «Uomini di Chiesa hanno tradito i loro obblighi e compiti sacerdotali con comportamenti gravemente immorali», ha detto Ratzinger ai vescovi statunitensi. Comportamenti «che causano profonda vergogna», ha insistito il Papa. Di questa “fiducia spezzata” e di quanto accaduto negli ultimi mesi parliamo stasera, in diretta su Etv, a partire dalle 20.30. Cercando - come diceva Papa Wojtyla - di comprendere come sia possibile e cosa serva, agli uomini, per «mantenere chiara la distinzione tra bene e male». Corriere di Como 15 maggio 2008 dariosauro@espansionetv.it