Lorena, i racconti di compagni e professori: "Lo so, morirò in un pozzo"

 

MARIA CORBI

CALTANISSETTA


Quartiere Macello, tante case tutte uguali, per strada i ragazzi che sgommano con i motorini truccati, le loro madri che parlano dalle finestre di quello che è successo. E’ qui, in questo fazzoletto di periferia, che sono cresciuti e sono diventati amici Alessandro, Giuseppe, e Domenico, ragazzi con pochi sogni trasformati in belve in un assurdo pomeriggio di orrore. «Solo se si sono drogati si spiega quello che hanno fatto», dicono i loro compagni di comitiva. Lorena la conoscevano bene, era stata la ragazza di uno di loro, il più piccolo, Alessandro, 15 anni, un flirt di un mese e poi storia finita.

 

Almeno per lui, Don Giovanni di paese, campione sportivo, con quella voglia di correre nelle gambe che gli aveva fatto vincere i campionati provinciali lo scorso aprile.

Lorena era triste per quell’addio e le voci di paese dicono che cercasse di farlo ingelosire flirtando, e forse qualcosa di più, con gli amici Giuseppe, di sedici anni, un lavoro nelle sere e Domenico 17, carrozziere. Tutti fidanzati e terrorizzati che questa scappatella venisse scoperta. Poi l’annuncio: sono incinta. Verità o invece disperato tentativo di punire , magari anche di riacchiappare quell’amore perduto? L’autopsia oggi chiarirà molte cose, ma non certo la follia scattata in quello che è stato descritto come un branco, amici che prendono forza e arroganza uno dall’altra, come descrive il professore di Alessandro sicuro che a spingerlo sia stato il gruppo. In molti negli ultimi quindici giorni si erano accorti del suo disagio. Prima di tutto il suo professore di educazione fisica che lo allenava e che lo stava preparando per i campionati studenteschi regionali di corsa ad ostacoli.

Difficile tenerlo sui banchi di scuola e così da qualche tempo c’era un assistente sociale del Comune ad occuparsi di lui. «Un ragazzo difficile - spiega il sindaco Giovanni Di Martino - ma come tanti. Iscritto al liceo scientifico ma senza una vera motivazione». Bocciato l’anno scorso, molte le assenze non giustificate del ragazzino e molte anche quelle Lorena che negli ultimi tempi si era trasformata. Il padre, piangendola, la ricorda come una «bambina, una dolce bambina». Mentre lei, raccontano le amiche, arrivate con gli occhiali neri alla veglia organizzata nella chiesa di Sant’Antonio, «aveva voglia di crescere in fretta». «Non la riconoscevamo più, quel fidanzato era diventato un’ossessione e anche il piacere agli altri. Era bella e all’uscita di scuola aveva molti ragazzi che le facevano la corte. Ma non parlava molto, era chiusa».

Emozioni e problemi serrati nella cassaforte del propro cuore, anche a casa. «Non parlava con la mamma - racconta il suo professore di religione, Rosario Di Dio. Avevo fatto fare un rispondere in classe ad un questionario e mi ricordo che lei a una domanda rispose: "determinate cose non bisogna dirle ai genitori"». Don Rosario se la ricorda quel 30 aprile maledetto, a scuola, alla quinta ora: «Se ne stava in un angolo da sola, a piangere. Sapevo che aveva problemi di cuore, che il fidanzatino la faceva soffrire. Non era più la stessa, soprattutto da quando aveva visto il film «The ring», in cui una serie di ragazze muore dopo aver visto una cassetta. Lei una settimana prima mi disse: «finirò così». Come la ragazza che finisce in un pozzo. Una morta annunciata anche in un disegno che porta la sua firma sul muro della classe - «Lorena 1°B» - e che rappresenta una ragazza che finisce in un pozzo. «Era strana, diceva cose senza senso e che il suo fantasma sarebbe tornato a vendicarsi di chi le aveva fatto del male», continua il professore di religione. Adesso, però, è il tempo della giustizia. «Meritano l’ergastolo e anche di più», si sfoga il padre. «E’ giusto che paghino se saranno riconosciuti loro come i colpevoli», dicono i padri di Giuseppe e Domenico.

La Stampa 15 maggio 2008