Parla il genitore della bambina vittima di violenza sessuale:"Mi fermano per strada per chiedermi se è mia figlia"

ORRORE A SANTA LUCIA  - Intervista al genitore della bambina vittima della violenza sessuale:

«Mi ha preso e tirata dentro la cucina»

Il papà svela cosa gli ha raccontato la bimba: «Non sapevo più cosa fare»
«E’ un trauma pesante che si fa sentire. La piccola continua a dire che non vuole andare a scuola»
 «Papà, mi ha preso per il braccio... Non sapevo cosa fare». Questo ha raccontato la bimba di dieci anni di Santa Lucia, vittima di abusi sessuali, al padre, che ieri mattina ci ha rilasciato un’intervista. Amareggiato, sconsolato, con gli occhi rassegnati di chi non ha più voglia di parlare, l’uomo rivive ogni giorno il dolore per quello che è accaduto alla sua bambina. «L’istinto sarebbe stato quello di ucciderlo, è un animale. Non si possono fare queste cose a una bambina di dieci, dico dieci anni», ha detto riferendosi a chi ha abusato della piccola.

Qual è il suo stato d’animo oggi?
Non è di certo buono, questo è un trauma pesante, che si fa sentire. Poi siamo rammaricati anche di quello che leggiamo sui giornali o sentiamo alla televisione. Certe cose fanno male, male, male. Noi non conosciamo chi sia questo individuo.
Come sta reagendo invece vostra figlia?
Continua a dire che non vuole andare a scuola. Vedremo lunedì (oggi, ndr) cosa si sentirà.
Cosa vi ha detto dopo quello che è accaduto?
È rientrata a casa piangendo, dicendo che l’aveva presa per un braccio e tirata dentro la cucina. L’ha confidato alla mamma. Verrebbe voglia di farsi giustizia da soli...
Come passate queste ore?
Nella speranza di sapere qualcosa, che al più presto questo individuo venga preso. Che venga richiuso affinché non possa più commettere atti del genere. Come è capitato a mia figlia temo possa succedere ad altri. Speriamo solo lo prendano e lo rinchiudano. E che gli diano una vera punizione, anche se il timore è che lo tengano dentro poco e poi esca. Che lo mandino in carcere a casa sua.
Cosa vorrebbe dire a chi ha usato violenza a vostra figlia?
Non servirebbe a niente neanche vederlo in faccia. È un animale. Come fa a prendersela con una bimba di dieci anni? Una bambina di dieci anni che non può difendersi, una bambina che non sa nemmeno darti uno schiaffo.
La bambina ha passato molto tempo in ospedale per esami e accertamenti...
Possiamo solo dire bene di come si sta comportando l’Ulss 7. Il 25 aprile abbiamo portato la bambina in ospedale all’una e mezza ed è rientrata a casa alle 19. Stanno facendo il massimo. Anche il supporto psicologico è utile.
Quali sono le vostre speranze oggi?
Che al più presto venga fatta giustizia. E non sono solo io come padre a volerlo. Anche tutta la popolazione di Santa Lucia è rimasta profondamente colpita.
Potrete mai perdonare?
Non c’è nessun perdono. Non si possono né concepire né perdonare atti del genere. Ma come si può fare questo a una bambina di dieci anni?
Come tentate di superare questi momenti? Pensate di allontanarvi per qualche giorno dal paese?
No, questa è la nostra terra. È chi commette atti del genere che se ne deve andare via da qui. Io mi butto su lavoro, per non pensare. Tentando di continuare a vivere nella quotidianità.
Il tempo che passa aiuta a lenire questa ferita?
Ogni giorno che passa qualcuno mi ferma, qualche conoscente, e mi chiede se è mia figlia. E ogni volta è un trauma, un dolore, una sofferenza. Vorremo dimenticare.
La bambina parla ancora di quello che è accaduto?
Non ne parla più. È troppo piccola, non sa ancora cosa vuol dire. Più avanti forse capirà. Non ha reagito, non sapeva cosa stava capitando. Quando gli ho fatto delle domande mi ha detto «Papà, mi ha preso per il braccio, non sapevo cosa fare» e poi si è messa a piangere.
La mamma della piccola invece non ha più voglia di parlare e ha rilasciato solo poche parole: «Adesso basta, stiamo andando oltre. Sono amareggiata per tutte le fandonie che vengono dette sulla tragica vicenda che è toccata a mia figlia. Vi dico solo che sarà detta la verità, ma la cosa che adesso mi interessa di più è che mia figlia continui la vita di sempre e che non debba avere paura di uscire di casa temendo che gli si punti il dito. Penso che ne abbia tutto il diritto».

 

(La Tribuna di Treviso 28 aprile 2008)