PEDOFILIA, EX PARROCO RUGGERO CONTI CONDANNATO ANCHE IN APPELLO

 

Pedofilia, l'ex parroco Ruggero Conti condannato a 14 anni e due mesi Prescritti tre episodi contestati, pena ridotta nel processo di appello 

ROMA - Riduzione di pena in appello per Ruggero Conti, l'ex parroco romano accusato di aver abusato di alcuni bambini che frequentavano la sua parrocchia. La III Corte d'appello di Roma lo ha condannato a 14 anni e 2 mesi di reclusione; per Conti, sentenziata anche la prescrizione per tre episodi contestati. Approfittando delle fragilità di alcuni ragazzi affidati alle sue cure in oratorio e nei campi estivi, abusò ripetutamente di loro. E' l'accusa terribile sigillata venerdì dai giudici con una condanna da molti definita esemplare.

Oggi, Ruggero Conti, ex "guida" della parrocchia romana della Natività di Maria Santissima, in via di Selva Candida, è stato condannato in appello per violenza sessuale continuata ed aggravata compiuta tra il 1998 e il 2008. I giudici hanno ridotto così la pena di 15 anni e 4 mesi, inflitta al prelato in primo grado, solo perché prescritti tre episodi contestati. Per l'ex parroco scattarono le manette nel giugno del 2008, proprio mentre stava organizzando con l'oratorio il viaggio per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù. Dopo i domiciliari e il ritorno in carcere, oggi si è presentato "libero".

A dare avvio all'indagine fu la denuncia di un altro sacerdote. Per l'accusa, don Ruggero si era accattivato le simpatie di alcuni bambini, e li aveva convinti a subire gli abusi, spesso attirandoli nella propria abitazione dietro la promessa di soldi, cd, dvd o capi d'abbigliamento. «È tutto un complotto ordito nei miei confronti. Si tratta di gelosie e cattiverie», la sua difesa fin dall'inizio.

Nel giugno 2009 l'inizio del processo di primo grado; subito una polemica in merito alla costituzione di parte civile del comune di Roma. Fu uno dei leader Radicali, Marco Staderini, che, utilizzando una norma dello Statuto capitolino, alla prima udienza si costituì in qualità di cittadino elettore in luogo dell'amministrazione comunale che invece non ne aveva fatto richiesta. All'udienza successiva, l'amministrazione tentò di inserirsi nel processo, ma il Tribunale ne negò la costituzione, ritenendo la proposta tardiva.

Sono stati i giudici d'appello a ritenere un equivoco quanto registrato in primo grado, ammettendo Roma Capitale quale parte civile. Nel marzo del 2011, don Ruggero ebbe 15 anni e 4 mesi di carcere, con una condanna che per quei giudici si fondava «sulla immediata, diretta, coerente, sincera e partecipata narrazione compiuta in dibattimento dalle vittime».

Non solo; furono gli stessi giudici a ritenere «indimostrata» la tesi del complotto «ordito dal vice parroco e dai catechisti, con il coinvolgimento dei ragazzi ex frequentatori della parrocchia». La sentenza d'appello, parte finale di una storia che ha visto nuovamente le lacrime della sorella del parroco, di amici e ragazzi allievi, presenti fin dal primo grado, per dare sostegno a un uomo del quale hanno sempre sostenuto l'innocenza. E la condanna di Don Ruggero scatena una polemica politica. Il Pd indica il prete come «ex garante per le famiglie e le periferie del sindaco Alemanno».

«Per Alemanno l'ennesimo schiaffo, per i cittadini la dimostrazione che questo sindaco non è quasi mai riuscito a scegliere collaboratori che prima o poi non abbiano avuto problemi, anche gravissimi, con la giustizia», il commento del deputato del Pd, Marco Miccoli. Masini. «Oggi è stata scritta la parola fine su questa inquietante vicenda. Nessuno finora ci ha risarcito per i danni subiti, morali e materiali; abbiamo anche scritto al Papa. Speriamo che qualcuno adesso si faccia sentire», la voce dell'avvocato Fabrizio Gallo, uno dei legali di parte civile.

 FONTE IL MESSAGGERO 1 GIUGNO 2013 LEGGI L'ARTICOLO