PEDOPORNOGRAFIA, INCHIESTA: NEL DEEP WEB LA PROVA CHE IL PEDOSATANISMO ESISTE

 

TORTURE AI BAMBINI E PEDOPORNOGRAFIA: LA PIU' GRANDE INCHIESTA D'ITALIA.

1 dicembre 2012

Note di Roberta Lerici

In numerose inchieste sulla pedofilia, i bambini che raccontavano di aver subito abusi con croci, sangue, rituali e persone incappucciate, sono stati accusati di essere troppo fantasiosi.I loro racconti, hanno spesso scritto i giudici, erano disancorati dalla realtà. Anche quando hanno raccontato di aver dovuto bere strane bevande o ingerire particolari pillole, i giudici hannospesso stabilito che non essendone rimasta traccia nei loro piccoli corpi, non si poteva stabilire di cosa parlassero.

Negli stessi processi, spesso i loro genitori sono stati accusati di aver influenzato i racconti dei loro figl, quasi che pratiche così raccapriccianti facessero parte del bagaglio di conoscenze di tutti i genitori del mondo.Con l'ultima inchiesta sulla pedopornografia di cui potrete leggere di seguito i dettagli, speriamo che a qualche giudice venga in mente di fare lo sforze di visionare almeno qualcuno dei cinque milioni di file suddivisi in categorie specifiche, tra cui spiccano, appunto, quelli improntati al pedosatanismo.In questo modo, forse, potranno verificare se per caso l'eccessiva fantasia deelle centinaia di bambini che in Italia dagli anni '90 hanno cominciato a parlare di questo genere di abusi collettivi, non fosse affatto un'invenzione, ma il frutto di esperienze drammaticamente vissute.

 23/11/2012

L'inchiesta TORTURE AI BAMBINI E PEDOPORNOGRAFIA: LA PIU' GRANDE INCHIESTA D'ITALIA. SE TUTTO VA BENE I CRIMINALI SCONTERANNO SOLO QUALCHE ANNO DI CARCERE

Deep web: Si tratta del primo caso in Italia che parla della più grande rete di associati dediti alla pedopornografia e violenze sessuali Uno dei molteplici casi: Un bambino italiano completamente nudo, con falli di gomma in mano, vicino ad una donna anch’essa parzialmente nuda; Oltre ad atteggiamenti richiamanti al sesso, il bambino reggeva dei cartelli con scritte delle bestemmie, urinava su un crocifisso e prendeva l’ostia inginocchiato dinnanzi al sesso nudo della donna che si è rivelata, poi, essere la madre.

Chiara Rai Salerno - E’ di quattro giorni fa, 19 novembre, la notizia di arresti nell’ambito della pedopornografia partiti da Salerno.

Si è accennato a violenze sessuali e torture ma non si è entrati nel dettaglio perché si tratta del primo caso in Italia che parla della più grande rete di associati e di milioni di files rinvenuti appartenenti ad “insospettabili” criminali. E’ un argomento complesso che non può essere affrontato in una volta sola, per questo si inizia oggi, ma si continuerà con una serie di approfondimenti per conoscere come funzionano queste reti virtuali anonime che celano attività delittuose e criminali perpetrate a danno dei bambini. Atti alla mano.

Conoscere questi meccanismi è essenziale perché non solo rende la vita difficile a questi criminali che vorrebbero rimanere anonimi ma mette in allerta da un nuovo grandissimo pericolo: la rete profonda. Nascosta. Oggi 23 novembre, presso la Procura di Salerno si tengono i primi interrogatori di garanzia di queste persone, se così si possono definire. L’orrore del “Deep web” purtroppo è una realtà concreta con criminali in carne ed ossa che utilizzano la rete per diffondere materiale pedopornografico ma soprattutto per continuare a compiere violenze sessuali, atti osceni e torture su neonati grazie a nuove conoscenze perverse.

Undici indagati sparsi in tutta Italia: Terni, Roma, provincia di Mantova e poi ancora in provincia Vicenza, Vercelli, Brescia, Genova, Torino, Catania. Arresti e perquisizioni sono in corso in Campania, Lazio, Umbria, Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto. Due in carcere. Circa sette ai domiciliari. Le ordinanze son state emesse dal Gip di Salerno Renata Sessa, su richiesta del Pm della Procura distrettuale della città campana, Francesca Fittipaldi.

Sono intermediari, insospettabili divulgatori di materiale pedopornografico, oltre 5 milioni di file dell’orrore, utilizzando la sottorete internet denominata “deep web” che garantisce l’anonimato. Si tratta del più grande archivio pedopornografico mai rinvenuto finora in Italia.

Tra milioni di immagini e video, scoperti dalla Polizia Postale della Campania, vi sono anche filmati e foto di neonati sottoposti a torture talmente macabre che possono aver portato questi bambini di pochi mesi anche alla morte. Le immagini e i video pedopornografici del database erano suddivisi per categorie: quelli più crudi erano classificati come "hurtcore" e "death". L’ipotesi di omicidio non viene esclusa dagli investigatori. La diffusione del materiale avveniva in Campania e da qui alle altre regioni d’Italia. Non è invenzione, è realtà e internet è stato il mezzo di diffusione di queste azioni immonde. Tutto parte da una denuncia in Procura di una giovane salernitana che ha riferito di avere scaricato file musicali di Edith Piaf.

Quando però era andata ad aprirli, gli erano comparse sul computer foto pedopornografiche. La giovane donna si è recata subito in Procura a spiegare l’accaduto. Queste persone sono indagate per il reato di cui all’articolo 416 del codice penale. Poiché associandosi tra loro e con altri soggetti non ancora identificati, realizzavano un sodalizio criminoso estrinsecatosi in una comunità virtuale in internet. L’elemento soggettivo caratterizzante il reato è il dolo specifico, consistente nella coscienza e volontà di aderire alle idee e far parte dell’associazione, di contribuire a mantenerla in vita, nonché di condividerne gli scopi e favorire l’attuazione dell’indeterminato programma delittuoso volto ad una serialità di delitti, tra cui è indubbio l’abuso sessuale ai danni dei minori. Si tratta di una vera e propria comunità virtuale che conta oltre seimila affiliati di diverse nazionalità, con una gerarchia e regole ferree che disciplinano sia la partecipazione che l’esclusione.

Viene definita una associazione stabile ed organizzata. Gli associati dovevano accedere alla rete di anonimizzazione Tor. Per citare uno dei molteplici casi: una donna del ’64 insieme al compagno del ’48 fornivano materiale “inedito”, cioè prodotto da loro stessi servendosi del figlio minore della donna con il quale questa compiva degli atti sessuali. La madre abusava di suo figlio di circa 7 anni. E’ un orrore. Si tratta di persone “anonime”, di gente comune che tortura i minori, i propri stessi figli o cerca di abusare di bambini affidategli per fiducia: ad esempio per lezioni private, baby sitter, amici. Ci sono coppie con figli maggiorenni che si divertono ad abusare di minori oltre ad essere scambisti e cultori della perversione.

C’è un passaggio terribile nell’enorme fascicolo giudiziario, in uno dei milioni di link visionati dalla Polizia Giudiziaria è descritto questo bambino italiano completamente nudo, con falli di gomma in mano, vicino ad una donna anch’essa parzialmente nuda; “si poteva osservare inoltre, – citazione testuale – che oltre ad atteggiamenti richiamanti al sesso, il bambino reggeva dei cartelli con scritte delle bestemmie, urinava su un crocifisso e prendeva l’ostia inginocchiato dinnanzi al sesso nudo della donna che si è rivelata, poi, essere la madre”. A seguito della legge n. 269 datata 1998, nel nostro Paese sono state introdotte norme specifiche contro la pedofilia. Umiliazione, violenza, danni psicologici su delle creature innocenti possono essere puniti con solo quattro anni di reclusione? Le persone che si macchiano di simili reati dovrebbero finire a vita ai lavori forzati, rinchiusi in pochi metri quadri e buttata la chiave.

Così l’art. 600 del nostro codice penale, stabilisce la pena di reclusione da sei a dodici anni in caso di sfruttamento dei minori al fine di realizzare esibizioni pornografiche o di produrre materiale pornografico; la pena della reclusione da uno a cinque anni in caso di distribuzione, divulgazione o pubblicazione di notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento dei minori degli anni diciotto; la pena della reclusione sino a tre anni in caso di cessione consapevole, ed anche solo a titolo gratuito, a terzi di materiale pedopornografico.

Oltre ai succitati reati gravi e ben delineati, l’attuale normativa prevede all’art. 600 quater del codice penale, il reato di detenzione di materiale pedopornografico. Secondo la previsione legislativa, chiunque, al di fuori delle precedenti condotte indicate dall’art. 600 ter, consapevolmente si procuri o disponga di materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale dei minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione fino a tre anni o con la multa non inferiore a 1.549 euro.

Noi non possiamo cambiare la legge, ma possiamo invocare l'applicazione per questi individui, della massima pena prevista senza sconti di sorta.

 http://www.osservatorelaziale.it/index.asp?art=3635&arg=26&red=6