Bimbo Cittadella:due settimane di silenzio

Di Roberta Lerici

Sono passate due settimane da quel tragico "prelevamento" da scuola del piccolo Leonardo con le modalità che hanno fatto indignare l'Italia intera e oggi, alla vigilia dell'incontro fra gli psicologi e la mamma per stabilire un calendario di incontri con il bambino, nessuna notizia certa sul suo stato d'animo è filtrata dalla comunità in cui è rinchiuso da mercoledì 10 ottobre. Ritengo abbastanza sterili le rassicurazioni sullla sua salute che ogni tanto sono filtrate, in quanto nessun bambino che abbia subito un trauma del genere può essere sereno come si vorrebbe far credere. Chissà che concetto hanno alcune persone della serenità, e chissà se hanno mai immaginato cosa proverebbero se venissero "rapite" al lavoro in una qualsiasi mattinata per essere portate in un luogo sconosciuto lontano dagli affetti più cari per un tempo infinito. Sarebbero sereni, loro? Giocherebbero a carte con gli altri ospiti della comunità sin dal primo momento? Amerebbero di colpo un parente che detestavano  perchè gli è rimasto solo lui?

Ma questo è ciò che succede a centinaia di bambini e non credo che tutti coloro che operano all'interno di questo sistema distorto, si siano abituati a vederli piangere e soffrire tanto da non farci più nemmeno caso. Magari molti di loro hanno già eseguito prelevamenti coatti con l'ausilio della forza pubblica e dunque il caso del bimbo di Cittadella è solo uno dei tanti, oppure no. Chissà se a qualcuno di loro è mai venuto in mente di essere soltanto uno degli ingranaggi di un sistema sbagliato, a  cui però non si è mai potuto opporre per paura di perdere il posto. Chissà se chi ha visto azioni prive di umanità nei confronti dei bambini la notte ha pianto per non avere avuto il potere di evitarle.Chissà...

Perchè di bambini strappati alle famiglie per ragioni ridicole ce ne sono troppi, e tutti sanno che soffrono, si disperano e tentano anche il suicidio. Ma di questo ben pochi si sono mai preoccupati davvero, in fondo sono solo bambini.

E allora,  per questi bambini vittime di istituzioni cieche dobbiamo lottare noi, noi che abbiamo compreso e talvolta visto la loro sofferenza, la loro disperazione, la loro rabbia o assitito impotenti alla loro resa.

www.bambinicoraggiosi.com 24 ottobre 2012