RINALDI, I DIECI COMANDAMENTI: "NON UCCIDERE", INTERVENTO ROBERTA LERICI

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ROBERTA LERICI

“V COMANDAMENTO, NON UCCIDERE”

ROMA 12 APRILE 2012 INTERVENTO

Attilio Befera, re di Equitalia e figura tragica di questo periodo italiano, è stato il primo ad avere avuto il coraggio e la sfrontatezza di definire i suicidi di imprenditori e cittadini come “effetti collaterali”. Questi “effetti collaterali” però non sono da attribuire, come pensa Befera, alla crisi economica ma ad una politica sbagliata anche da parte di Equitalia, nella misura in cui lavora contro i cittadini togliendo loro ogni speranza di risoluzione dei problemi.

E allora vorrei analizzare alcuni punti in cui viene violato il V comandamento, “Non Uccidere”, parlando di come una politica cieca, oltre ad essere di fatto responsabile degli innumerevoli suicidi di cui leggiamo ogni giorno, abbia sulla coscienza anche la morte della speranza e della fiducia nelle istituzioni, prima, e in se stessi, poi. Piccoli gruppi di potere formati da piccoli uomini in preda ad una sindrome da arricchimento compulsivo hanno man mano allungato le loro avide mani su tutti i settori in cui ci fosse un guadagno da spartire. E così dai “furbetti del quartierino”, passando per la protezione civile di Bertolaso, per finire a Marchionne, Giampi Tarantini, le escort in parlamento fino al caso della Lega, i cittadini hanno letto e leggono di fiumi di denaro sperperati o occultati sempre dalla stessa tipologia di persone: politici, arrivisti, faccendieri, costruttori, escort. Ma questi soldi che finiscono sempre nelle stesse mani sono nostri, dei cittadini che si suicidano come la pensionata che si è vista decurtare la pensione di 200 euro e ha avuto paura di non farcela.

Duecento Euro sono un’ora della costosa vita di Giampi Tarantini, o una seduta dall’estetista di Nicole Minetti, tuttora pagata dai lombardi 20.000 euro al mese. Ma il presidente dell’INPS dice che le “decurtazioni a sorpresa” sono

 

 

 

 

 

 

 

 

 

perfettamente legali, e già da tempo le sue lettere stanno raggiungendo migliaia di ignari pensionati. Ma quando alcuni illuminati politici parlano di questa sproporzione così evidente fra le possibilità di pochi e le impossibilità della massa, viene accusato di fare demagogia. E così nessuno risponde più alle accuse, si passa ad altro tema, senza dare alcuna spiegazione né soluzione.

Chi ha più di quarant’anni è cresciuto con delle certezze sui diritti acquisiti che sono stati frutto di battaglie per il lavoro, lo stato sociale, la parità dei generi, la libertà di espressione, ecc, ecc. Una serie di certezze che formavano la base su cui poggiare la propria esistenza per andare avanti. Ma da un certo punto in poi questa base ha cominciato a sgretolarsi, divenendo sempre più piccola. Oggi, insieme ai diritti che credevamo inalienabili stiamo perdendo anche la sovranità nazionale. Non possiamo più decidere cosa sia meglio per noi, perché con la frase “ce lo chiede l’Europa”, chi prende decisioni per noi può anche non assumerne la responsabilità.

Così, si muore per colpe che non sono di nessuno.

Il cardine della nostra società è sempre stata la famiglia, ma cosa si fa per proteggerla e aiutarla? E cosa si fa per tutelare la maternità, alla base della famiglia? Nulla, visto che oggi ad essere messo in discussione è proprio uno dei simboli dell’italianità: la mamma.

La mamma, oggi, viene talvolta considerata alla stregua di una batteria per il cellulare: sostituibile. Una mamma che decide di tenere un figlio senza avere un compagno né un lavoro, riceve una tutela da parte di molti comuni solo per i primi mesi, ovvero quando può trovare ospitalità in una casa famiglia per madri con bambini. Dopo un po’, se non si rende autosufficiente, è costretta a lasciare la casa famiglia e ad andarsene, ma senza suo figlio. E se perde ancora tempo a trovare una casa e un lavoro, può vedere suo figlio affidato ad un’altra famiglia e poi dato definitivamente in adozione. La legge obbliga a tutelare i minori ma non le loro madri.

Questo dovrebbe essere ritenuto un problema da risolvere, invece nessuno ne parla perché oggi la maternità non ha lo stesso valore che in passato.

In passato, mai avremmo letto su un quotidiano come il Gazzettino, un articolo come queste:” " "VI LASCIO MIA FIGLIA DI TRE ANNI, SONO MALATA E NON LA POSSO PIU' TENERE" Una decisione difficilissima la sua (della mamma), presa dopo una lunga riflessione. Ma la donna, che da tempo è seguita dagli assistenti sociali, ha capito che alternative, in questo momento, non ce ne sono. Il settore in un paio d'ore ha trovato una famiglia pronta ad accogliere la piccina: mamma e papà, che hanno già due figli, mesi fa avevano la disponibilità a prendere in affido un minore in difficoltà. Sono stati contattati, hanno confermato con gioia il loro proposito. Si sono attrezzati a tempo di record con lettino, vestitini e giocattoli e a metà pomeriggio la bambina era già nella nuova casa dove anche i "fratellini" l'aspettavano: non ha avuto nessuna difficoltà di inserimento, quasi avesse sempre conosciuto quell'appartamento e i nuovi familiari. Con un sorriso si è buttata tra le braccia della "nuova mamma", come se avesse percepito, anche se così piccola, di avere terminato un percorso di precarietà e di inquietudine".

Per la cronaca, in genere agli affidatari va un contributo mensile variabile che in molti comuni arriva a 500 euro al mese. Ma una società che a una madre malata non ha da offrire nient’altro che abbandonare sua figlia, che società è?

E’ però lo stesso ruolo materno ad essere sminuito al punto che ogni giorno nei tribunali italiani centinaia di bambini vengono sottratti alle madri senza che vi siano maltrattamenti o abusi, ma soltanto delle separazioni conflittuali in corso. Così tutti gli studi sul sugli effetti insostituibili delle carezze materne per lo sviluppo del bambino vengono spazzati vai da decisioni estemporanee prese da una serie di figure istituzionali che probabilmente, da un lato, sono il prodotto di una cultura improntata sull’azzeramento della persona sia questa adulta che minore, e dall’altro sono un vero e proprio business, visto che a guadagnare su questa “nuova cultura” sono in tanti: periti, avvocati, psicologi, gestori di case famiglia, ecc.

Eccone un esempio nello stralcio di una relazione dei servizi sociali del IV Municipio, che su carta intestata di Roma Capitale scrive:” “se pur con naturali momenti di nostalgia e dispiacere per la separazione dalla madre (espressi con pianti durante alcune telefonate e richieste di rientro in famiglia), la piccola C. ha nell’insieme mostrato, in diverse occasioni, la capacità di utilizzare positivamente l’esperienza”. Pertanto, secondo gli Assistenti Sociali, la bambina a cui sono stati tolti la mamma, la scuola, i compagni, i parenti e tutta la sua vita sta bene in casa famiglia, anche perché avrebbe “stabilito relazioni affettive con gli adulti (… la cuoca)”. Dunque, secondo gli esperti del Comune di Roma, una bambina a cui si sono sottratti, oltre alla mamma, tutto il suo mondo “vive un’esperienza positiva”.

A Torino, Alessandra Guzzon non ha retto alla separazione dai suoi due figli e forse per paura che le portassero via anche la terza bambina di appena tre anni, con la quale era stata rinchiusa in una comunità, una mattina di gennaio si è lanciata dalla finestra con la piccola in braccio.

Anche in questo caso dalla politica è stato violato il comandamento “Non uccidere”, ma l’assessore al welfare del comune di Torino ha dichiarato: ”Non abbiamo colpe, il comune ha fatto tutto quello che poteva”.

Lo scorso Venerdì santo, una cittadina americana in vacanza in Italia è stata arrestata e rinchiusa nel carcere di Rebibbia insieme alla sua bambina di 4 mesi per ordine di due giudici di Milano. E’ accusata di aver avuto rapporti con una mamma diventata famosa per aver cercato in tutti i modi di non farsi portare via i figli da un tribunale tedesco che li aveva affidati al padre di nazionalità tedesca, Marinella Colombo.

Nei matrimoni misti, la Germania reclama i suoi figli, sempre, a prescindere dalla nazionalità del genitore non tedesco. E l’Italia si adegua, anche contro la volontà dei bambini, anche di fronte alle eventuali violenze del genitore tedesco o alla irregolarità della documentazione fornita e persegue con encomiabile zelo il cittadino italiano. Una volta giunti in Germania, questi bambini perderanno per sempre l’altro genitore, perché non potranno più vederlo.

Marinella Colombo è ai domiciliari da più di un anno e rischia due anni e otto mesi di carcere per aver cercato di tenere con sé i suoi figli in Italia. Non c’è riuscita, e non li vede da un anno e mezzo. Kimberly Hines, arrestata di venerdì santo, invece, ha una figlia da un ex marito tedesco che non vede da un anno e si trova attualmente a Rebibbia perché è stata così sconsiderata da avere con Marinella Colombo rapporti telefonici. Per questo è accusata di favoreggiamento.

Perdere i propri diritti è anche questo. Piccole, tragiche storie che inquadrano bene un periodo da cui dobbiamo uscire prima che sia troppo tardi.

I cittadini devono avere la forza di reagire a chi prospetta le proprie soluzioni come le “uniche soluzioni”. La politica, invece, deve smettere di uccidere uomini e speranze.

NOTE

1)Gli studi di Spitz (1946) hanno messo in evidenza che i bambini che non possono avere un contatto continuo e regolare con la madre mostrano sintomi di chiusura in se stessi, attraverso quella che viene definita la depressione anaclitica, con gravi disturbi dello sviluppo e della crescita.

2) Bowlby, scienziato serio e preparato, ci lascia una grande lezione: il bambino non può essere solo l'oggetto di studi teorici fini a se stessi, ma è una persona alla quale il «tecnico» deve rendere un servizio, collaborando con il resto della società a costruirgli un ambiente di vita favorevole alle sue necessità vitali.