BIMBA TOLTA ALLA MAMMA, LA RELAZIONE DEI SERVIZI SOCIALI: "ESPERIENZA POSITIVA"

 

Di Roberta Lerici

Di relazioni dei servizi sociali ne abbiamo lette tante, ma quella che riguarda la figlia della signora Federica lascia senza parole per la massa di enormità che racchiude.Ricordiamo che la bambina di 7 anni che viveva con la mamma e che non è una minore contesa, in quanto il papà a quanto sappiamo non la vuole con sè, si trova da tre mesi in una casa famiglia di Roma per ordine del Tribunale dei Minori. A quale scopo? Non è dato a sapersi.Per prendere provvedimenti così drastici, infatti, bisognerebbe che vi fosse una ragione grave per cui il permanere in famiglia del minore pregiudichi la sua incolumità psicofisica, ma a parte la conflittualità dei genitori che, infatti, si sono separati, non vi sono ragioni che riguardino direttamente la bambina.

Negli ultimi tempi, però, i tribunali dei minori decidono per l'allontanamento del minore dalla famiglia quando questi non dimostra lo stesso tipo di attaccamento ad entrambi i genitori e, magari, sembra preferirne uno all'altro.Ecco che allora si decide, a torto, per la collocazione in un luogo neutro in cui il bambino, obbligato ad abbandonare tutti i suoi affetti e i suoi punti di riferimento, dovrebbe secondo questa bizzarra teoria, riavvicinarsi al genitore rifiutato o meno amato.

Ma quali sono le origini di questa teoria e quali le sue basi schientifiche? Potrei azzardare l'ipotesi che tutto ciò sia stato letto in qualche libro di Richard Gardner , pseudo scienziato dalle controverse teorie filopedofile, che indicava nella "terapia della minaccia" la cura ideale per far riavvicinare un bambino al genitore che rifiutava.

Questa "terapia" consisteva proprio nell'allontanare il minore dal genitore amato sottraendolo a tutto il suo mondo, per poi  obbligarlo ad incontrare il genitore rifiutato in un luogo neutro,  minacciandolo di non fargli più vedere il genitore amato se non avesse obbedito. Ci sono storie terribili avvenute nei cosiddetti "luoghi neutri" ( di solito le case famiglia), e a volte i bambini sono stati anche legati alla sedia per evitare che fuggissero alla vista del genitore che rifiutavano.Alcuni psicologi italiani hanno sposato in pieno la teoria gardneriana della "deprogrammazione del minore" e la utilizzano quotidianamente nel loro lavoro. Perizie, consulenze, pseudo psicoterapie che

 

 

 

 

 

 

 

terrorizzano i minori, fino ad azzerarne le resistenze e in taluni casi annularne la personalità.

Ma torniamo alla relazione di due assitenti sociali del IV Municipio di Roma sulla piccola. La relazione in questione è oggetto di una lettera al sindaco Alemanno da parte dell’avvocato della signora Federica, Giuseppe Lipera che chiede al sindaco una verifica sull'idoneità delle due dipendenti comunali: ”La bambina, secondo le operatrici municipali capitoline, dovrebbe continuare a stare ancora in casa famiglia perché “se pur con naturali momenti di nostalgia e dispiacere per la separazione dalla madre (espressi con pianti durante alcune telefonate e richieste di rientro in famiglia), ha nell’insieme mostrato, in diverse occasioni, la capacità di utilizzare positivamente l’esperienza”. Pertanto, secondo gli Assistenti Sociali, la bambina sta bene in casa famiglia, anche perché avrebbe “stabilito relazioni affettive con gli adulti (… la cuoca)”.

Poco importa che “ in alcune circostanze è stata oggetto di scherno o di piccoli dispetti da parte degli altri ospiti” (nda: della casa famiglia) perché ciò potrebbe essere generato dalla “differenza di estrazione socio culturale” tra la bambina e gli altri. Poco importa, sempre secondo le operatrici del Servizio Sociale Tecnico, che la bambina “con la madre … “HA ESPRESSO IL SUO MALESSERE PER LA SEPARAZIONE CHIEDENDO DI ESSERE PORTATA VIA, DI POTER PARLARE CON I GIUDICI”. Perché, sempre secondo le operatrici, la bambina “sta utilizzando positivamente l’esperienza neutra della casa famiglia”, quindi è bene ridurre le telefonate settimanali in una per genitore!

"Il papà della bambina, secondo le assistenti sociali, “pur nell’ambito delle sue caratteristiche di personalità e della complessità del suo vissuto, sta manifestando progressivamente, una maggiore sintonia con i bisogni di sua figlia.Ed ancora: il papà della bambina riesce con “giuste modalità anche a gestire le sue angosce”; comportamenti di “messa alla prova” e provocazioni della bambina “lo mettono maggiormente in difficoltà e fanno emergere il profondo bisogno di condividere con i vari operatori la sua angoscia per la sofferenza della figlia, sia i pregressi rancori (dell’Uomo) verso la madre …”.

"Vi è da dire, sempre secondo le operatrici comunali, che il papà della bambina sta “mettendo a frutto concretamente le indicazioni che gli vengono fornite sulle modalità di inter-azione con la figlia”; egli (il papà, medico-chirurgo) sostanzialmente sta guarendo dai suoi disturbi, infatti le operatrici scrivono “che in passato in Lui predominavano comportamenti di aggressione mentale e scarsa fiducia verso gli operatori”. Di contro la madre Federica , vittima sacrificale quanto la figlia, è rea non solo di continuare “a manifestare il suo dolore per l’allontanamento della figlia, ma lo fa con modalità affettive relazionali il più delle volte in maniere non idonee”. Quali siano queste modalità affettive e relazionali non idonee ovviamente non è dato sapere."

Nè è dato a sapere, aggiungo io, come si fa a manifestare il proprio dolore "in modo idoneo".

Esiste forse qualcuno a cui è stato conferito il potere di giudicare in che modo sia idoneo soffrire e manifestare il proprio dolore? Ricordo una psicologa che ad una mamma a cui erano stati sottratti i due bambini per affidarli alla famiglia del marito sotto inchiesta per pedofilia, chiese:"Come mai lei non piange?"

 Siamo in pieno nazismo? No, siamo in democrazia e l'anno è il 2012.

 

Autore Roberta Lerici- www.bambinicoraggiosi.com 13 aprile 2012