MALATA, LASCIA SUA FIGLIA DI 3 ANNI AI SERVIZI SOCIALI E I GIORNALI PLAUDONO

 

"VI LASCIO MIA FIGLIA DI TRE ANNI, SONO MALATA E NON LA POSSO PIU' TENERE"

Di Roberta Lerici

Quale può essere la felicità nel dare la notizia che una mamma di Padova ha dovuto affidare  la sua bambina di tre anni ai servizi sociali perchè lei, sola e gravemente malata, non poteva più tenerla con sè? Qual'è per la giornalista de "Il Messaggero" la buona notizia, in una tragedia di questa portata? Ma, forse, per lei la buona notizia è che sia stata trovata immediatamente una famiglia affidataria, ovvero che la bambina non sia stata lasciata per strada, o in una casa famiglia? Deve essere proprio questa la buona notizia per la giornalista, per i servizi sociali,e addirittura per l'assessore.Già, perchè una società che non è in grado di soccorrere una madre malata con una bambina piccola, non desta sconcerto nemmeno nei giornalisti, tanto ci si è abituati all'orrore.

Invece c'è da gridare allo scandalo: per la mancanza di rispetto nei confronti delle donne, delle malattie, della maternità e dei bambini.Perchè per i bambini le mamme non sono come i cappotti, che si cambiano quando  diventano troppo piccoli. E pensare che una bambina sia felice separandosi dalla propria mamma perchè "andrà a stare meglio", è un falso, oltre che un concetto obbrobrioso.

Ma ecco come la giornalista Nicoletta Cozza descrive l'orrore:" Una decisione difficilissima la sua (della mamma), presa dopo una lunga riflessione. Ma la donna, che da tempo è seguita dagli assistenti sociali, ha capito che alternative, in questo momento, non ce ne sono. Il settore in un paio d'ore ha trovato una famiglia pronta ad accogliere la piccina: mamma e papà, che hanno già due figli, mesi fa avevano la disponibilità a prendere in affido un minore in difficoltà. Sono stati contattati, hanno confermato con gioia il loro proposito. Si sono attrezzati a tempo di record con lettino, vestitini e giocattoli e a metà pomeriggio la bambina era già nella nuova casa dove anche i "fratellini" l'aspettavano: non ha avuto nessuna difficoltà di inserimento, quasi avesse sempre conosciuto quell'appartamento e i nuovi familiari. Con un sorriso si è buttata tra le braccia della "nuova mamma", come se avesse percepito, anche se così piccola, di avere terminato un percorso di precarietà e di inquietudine"

La mamma era un cappotto vecchio, liso e troppo piccolo. I Servizi Sociali ne hanno trovato uno nuovo di zecca, come può non esserne felice una bambina?  E' la norma che di fronte alla malattia, una mamma debba privare sua figlia dell'affetto più importante per lei? Per l'autrice dell'articolo, è probabile di sì.

Ma ecco come continua il pezzo "La donna nei prossimi giorni dovrà tornare in ospedale per ricominciare le cure: stavolta potrà sottoporsi alle terapie con maggiore serenità senza la preoccupazione della figlioletta che non sapeva a chi lasciare, visto che il padre della bimba si è dileguato quand'è nata e l'attuale compagno è pure lui ammalato e quindi non può essere di aiuto."

Ecco, anche noi siamo certi che questa mamma così "aiutata" dalle istituzioni,sarà talmente serena senza la sua bambina, da rasentare quasi.... la felicità.Del resto, quale mamma non sarebbe felice di vedersi sollevare dall'incombenza di occuparsi della propria figlia?

Poi l'articolo prosegue e, nell'entusiasmo generale, viene riportato anche il parere dell'assessore ai servizi sociali: «È straordinario che ci siano nuclei familiari pronti a farsi carico di queste situazioni.

Ha ragione, l'assessore, a ritenere "straordinaria" la generosità di alcune famiglie, ma mi domando come mai non abbia ritenuto straordinariamente sbagliata la risposta delle istituzioni delle quali fa parte, di fronte a una mamma alla quale non si è riusciti ad offrire altra scelta che quella di abbandonare sua figlia.

Questa è una società di cui bisogna vergognarsi, gentile Nicoletta Cozza, ed è molto strano che nel comporre il suo articolo, lei non se ne sia accorta.

 Autore Roberta Lerici-wwwbambinicoraggiosi.com-10 aprile 2012

L'articolo de Il Messaggero a cui si fa riferimento in questo articolo:

 «Vi lascio mia figlia di 3 anni, sono malata e non la posso più tenere»