Caso Anna Giulia: attesa decisione sull'adozione, ma la bimba non è orfana

 

Non ci si abitua mai a perdere i propri genitori, questo dovrebbe essere scritto nelle aule dei Tribunali dei Minori, perchè forse la legge è uguale per tutti gli adulti ma non per i bambini, troppo spesso vittime di interessi e logiche che nulla hanno a che fare con il loro bene.

di Roberta Lerici

REGGIO EMILIA (4 aprile 2012) - A poche ore dalla sentenza che dovrà decidere se la piccola Anna Giulia dovrà essere adottata e non potrà più avere nessun rapporto con i suoi genitori, Massimiliano e Gilda Camparini, fino all'età di diciotto anni, vorrei soffermarmi su cosa accadrebbe alla bambina se tutte le forze che nominalmente si sono schierate a favore della sua adozione, tra cui spiccano i nonni materni che, evidentemente, non vogliono più vedere la loro nipotina "per il suo bene", decidessero di renderla orfana di genitori vivi.

Così voglio parlare di Alessandra (nome di fantasia), sottratta alla sua famiglia alla stessa età di Anna Giulia, quattro anni, che dopo un periodo piuttosto lungo passato in una casa famiglia, è stata adottata da una coppia perfetta. Oggi Alessandra ha sedici anni e, quando le si chiede di raccontare la sua storia, lei comincia proprio dal traumatico distacco dai suoi genitori e dal conseguente collocamento in una casa famiglia che descrive come un carcere. Là dentro lei non aveva più nulla, non poteva fare nulla, ed era sola, visto che era stata separata anche dalla sorella maggiore. Anni di solitudine e sofferenze indicibili, che oggi ricorda come un incubo.

Racconta della speranza di uscire da quella casa che finalmente si concretizza all'età di 8 anni, quando viene adottata da una famiglia affettuosa, benestante, che non le fa mai mancare nulla, ma nei confronti della quale nutre sentimenti contrastanti. Il tutto si riverbera nel suo carattere irrequieto, nel suo modo di essere schivo e sospettoso, e nei suoi occhi da cui è assente la gioia. Certo che è affezionata ai suoi "salvatori", Alessandra, ma quando le si chiede quale sia il suo più grande desiderio, non ha dubbi: rivedere la mamma. Nonostante fosse così piccola quando è stata separata dalla sua famiglia, infatti, Alessandra ricorda tutto. Ricorda anche la sua casa modesta, e dice che il suo cuore è rimasto là, in quel piccolo appartamento in cui è nata e in cui ha vissuto insieme a sua sorella (adottata da un'altra famiglia). Fra due anni Alessandra potrà cercare i suoi genitori naturali, e nel suo cuore sta facendo una sorta di conto alla rovescia. Sono passati 14 anni da quel giorno di novembre in cui la sua infanzia e il suo mondo sono stati spazzati via da una decisione del Tribunale dei Minori, eppure non c'erano violenze, non c'erano gravi motivi per assumere una decisione così drammatica.

Ma davvero si pensa di fare il bene dei minori separandoli dalle mamme e dai loro papà? E su quali basi si può fondare un'idea del genere? Ieri era Alessandra, oggi è Anna Giulia, domani sarà un altro bambino che dovrà subire la peggiore delle torture: perdere i propri genitori in nome di un "bene" di cui molti parlano senza averne alcuna esperienza, nè consapevolezza.

Non ci si abitua mai a perdere i propri genitori, questo dovrebbe essere scritto nelle aule dei Tribunali dei Minori, perchè forse la legge è uguale per tutti gli adulti ma non per i bambini, troppo spesso vittime di interessi e logiche che nulla hanno a che fare con il loro bene. Il nostro auspicio è che Anna Giulia Camparini non debba attendere la maggiore età per avere giustizia.

FONTE 4MINUTI.IT