"Mamma, ti prego, portami a casa".Corriere della Sera, 24 marzo 2012

  [ «Mamma, ti prego, portami a casa» Bimba di 7 anni chiusa in un centro per minori. La voce della piccola in una drammatica telefonata rimbalza sul web

ROMA - La telefonata qui trascritta tra Federica, la mamma, e la sua bambina di 7 anni affidata dal tribunale dei minori a una casa famiglia (dove si trova dal 14 dicembre 2011), risale a qualche settimana fa. Sono tre minuti di pianto e grida della piccola, mentre la signora tenta di rassicurarla mantenendo una voce ferma. E’ andata in onda su Radio Ies nella trasmissione “Ouverture” di David Gramiccioli ed è poi rimbalzata nel web. Pubblichiamo la versione integrale

Mamma, oggi ti devo dire una cosa importante.Dimmi, amore mio. Devi venire a prendermi, perché qualcuno mi sta facendo piangere, per favore… Amore, sappi che io ti credo, sto combattendo per te. Devi venire subito! Amore io vorrei, mai il giudice me lo impedisce. Ti posso venire a trovare dopodomani, tesoro. Non è vero! Amore io ti credo, l’importante è che tu lo sappia. Io-ti-credo… Voglio tornare a casa! (grida e piange) Hai ragione, lo so che vuoi tornare. Mamma sta lottando, credimi, tutti stiamo lottando. Mamma non ti abbandonerà mai, mai, mai. No, perché qui mi fanno tutti male… (grida sempre di più) Amore (la voce della signora si incrina)… Sì… Ti fanno tutti male? Si, tutti!!! Amore, sono qui (sta per scoppiare a piangere anche lei). Amore ascoltami, la mamma ti crede. Voglio andarmene via! Lo so, io vorrei venirti a prendere, ma… Mi fanno tutti male, i periti, tutti! Amore, ho capito questo, e mamma sta facendo in modo che nessuno ti faccia più male… Voglio scendere da questa casa, scendere! Lo so lo che te ne vuoi uscire, mamma sta lottando. invece… (frasi incomprensibili in un pianto dirotto) devi sapere… tu… ha detto.. quello è cattivo con me… Amore, con calma, parla piano. Così non ti capisco, gioia. Quando tu vieni voglio che ci prepariamo la borsa e me ne vado a casa! Vuoi che prepariamo la borsa e andiamo a casa? Sì. Capito!!!! (l’urlo è quasi strozzato) Ho capito, credi alla mamma. Voglio andarmene via, via da questa casa, in fretta, domani! Sì, amore la mamma sta facendo di tutto. No perché voglio andarmene ora… Tante sere… (frasi incomprensibili) l’inferno che ho passato… ho scritto… a casa… a casa!!! Lo so che hai passato un inferno, lo so. Ho scritto… voglio andarmene a casa! A casa! (la bambina ansima, non ha quasi più voce) Ascoltami, ti prego, calmati… A casa!!! A casa!!! Sei troppo agitata, calmati, calmati…

Una coppia. Una figlia contesa. La legge. Sono le 10 di venerdì quando una folla vociante rallenta il traffico sul lungotevere, all'altezza del Tribunale per i minori, in via dei Bresciani. Quasi tutte donne: mamme e nonne. Megafoni, cartelli. «Liberatela». «Vergogna». Un automobilista accosta, s'informa e grida: «Forza, Federica!». É lei - trent'anni, lunghi capelli biondi, interamente vestita di nero - la mamma che si sentiva morire parlando con la figlia di 7 anni rinchiusa in una casa famiglia, la cui voce, da giorni, rimbalza sul web dopo che Radio Ies ha mandato in onda l'audio della telefonata. Una delle 150 mila storie italiane di bambini «spezzati», coinvolti ogni anno in separazioni difficili, è diventata così un caso pubblico. In 12 mila, fino a venerdì mattina, avevano cliccato e si erano immedesimati fino alle lacrime sentendo la piccola urlare fino a strozzarsi «a casa, a casa!».

E in un centinaio, adesso, sono qui per chiedere alla presidente del tribunale, Carmela Cavallo, di rivedere la decisione dello scorso 12 dicembre con la quale, «visto l'estremo livello di conflittualità dei genitori», la bimba è stata affidata a una casa famiglia. Né con la mamma, con la quale viveva in un appartamento in affitto, andava a scuola in un istituto di suore, a lezioni di danza e di violino, a comprare i pennarelli o il gelato.

Né con il papà, che con lei passava i weekend e 15 giorni d'estate in montagna, che è vero, a volte si arrabbiava, però a me mi voleva bene e poi fa il dottore, quando stavo male mi dava le medicine. Nessuno dei due. Il tribunale, constatata la litigiosità della coppia e la mole incredibile di denunce e controdenunce, relazioni peritali e sentenze, ha ravvisato per la piccola «un grave rischio psicopatologico dovuto all'ambiente familiare» e deciso che è meglio così. Ora la bimba ha perso amichette e maestre, frequenta una scuola statale, vede i genitori un'ora e mezza a settimana, può sentirli non più di tre volte. E se la linea cade si rassegni, la telefonata che conta è una soltanto.

«Un vero crimine legalizzato», s'indigna Giuseppe Lipera, avvocato di lei. «In realtà i servizi sociali ci dicono che nella casa famiglia si trova bene», ribatte Antonio Petrongolo, avvocato di lui. Bolli, cavilli. Kramer contro Kramer. E i giudici minorili che, caso senza precedenti, replicano con una nota-stampa non firmata: «Il tribunale continuerà, con responsabile determinazione e senza subire intimidazioni, a tutelare i diritti dei bambini...».

Una sfida. Una partita da vincere. E una madre straziata: «Nella casa famiglia - racconta - mia figlia subisce atti di bullismo: le hanno bruciato le bambole e le insegnano a bestemmiare». Fabrizio Peronaci fperonaci@corriere.it 24 marzo 2012 | 13:40