Bimba tolta alla mamma, R. Lerici: lettera aperta a Barbara Palombelli

 

Gentile Barbara Palombelli,

la seguo e la apprezzo da tempo per i suoi interventi sul tema della tutela dei minori, riconoscendole capacità di analisi e  grande umanità. Il motivo per cui le scrivo, però, è il suo intervento a Mattino Cinque del 15 marzo 2012, in cui si è parlato del caso della signora Federica e della sua bambina di 7 anni rinchiusa in una casa famiglia poco prima di Natale 2011 per una presunta conflittualità fra genitori. Lei è intervenuta sulle affermazioni dell'avvocato della mamma, Giuseppe Lipera, che si era scagliato contro le decisioni dei servizi sociali di un Municipio di Roma, procedendo ad una difesa delle assitenti sociali nel loro complesso, come se criticando le conclusioni di un assistente sociale, si intendesse criminalizzare l'intera categoria. A quel punto l'avvocato Lipera si è adirato, e ne è nato un poco edificante battibecco in cui lei ha invitato l'avvocato a mantenere la lucidità.

Ora, comprendo che la reazione dell'avvocato sia parsa eccessiva e sopra le righe per una trasmissione tv, e spero che in futuro lo stesso riesca a reprimere e a contenere la grande passionalità e l'immenso sdegno che questo caso provoca in lui, ma al centro del problema non c'era il carattere dell'avvocato Lipera, non c'era la categoria delle assistenti sociali e non c'era neppure la deontologia professionale di Mattino 5 da lei invocata quando ha inizialmente affermato "che non era stata invitata la controparte", ovvero il padre della bambina.

Ritengo, infatti, che la trasmissione abbia deciso di occuparsi del caso della bambina di 7 anni strappata a tutto il suo mondo, per affermare nuovamente che non si rinchiudono in casa famiglia i bambini senza gravi motivi e, soprattutto, non lo si fa con le modalità violente o dell'inganno, senza un minimo di preparazione, perchè questo causa nei bambini traumi permanenti. Di questo si voleva parlare a Canale 5 e sono certa che, vista in quest'ottica, lei avrebbe potuto dare certamente un grande contributo alla discussione. Perchè è auspicabile che parlare di questi casi in televisione, porti le istituzioni ad operare dei cambiamenti nelle leggi e nel loro modus operandi, altrimenti tutto si ridurrebbe ad una inutile esposizione di drammi familiari.

Quando si toglie un bambino  a un genitore idoneo, bisognerebbe indicare cosa si vuole ottenere da quel bambino, visto che è lui ad essere punito per la separazione conflittuale dei genitori.Deve essere indicato il fine che si vuole raggiungere, ovvero:

1)si vuole che il bambino ami allo stesso modo padre e madre, se risulta preferire uno dei due?

2) Si vuole che i genitori ricomincino ad andare d'accordo con la minaccia di non rivedere più il bambino?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3) Si vuole togliere al bambino tutte le sue sicurezze, ed attuare una sorta di "deprogrammazione", in modo che modifichi i suoi sentimenti, le sue idee e abbassi le proprie resistenze e difese di fronte a qualsiasi cosa gli venga proposta?

Insomma, i tribunali e i servizi sociali, dovrebbero indicare chiaramente qual'è il loro fine, e che risultato intendono raggiungere.Perchè se poi questo risultato non viene raggiunto, chi pagherà per il trauma subito dal bambino? E, ancora, siamo sicuri che  le persone che decidono di attuare provvedimenti così traumatici nei confronti dei bambini, siano sufficientemente qualificate?

Perchè, vede, signora Palombelli, mi è capitato spesso di occuparmi di casi in cui neuropsichiatri infantili di chiara fama avevano effettuato perizie e consulenze le cui conclusioni sono state totalmente inascoltate dai giudici che hanno poi preso provvedimenti opposti a quelli consigliati.In un caso famoso, laddove il consulente nominato dal giudice e quello di parte concordavano sul fatto che "recidere il legame fra madre e figlio potesse causare al bambino conseguenze gravi e pericolose", il bambino è stato tolto lo stesso alla mamma. Quel bambino nato dopo la separazione dei genitori e dunque cresciuto con un solo genitore, da tre anni vive con un parente e la madre può vederlo solo alla presenza di un operatore per un'ora alla settimana. La motivazione dell'allontanamento per i giudici: "Il legame troppo stretto fra madre e figlio rappresentava un potenziale pericolo".

Ovvero, oggi, nei tribunali dei minori, abbiamo persone in grado di mettere in discussione l'amore fra madri e figli al punto da farlo diventare una colpa, senza che questi siano neuropsichiatri infantili.

Non crede, signora Palombelli, che sarebbe stato più interessante parlare di questo, stamattina a Mattino 5?

Sperando che possa trovare spunti di riflessione da questa mia lettera aperta, 

la saluto cordialmente.

Con stima,

Roberta Lerici

(Responsabile Area Infanzia e Famiglia Ufficio Uno IDV Nazionale-sen.Pedica -Presidente Associazione "Bambini Coraggiosi", Resp. Movimento Infanzia Onlus per il Lazio)

 Roma, 15 marzo, 2012