NAPOLI, CASE FAMIGLIA SOTTO INCHIESTA:BAMBINI IN CAMBIO DI FONDI

 

 Il sequestro dei documenti (foto agnfoto)

In azione gli agenti della polizia municipale del comandante Sementa: sequestrati atti negli uffici comunali. L'assegnazione dei minori veniva pilotata dai funzionari pubblici a favore di alcune strutture che lucravano sui finanziamenti.  Bambini usati come merce di scambio per lucrare sui fondi del Comune di Napoli destinati all'accoglienza residenziale dei minori provenienti da famiglie disagiate della città.

Questo il sistema criminale che emerge dalle indagini della polizia municipale, in cui risultano coinvolti funzionari del Comune, impiegati negli uffici per le Politiche sociali, e titolari di case famiglia della città. Sequestrati - su iniziativa del generale della polizia municipale partenopea Luigi Sementa - atti e documentazione negli uffici comunali del Servizio per le Politiche sociali. Un'attività di controllo decisa per delineare la vastità del fenomeno e l'eventuale coinvolgimento di altri soggetti nell'affare. Numerosi i casi scoperti di fatture presentate più volte a saldo di una singola prestazione, come numerose sono anche le manomissioni alla documentazione contabile presentata per l'erogazione dei fondi.

Le indagini hanno anche appurato che l'assegnazione dei minori nelle varie strutture sarebbe stata pilotata a favore di alcune strutture: canali privilegiati offerti a specifiche case famiglia costituiti dai funzionari comunali indagati per trarne benefici. In più è stato accertato che l'offerta educativo/assistenziale praticata era stata diversa e comunque inferiore a quella poi documentata per l'ottenimento dei fondi. L'assessore alle Politiche sociali di Napoli, Sergio D'Angelo, ha ricordato che le indagini hanno preso inizio da una denuncia dell'amministrazione partenopea: "Abbiamo offerto alla magistratura massima collaborazione - ha detto - e continueremo a farlo" affinché "si faccia piena luce sulla vicenda - aggiunge l'assessore - che, però, non deve offuscare il prezioso lavoro sociale che tanti operatori pubblici e del Terzo settore hanno svolto e continueranno a svolgere".

"Da anni chiediamo chiarezza e trasparenza - dicono i rappresentanti del comitato 'Il welfare non è un lusso', a cui fanno riferimento oltre duecento organizzazioni di settore - il paradosso consiste nel fatto che mentre c'è chi lucra sulla pelle dei minori i nostri centri d'accoglienza non percepiscono finanziamenti dal novembre del 2009". "Molti centri sono stati costretti a chiudere i battenti e altri hanno accumulato debiti ben oltre le loro possibilità di sopportazione - proseguono - quanto sta emergendo dalle indagini non rappresenta di sicuro il nostro settore fatto di gente che, anche senza stipendio, assiste da anni i più deboli, a partire proprio dai bambini". (La Repubblica Napoli 23 febbraio 2012)