Pedofilia, Merate:la comunità Il Sentiero, e due bambine sottratte alla mamma

 Strappate alla mamma, le bimbe si ammalano: «Nove anni di calvario»

L'agghiacciante storia di una madre  che si vede sottrarre le figlie con la motivazione di non essere in grado di accudirle, e che oggi chiede la riapertura delle indagini sulla comunità a cui il tribunale dei minori le aveva affidate.

 Di Roberta Lerici

Siamo nel 2005 e Claudio Filippo Monaco, anziano benefattore che vive a Milano, è tra l’altro titolare di una cooperativa che gestisce una piccola comunità denominata “Il sentiero” sita nella provincia di Lecco. La comunità è destinata ad ospitare genitori e figli in difficoltà, la maggior parte delle volte inviati lì per ordine del giudice.E' nel 2005, però, che tre madri si presentano in Questura. «Le nostre figlie - raccontano in lacrime le giovani donne - hanno avuto comportamenti strani, dopo essere state ospitate nell' appartamento del presidente della comunità, al terzo piano».

Dopo un mese di indagini gli agenti arrestano Claudio Filippo Monaco. Era la mattina del 29 agosto del 2006. Inizialmente Monaco nega ogni addebito,poi, dopo quattro mesi, la svolta: Monaco ammette gli abusi su tre bambine. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti l'ex presidente della comunità invitava le piccole ospiti nel suo appartamento con la scusa delle caramelle. Poi gli abusi, probabilmente configurabili come atti di libidine. «Le spiegazioni offerte da Monaco - sostennero i difensori, gli avvocati Corrado Limentani e Adriano Bazzoni - consentono di ritenere ridimensionata la portata della vicenda».

Restava ancora da chiarire la provenienza e l' utilizzo di fotografie e materiale trovato sul pc sequestrato. Gli inquirenti cercarono di ricostruire  i collegamenti e la rete di siti pedo-pornografici con i quali il presidente della cooperativa si sarebbe collegato attraverso il computer che gli era stato sequestrato al momento dell' arresto.Alla fine, Monaco viene riconosciuto colpevole di violenza sessuale su 4 bambine e con il rito bbreviato ottiene una condanna abbastanza mite:6 annie quattro mesi.

Alla vicenda di Monaco e della sua comunità, è strettamente collegata quella di una mamma, Maria Vecere, che nel 2002 decide di seprarsi dal marito e si rivolge agli assistenti sociali per chiedere aiuto.E' la fine. Tutte e tre vengono ospitate nella comunità di Monaco, che la signora Vecere descrive così:  «Le condizioni igieniche in quel posto erano scarse, l'alimentazione pessima, le mie bimbe erano sempre piene di lividi e io non capivo perché». Le bambine si ammalano, e una delle due anche abbastanza gravemente, in quanto contrae il Morbo di Chron.

E' la mamma, con la sua testimonianza ai giudici minorili, a portare a galla la vicenda della pedofilia in comunità. Nel 2008, però, alla mamma viene sospesa la patria potestà e le bambine vengono trasferite al Centro del Bambino Maltrattato di Milano. Successivamente, nel 2010, le sorelline vengono separate e date in affido a due famiglie diverse. Il tribunale, infatti, persiste nell'incolpare la mamma di trascurare le bambine.

Oggi, secondo il legale di Maria Vecere, l’avv. Defilippi, ci sarebbero gli estremi per far riaprire il caso ed indagare su quante minori della comunità di Monaco abbiano subito abusi in passato. Inoltre il legale ha presentato ricorso in Cassazione sulla sottrazione delle bambine alla mamma, in quanto ritiene che le patologie manifestate dalle bambine non sarebbero da ricondurre etiologicamente alla mancanza di diligenza della madre bensì a ripetuti contatti sessuali con il sig. Monaco. La mamma, infatti,  riconosceva le figlie in atteggiamenti libidinosi con l’uomo “de quo” in dei rilievi fotografici emersi nel corso delle indagini difensive. Le bambine, nel frattempo, erano  state riconosciute anche dal padre, sig. Vergura che, benchè legalmente separato dalla madre, aveva sempre vigorosamente chiesto il ritorno delle bambine alla loro famiglie naturale. 

Valeria e Valentina, così si chiamano le bambine, rivogliono indietro la loro famiglia. E lo spiegano loro stesse nei disegni e nelle lettere che consegnano alla mamma, che possono vedere solo una volta ogni tre settimane non più a lungo di un'ora. Oggi pare che il legale della madre abbia contattato i genitori di tutti i minori presenti nella struttura di Monaco onde aderire a quella che potremmo definire una vera e propria “class action penale” , mentre noi restiamo in attesa di vedere tornare le due bambine, finalmente dalla loro mamma.

Autore Roberta Lerici- 1 febbraio 2011

FONTI per la stesura dell'articolo: Corriere della Sera, Cronaca QUi, ildemocratico.com