BIMBA CONTESA ROCCASTRADA: TRIBUNALE SOSPENDE ESPATRIO, ESPLODE LA GIOIA

 

Caso Jasmine. L’AVVOCATO «Accolte le ragioni del ricorso Sospensione senza scadenza»
 «Vivevo con l’angoscia di perdere Jasmine. Grazie ai giudici posso sperare ancora» Parisa esulta alla notizia che il Tribunale dei minori ha bloccato il rimpatrio

«LA MINORE sta manifestando disagio relativamente alla possibilità di un rientro in Germania ». Così il Tribunale dei minori di Firenze ha disposto «in via provvisoria e urgente la permanenza della minore presso la madre». Una decisione attesissima da Laura Cossar, avvocato di Parisa Doost, che il 20 gennaio scorso aveva depositato un ricorso d’urgenza per chiedere l’immediata sospensione del provvedimento di rimpatrio della bambina, sulla base del danno psicologico documentato dai medici: stato di agitazione con momenti di disorientamento, tremori e lieve tachicardia da trauma psicologico.

«Una sospensione sine die — tiene a precisare il legale — ovvero fino a quando i giudici riterranno sussistenti le motivazioni a sostegno del provvedimento. E comunque fino a giugno, per evitare che la bimba perda l’anno scolastico». E proprio nell’interesse della bambina, il tribunale ha affidato ai servizi sociali «un’indagine sociofamiliare», sottoponendo la bimba e i genitori a colloqui per verificare l’effettiva sussistenza di un pregiudizio per Jasmin. E proprio ieri la psicologa dell’Asl ha fissato un incontro con Parisa.

LA NAZIONE «Vivevo con l’angoscia di perdere Jasmine Grazie ai giudici posso sperare ancora» Parisa esulta alla notizia che il Tribunale dei minori ha bloccato il rimpatrio

di AGATA FINOCCHIARO «MI SEMBRA un sogno, è un giorno meraviglioso, ancora non riesco a credere che il Tribunale dei minori abbia accolto il ricorso e sospeso il rimpatrio della mia bambina». Parisa Doost, mamma di Jasmin, la bimba di otto anni che secondo lo Jugendamt dovrebbe essere affidata al padre tedesco Ranier Paeplow, non riesce a trattenere l’emozione.

La notizia, pubblicata ieri da La Nazione, è arrivata a Parisa in mattinata, mentre portava Jasmin ad un colloquio con la psicologa dell’Asl, che avrebbe dovuto «preparare» la piccola al rimpatrio in Germania, entro giovedì se non fosse arrivato lo stop dal Tribunale dei minori . «Mi ha chiamato una televisione locale — racconta Parisa — chiedendomi di commentare la notizia, io non ne sapevo nulla, ero stordita mi sembrava un sogno o uno scherzo. Sono felicissima, non finirò mai di ringraziare il presidente del Tribunale Prodomo che sta proteggendo la mia bambina e tutela due cittadine italiane, me e Jasmin. Mi ero rivolta a tutti, anche al ministro della Giustizia per chiedere di non applicare questa legge ingiusta, finalmente sono stata ascoltata.

Avevo voglia di baciare il suolo italiano quando ho capito che il ricorso dell’avvocato Cossar era stato accolto davvero. Con mia figlia ci siamo abbracciate a lungo, poi lei si è messa a saltellare in strada. Era felicissima quando è entrata dalla psicologa, anche la dottoressa se ne è accorta. Poi mi ha detto che l’ha trovata in buona forma psicofisica». In realtà l’incubo non è proprio finito, il tribunale ha accolto il ricorso riconoscendo il danno derivante da un immediato rimpatrio della bimba.

«Lo so, abbiamo vinto una battaglia legale ma non ancora la guerra, però adesso ho più speranze di farcela contro lo Jugendamt, questa terribile legge “ruba-bambini”. Spero di riuscirci anche per dare fiducia a tanti genitori che invece si sono visti portare via i loro figli. Io sono stata più fortunata ad avere accanto la stampa, il presidente Marras e l’affetto di tutti i maremmani, gente di cuore e determinata, che mi ha dato un forte aiuto nei momenti bui. Da sola non sarei arrivata fin qui, ora mi sento più fiduciosa. Lunedì ho l’udienza per la separazione in tribunale, mi presenterò più serena e determinata. E intanto stasera a casa con Jasmin faremo la nostra partita a Risiko».

Quando Parisa e Jasmin rientrano a Roccastrada c’è un paese in festa ad accoglierle. Alcune amiche di Parisa hanno saputo della notizia e si stringono attorno a lei, mentre gli abitanti non rinunciano all’idea di appendere il tricolore ai balconi e tappezzare il paese di striscioni, per dire che «Jasmin è italiana e non si tocca». 1 febbraio 2012