Botte ai bambini, a Brescia un altro asilo degli orrori

 

LA DONNA, 52 ANNI, LAVORAVA NELLA STRUTTURA DA SETTEMBRE La segnalazione delle violenze è arrivata dai dipendenti dell’asilo. Video filma le violenze, arrestata una maestra: costringeva i piccoli a ingoiare il cibo rimesso

BEATRICE RASPA

BRESCIA «Fino a venerdì ero tranquilla. Ma ora? Come faccio a mandare serenamente mio figlio all'asilo?». La mamma del piccolo Giorgio scuote la testa e non si capacita di quanto ha saputo. Venerdì a mezzogiorno i carabinieri hanno fatto un blitz nella scuola statale dell' infanzia di Anfo, un pugno di case sul lago d’Idro, in Vallesabbia (Brescia) e ne sono usciti accompagnando la sua maestra in manette. La donna era in lacrime. E’ stata arrestata in flagranza per maltrattamenti sui fanciulli.

Le microtelecamere installate di nascosto tra le quattro mura scolastiche, sostengono i militari, azzererebbero ogni ragionevole dubbio. Schiaffi. Urla. Punizioni. Trascinamenti per i capelli e per le orecchie. Cibo fatto ingoiare a forza, in qualche caso anche dopo che era stato rigettato. Ore di isolamento al buio in stanze chiuse per ammorbidire presunti capricci o temperamenti «difficili». Reazioni di rabbia quando i giocattoli non venivano rimessi in perfetto ordine. Elementi tali da indurre i carabinieri di Sabbio Chiese a prelevare la donna, una 52enne bresciana al lavoro nell'asilo da settembre, e portarla nel carcere di Verziano. A fare venire a galla la storia è stata una segnalazione arrivata alcune settimane fa dal personale dell'asilo. Qualcuno che dopo aver assistito al trattamento educativo poco ortodosso adottato con i bambini ha pensato fosse il caso di metterne a parte i militari. Nessuna denuncia, invece, risulta sporta dai genitori dei bimbi. La «soffiata» non è comunque rimasta inascoltata. Autorizzati dal pubblico ministero Ambrogio Cassiani, gli inquirenti sono entrati in azione.

Tramite webcam invisibili hanno tenuto d'occhio le mattine e i pomeriggi della classe con 16 bambini, 7 maschi e 9 femmine, tra giochi, pause pranzo e riposi. Risultato delle registrazioni: la conferma di una «condotta abituale», spiega il capitano dei carabinieri della compagnia di Salò Luigi Lu Bellu. A base di mano pesante, scarsa pazienza e vessazioni. Incensurata, ma con alle spalle più di un trasferimento da una scuola all'altra, la maestra avrebbe preso di mira in particolare un paio di alunni di tre-quattro anni, uno originario della zona, l'altro marocchino, quest' ultimo con problemi di apprendimento e qualche disagio psichico. Presunte «pecore nere» o personalità meno malleabili, cui non sarebbero stati lesinati schiaffi, punizioni esemplari e uno stile educativo «forte» anche in mensa. Di fronte al rifiuto del cibo scattava l'obbligo di ingoiarlo a forza, che veniva realizzato con l'intervento della maestra per cacciar giù il boccone al malcapitato con strattonamenti e tovaglioli stretti tra il collo e la bocca.

La notizia della vicenda ha choccato il sindaco, Gianpietro Mabellini: «In questo paese siamo appena in 450, dormiamo ancora con le porte aperte – si stringe nelle spalle -. Trenta secondi dopo l'arresto tutto il paese non parlava d'altro. Finché la cosa non sarà chiarita sto soltanto dalla parte della mamme».

Tra le quali, ora, si è ingenerato il timore, e non si fidano a riportare i figli all'asilo. Anche se il dirigente scolastico vorrebbe riprendere le attività il prima possibile. Dal canto suo la maestra domani potrà spiegare la sua versione in sede di interrogatorio di convalida. Le indagini frattanto proseguono per accertare eventuali complicità. O fugare il sospetto che la donna abbia già messo in scena lo stesso copione altrove, magari protetta dal silenzio dei colleghi. 29/01/2012 -La STAMPA