SEDATIVI AI BIMBI,SHOCK ALL'ASILO: «MIA FIGLIA TORNAVA A CASA SEMPRE INTONTITA E STAVA MALE»

A Lecce indagate due maestre: «Le prove dalle analisi di laboratorio»
Di R. Lerici
NARDÒ (LECCE)
Tranquillanti ai bambini cattivi. L’accusa è questa: in una scuola materna di Nardò, 30 mila abitanti, le maestre stordivano i bimbi più vivaci con psicofarmaci. La procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta. Due maestre sono state iscritte nel registro degli indagati.
Vale la pena ricordare, che le benzodiazepine sono sostanze contenute nei tranquillanti come il roipnol. Sono anche le stesse sostanze le cui tracce sono state rinvenute nei capelli di due bambine di Rignano Flaminio.Per Rignano le maestre hanno sostenuto che forse erano i genitori a prendere tali farmaci, ma in realtà non ne facevano uso. Forse anche a Nardò le madri ,per passare il tempo, hanno deciso di denunciare la presenza di tali farmaci nei loro bambini. Ricordo che la somministrazione di tranquillantici e ipnotici nei bambini può avere effetti devastanti e provocare danni permanenti tra cui persino la perdita di memoria. Credo comunque che, oggi più che mai, la tutela dell'infanzia debba diventare una priorità del governo che avremo dopo le elezioni. Ieri il Vescovo di Gravina di Puglia, nella sua omelia ai funerali dei Fratellini, ha fatto un durissimo atto d'accusa nei confronti di una società in cui istituzioni e famiglie spesso non sanno ascoltare i bambini o non li considerano affatto. Pubblicherò l'omelia completa, sperando che serva a capire che non è più tempo di parole, perchè la tutela dell'infanzia, a prescindere dai risultati di questa o di altre indagini, è diventata una vera e propria emergenza nazionale.
Cinque i casi sospetti. E una denuncia-choc: l’ha presentata ai carabinieri una mamma di 32 anni, che ha allegato due referti di un laboratorio di analisi. «Per due volte ho sottoposto la mia bambina di tre anni agli esami delle urine - racconta -. La prima volta a marzo, la seconda pochi giorni fa. In entrambi i casi è risultata la presenza tracce di benzodiazepine».

La storia è agli inizi, così agli inizi che l’avvocato delle maestre, Simone Fontana, dice di ignorare tutto e annuncia querele: «Non ci è stato notificato alcun provvedimento. So quel che si racconta in giro, ma posso dire che io ho un bambino di due anni. Frequenta quella scuola materna. Le mie assistite sono estranee a qualunque accusa». Le due indagate, Maria Sansone e Gabriella Barrotta, di 34 e 37 anni, accusate di lesioni personali e abuso dei mezzi di correzione, sono anche titolari dell’asilo privato «La carica dei 101» in cui lavorano altre quattro maestre. Sessanta i bimbi.

Le indagini scattano a marzo. La mamma che ha presentato la denuncia parla con sua cugina. Anche lei manda il figlio alla scuola materna. «Mi disse - ricorda - di avere saputo che ai bambini davano qualcosa. Fai le analisi, mi disse. Il 20 marzo mi rivolsi a un laboratorio. Nelle urine della mia bambina c’erano tracce di benzodiazepine. Dopo le vacanze di Pasqua mi rivolsi a un altro laboratorio, ripetendo le analisi. Stesso risultato. Decisi di ritirare mia figlia dall’asilo. E ho rinunciato anche al lavoro. Devo badare alla bambina. Mi sono licenziata. Non so come possano avere somministrato qualcosa a mia figlia. Forse al momento del pranzo, nell’acqua», dice la mamma che ha deciso di sfidare la solitudine.

Soltanto lei ha parlato. Poi i carabinieri hanno cominciato ad ascoltare le testimonianze delle altre mamme. E a quanto sembra i casi sospetti sono finora cinque. Bisognerà ovviamente provare che la presenza di benzodiazepine, sostanza che si trova per esempio nel Valium, sia da ricondurre all’opera delle maestre. E ci sarà lavoro per avvocati e periti.

Che qualcosa non andasse lo avevano svelato i volti dei bambini. «Ogni giorno prendevo mia figlia dall’asilo alle tre del pomeriggio - racconta la donna, che ha poi deciso di rivolgersi ai carabinieri - e la trovavo assopita, stordita. Si riprendeva solo dopo qualche ora. Aveva spesso mal di pancia, dissenteria. Peggio stava il figlio di mia cugina. Aveva anche conati di vomito. Mia figlia frequentava la scuola materna da un anno e mezzo, pagavo una retta di 145 euro al mese, utilizzando anche il servizio mensa. Il bambino di mia cugina erà lì da settembre dell’anno scorso».

A Nardò si commenta in punta di piedi, perché quella scuola materna privata aveva una buona fama. Alcuni genitori hanno preferito non portare all’asilo i figli, altri si fidano. «Mio figlio ha cinque mesi - dice una mamma - e frequenta il nido da una quindicina di giorni. Anch’io avevo sentito delle strane voci, ma poi sono state altre mamme a rassicurarmi, a dirmi che questa scuola è gestita da persone perbene».

Antonio Vaglio, il sindaco, parla invece di «fatto grave» e aggiunge: «Speriamo che tutto questo non risponda a verità. Se verrà accertata la responsabilità di qualcuno - prosegue - mi auguro che vi siano pene severe. Non si può giocare sulla vita delle persone e soprattutto sulla vita di bambini. Posso garantire che il Comune seguirà con attenzione questa vicenda». L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Angela Rotondano, è ancora ai primi passi.

 La Stampa 10 aprile 2008-TONIO ATTINO