Unicef: pedopornografia in 17 mila siti

 

«Mancano leggi efficaci» Sempre più a rischio i bambini lasciati soli davanti al pc

(Ansa) MILANO - Sono almeno 16.700 i siti web che contengono decine di migliaia di immagini pedo-pornografiche.

Immagini che mostrano bambini alla stregua di oggetti, costretti in pose o pratiche sessuali a tratti anche violente. L’età delle vittime, da quando il fenomeno viene monitorato, si è abbassata sempre di più e in più del 70% dei casi si parla di ragazzini che hanno meno di dieci anni. I numeri emergono dal rapporto «Child safety online: global challenges and strategies» del Centro ricerca «Innocenti» dell’Unicef sulle minacce per i minori che arrivano dalla Rete.

Su 196 Paesi del mondo presi in considerazione - stando a quanto emerge dallo studio condotto in collaborazione con il Child exploitation and online protection centre (Ceop) britannico - solamente 45 hanno una legislazione che può essere considerata sufficiente per combattere i reati di abusi derivanti dallo sfruttamento e dal traffico delle immagini che vedono coinvolti i bambini.

SOLI NELLA RETE - L’Unicef lancia l’allarme, ma al tempo stesso riconosce le forti potenzialità rappresentate dalla Rete per lo sviluppo e per la diffusione delle informazioni e delle conoscenze. Ma proprio la sempre più massiccia diffusione di nuove tecnologie e possibilità di connessione mette fortemente a rischio i minori, che spesso si trovano soli e indifesi al cospetto dei pericoli che si nascondono dietro ad un computer collegato al resto del mondo.

Le nuove generazioni sono sempre più avvezze all’uso della tecnologia e degli strumenti informatici, diversamente dai loro genitori che spesso, soprattutto nei Paesi poveri o in via di sviluppo, non hanno familiarità con computer e telefonini e non sono in grado di comprendere con precisione il funzionamento del web e i rischi che vi si possono annidare. E per questo non possono essere d’aiuto nella protezione dei figli dalle minacce che corrono nel web. Un problema di digital divide, dunque, che viene sfruttato senza remore dagli «orchi» che popolano la Rete che hanno ben presente quanto sia sempre più diffusa la presenza di minori soli dietro ad un pc. Abusi sui bambini, i numeri dietro la Rete

DISTANZE ACCORCIATE - E non è solo un problema che riguarda le nazioni industrialmente avanzate. Negli Usa il 93% dei bambini dispone di un accesso ad Internet, ma anche in Nepal si stima che la possibilità di connessione per la fascia tra i 12 e i 18 anni raggiunge l’82%. La media europea è del 75% e leggermente inferiore, il 67%, è il dato australiano. Nel Regno Unito si stima che i ragazzini tra i 12 e i 15 anni trascorrano almeno 12 ore alla settimana nel web; in Brasile, invece, due terzi dei bambini si connette ogni giorno. Nei Paesi del Nord Europa il 25% dei bambini di 9-10 anni ha un profilo su un social network, nonostante formalmente sia vietata l’iscrizione fino ai 13 anni. E in India almeno 5 milioni di ragazzi tra i 13 e i 17 anni utilizza Internet regolarmente. Insomma, un bacino potenzialmente infinito per chi è dedito alla pedopornografia. Un mercato che viene alimentato illegalmente al prezzo di sofferenze, costrizioni e umiliazioni ai danni delle piccole vittime e che contribuisce ad alimentare gli affari della criminalità organizzata. C’è questo anche dietro al «semplice» scambio di materiale che purtroppo si può reperire abbastanza facilmente in diversi angoli della Rete.

APPROCCI E CYBERBULLISMO - I bambini spesso non si rendono conto che da quello che può all’inizio apparire come un modo per conoscere persone di ogni parte del Mondo può scaturire una minaccia grave per la loro incolumità. Si stima che almeno un quarto dei baby-navigatori abbia conosciuto in Rete persone mai viste o sentite prima e nel 28% di questi casi l’approccio è scaturito in un incontro faccia a faccia. Spesso non propriamente amichevole. Un terzo dei ragazzini americani ha subito episodi di cyberbullismo, percentuale che sale alla metà dei brasiliani tra i 10 e i 17 anni.

LEGGI E LACUNE - «La rapida crescita del mondo online ha ampliato i rischi di reato di abuso e sfruttamento sessuale per i bambini - ha affermato il direttore del Centro di Ricerca Unicef, Gordon Alexander -. Dobbiamo esserne consapevoli e adottare misure più adeguate, rispettando i diritti dei bambini di esplorare l’ambiente on line e sfruttare le potenzialità offerte dalla tecnologia». «La responsabilizzazione dei bambini - secondo l’Unicef - è fondamentale nell’affrontare il problema dei rischi posti dalla rete. Dal punto di vista legislativo, leggi su scala globale sarebbero un importante elemento di protezione. A livello nazionale però, l’attuazione delle stesse norme in molti paesi è stata lenta ed anche laddove un decreto legge è stato emanato spesso ne è mancata l’armonizzazione fra Paesi, in particolare su questioni come la definizione di bambino, o di pornografia». 

corriere.it Alessandro Sala 13 dicembre 2011 twitter: @alsfiles