SEPARAZIONI, ISTAT: SONO LE DONNE A DIVENTARE PIU' POVERE, NON GLI UOMINI

 

"La quota di separate, divorziate o riconiugate in famiglie a rischio di povertà è più alta (24%) rispetto a quella degli uomini nella stessa condizione (15,3%)"

Di Roberta Lerici

Dopo aver assistito ad innumerevoli trasmissioni tv in cui si lanciava l'allarme sugli uomini separati sempre piu' poveri, ospitati in appartamenti dei comuni e costretti a mangiare alle mense Caritas , mentre nulla si diceva della condizione delle donne separate, finalmente arriva l'ISTAT a fare un po' di chiarezza. Ci aspettiamo che dopo aver letto questa statistica stilata da un organo ufficiale e non da qualche ssociazione privata, anche la tv cominci ad occuparsi della condizione delle donne separate.

Perchè se dover moltiplicare per due le spese dopo un divorzio, è pacifico che penalizzi chiunque, quello che è inaccettabile è veder dipingere le donne come avide dissanguatrici di poveri uomini, descritti quasi sempre come martiri. Gli esseri umani sono diversi gli uni dagli altri, e così ci saranno donne che approfittano della separazione per far pagare agli ex il più possibile, così come ci saranno uomini che si disfano di ogni bene per non pagare gli alimenti ai figli, altri che pur essendo violenti fingeranno di essere sempre stati dei santi, e così via. Anche la Caritas Lombarda, nel suo ultimo rapporto, indica che, in generale, il numero delle donne che si rivolge a loro come doppio rispetto agli uomini, e allora d'ora in avanti speriamo che il quadro delle separazioni dipinto dai media, sia un po' più corretto.Di seguito i dati ISTAT-

Condizioni di vita delle persone separate, divorziate e coniugate dopo un divorzio

Nel 2009, le persone che hanno sperimentato la rottura di un matrimonio (separati legalmente o di fatto, divorziati, coniugati dopo un divorzio) sono 3 milioni 115 mila, il 6,1% della popolazione di 15 anni e più. In seguito all'interruzione dell'unione coniugale, le donne ricoprono più spesso il ruolo di genitore solo (35,8%, contro il 7,3%), mentre gli uomini prevalentemente vivono da soli (43%, contro 25,4%) o formano una nuova unione (32%, contro 23,3%). La quota di separate, divorziate o riconiugate in famiglie a rischio di povertà è più alta (24%) rispetto a quella degli uomini nella stessa condizione (15,3%) e a quella delle donne in totale (19,2%).

Le percentuali più elevate di donne a rischio di povertà si trovano tra le sinlge (28,7%) e tra le madri sole (24,9%). Chi ha cambiato abitazione (41,3%) è tornato per lo più a casa dei genitori (il 32,5% degli uomini e il 39,3% delle donne), oppure ha preso un'altra abitazione in affitto (il 36,8% e il 30,5%).

Dopo la separazione, a veder peggiorare la propria condizione economica sono soprattutto le donne (il 50,9% contro il 40,1%), chi al momento dello scioglimento non aveva un'occupazione a tempo pieno (54,7%) e chi aveva figli (52,9%). Il 19% di chi ha vissuto la rottura di un matrimonio ha ricevuto aiuti in denaro o in natura nei due anni successivi alla separazione. Si tratta, in gran parte, di donne e di persone che vivono al Sud.

La maggioranza delle madri che vivono con i figli riferisce che quest'ultimi non hanno dormito a casa del padre nei due anni successivi la separazione (52,8%); il 20,1% dichiara che, oltre a non aver dormito dal padre, non lo hanno mai frequentato. A seguito della separazione, il rendimento scolastico dei figli peggiora nel 20,7% dei casi e nel 6% il peggioramento è tale da determinare una bocciatura o il rinvio di esami universitari.

Dopo la separazione i figli non vedono o vedono meno i genitori o i parenti del padre e della madre (rispettivamente, nel 18,6% e nel 8,7% dei casi). Dopo la separazione, il 5% dei genitori non può più sostenere le spese mediche per i figli con la frequenza necessaria, o non riesce a fargli frequentare corsi extra-scolastici (14,7%), a mandarli in palestra (16,1%) o a mandarli in vacanza nei luoghi e per la durata che era loro abituale (24,1%).

 http://www.istat.it/it/archivio/47539