MANOVRA SALVA-ITALIA NON SALVA I BAMBINI: CANCELLATO GARANTE PER L'INFANZIA

 

 (Vincenzo Spadafora, Garante per 6 giorni)

 "Restare umani" deve essere sempre il primo obbiettivo, altrimenti l'Italia fallirà lo stesso, nonostante Monti, e sarà un fallimento molto più doloroso.

Di Roberta Lerici

 E così anche i bambini, per i quali si spende ben poco, finiscono fra le "spese inutili", magari al posto degli invocati "tagli della politica", al posto di ulteriori 20 euro di tasse sulle rendite finanziarie, al posto di quello che sarebbe giusto fare. E suona quasi una beffa la parola "bambini" infilata quasi per forza nel dolente discorso di Monti alla presentazione della manovra.

"Dolente" perchè forse si sa bene che colpisce chi non dovrebbe colpire, ma se far pagare la crisi alle persone sbagliate è stata una scelta, allora avrei preferito che ci fosse risparmiata la brutta recita di ieri. Questo governo ha spazzato via il risultato di una battaglia durata anni, e che finalmente era terminata con la nomina di Vincenzo Spadafora a Garante Nazionale per l'infanzia, avvenuta solo sei giorni fa. Monti ha detto che questa manovra salverà l'Italia, ma non c'è alcuna evidenza che provvedimenti diversi, non avrebbero raggiunto lo stesso scopo.E' una questione di scelte e, ancora una volta pagheranno i più deboli, con una new entry fra coloro che sono ritenuti corresponsabili del debito pubblico italiano: i bambini. Questa manovra la pagheranno anche loro.

Spero che i partiti che hanno sostenuto l'istituzione del Garante per l'Infanzia, si oppongano alla sua sommaria quanto crudele esecuzione, perchè restare umani deve restare sempre il primo obbiettivo, altrimenti l'Italia fallirà lo stesso, nonostante Monti, e sarà un fallimento molto più doloroso.

Di seguito, l'articolo di Flavia Amabile su questo argomento

Flavia Amabile per "La Stampa"

Sono poche righe secche in una manovra sterminata. Bastano per cancellare anni di lavoro. L'Agenzia per il Terzo Settore, l'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione, l'Ente nazionale per il microcredito e l'Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza vengono soppresse, recita il provvedimento. Per l'ente che doveva occuparsi di minori è una fine inaspettata e decisamente prematura ma soprattutto un insieme di paradossi e situazioni al limite del surreale.

L'Autorità ha poco più di quattro mesi di vita, un presidente nominato da sei giorni, e si è vista uccidere sul nascere un futuro che si annunciava roseo e pieno di promesse a leggere solo quello che avveniva nemmeno una settimana fa quando a capo della giovane Autorità veniva nominato Vincenzo Spadafora, allora brillante presidente dell'Unicef Italia, il più giovane mai arrivato così in alto nell'organizzazione, come recita il suo curriculum. Spadafora accetta, si dice commosso e orgoglioso e si impegna a realizzare il suo compito «nel superiore ed esclusivo interesse dei bambini e degli adolescenti».

E' il primo presidente della nuova Authority. Alla sua nomina hanno provveduto cinque mesi dopo il via dell'organismo i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, così come prevede la legge. Dovrebbe durare in carica quattro anni e la sua nomina potrà essere rinnovata una sola volta.
Viene accolto da un coro di apprezzamenti da ogni parte, centrodestra e centrosinistra.

Mara Carfagna, ormai non più ministro, ma reduce insieme a molti altri da un lungo periodo di lavoro per arrivare all'istituzione del Garante, applaude con entusiasmo: «Da oggi i bambini saranno più tutelati».
E' quello che ci chiede l'Onu da venti anni. Il Garante infatti è una figura istituzionale già presente in gran parte dei Paesi europei ed attesa da tempo in Italia tenuto conto che era prevista e sollecitata già nella Convenzione sui diritti dell'infanzia dell'Onu del 1991. Trattative, stop, marce indietro, e una legge che fatica ad avanzare. Viene presentata in Assemblea nel settembre del 2009 e poi rinviata alle commissioni Affari Costituzionali e Affari Sociali.

Il loro lavoro si conclude il 9 marzo e il via libera della Camera arriva il 16 marzo. Il 22 giugno l'approvazione del Senato. Da questo momento nulla sembra più ostacolare il provvedimento che per la prima volta attua l'articolo 31 della Costituzione che prevede l'agevolazione con misure economiche della formazione della famiglia e in particolare delle famiglie numerose.

Finalmente - dicono tutti - l'Italia ha un punto di riferimento per chi voglia denunciare - anche solo telefonicamente - violazioni o situazioni di rischio per i minori. Finalmente c'è chi garantirà che al centro dell'agenda politica vi sia anche la garanzia di adeguati investimenti sull'infanzia - attraverso la destinazione di fondi specifici a sostegno delle politiche e delle normative nazionali.

Finalmente c'è l'organismo che potrà avere un dialogo alla pari con le Istituzioni nazionali e regionali, con le magistrature, soprattutto con quella minorile, come pure con il sistema dei servizi sociali nazionale e regionale. Si sbagliavano: due giorni fa è stato soppresso.