RETE PEDOFILI TREVISO, CACCAVALE:"PORTAMI UN'AMICA, TI FACCIO QUALCHE REGALINO"

 

Mario Caccavale e la stanza di ascolto dei minori

Il gioielliere che imitava Magnum PI e il re dell'elettronica: ecco i pedofili del centro Conosciuti e insospettabili, "traditi" da una vittima: Caccavale è baby pensionato dell'aeronautica, Costa dirige la Rt Sistem

«Portami qui altre ragazzine, ti pago» Gli investigatori ricostruiscono il «metodo» di Caccavale: ricompense alle giovani che gli presentavano qualche amica

di Fabio Poloni «Portami un’amica, dai. Ti faccio qualche regalino». Era una subdola “rete” quella di Mario Caccavale. Una catena di corruzione con un unico fine: adescare più ragazzine possibile. Il metodo: soldi e regali alle ragazzine non solo per poterle toccare, baciare, bensì anche per farsi portare altre giovanissime prede.

Una sorta di passaparola indotto, prezzolato. E’ uno degli elementi nuovi che emergono dalle indagini della squadra mobile di Treviso, che continua a scavare nel torbido giro emerso dalle testimonianze di una decina di ragazzine e ragazzini adescati - questa l’accusa - dall’orafo trevigiano. Mentre si attendono le trascrizioni dell’interrogatorio condotto dal gip, in questura il lavoro va avanti.

Viene smentita l’ipotesi che ci siano altre denunce, al momento. L’invito a chi sa qualcosa, comunque, resta valido e forte: fatevi avanti, anche se gli episodi risalgono a qualche anno fa. Pare che in città tanti sapessero, e che avessero ben più di qualche sospetto in merito a quelle giovanissime frequentazioni dell’orafo. Ha prevalso per anni la linea del farsi i fatti propri, e ora gli investigatori cercano di aprire una breccia in un muro che se non è di omertà è quantomeno di colpevole connivenza.

Le modalità di adescamento delle giovani prede erano «diversificate», secondo la questura. Caccavale, secondo l’accusa - al contrario di quanto sostengono i suoi avvocati difensori - si muoveva con viscida precisione. Avvicinava le ragazzine anche durante i cortei studenteschi e le manifestazioni. Occasioni d’oro, nel suo piano malato, per gettare la rete. Complimenti, approcci espliciti.

Non si preoccupava granché di passare inosservato, forse si sentiva intoccabile. Poi, una volta adescata una preda, tentava l’affondo. Il capo d’imputazione a suo carico contiene una sfilza di tentate violenze. Per lui erano solo «tentativi di dare un bacio: se la ragazza non voleva, io non insistevo. Non c’era violenza». Così ha spiegato prima ai suoi legali, poi al giudice durante l’interrogatorio di lunedì a Venezia, tribunale competente per il reato di prostituzione minorile che viene contestato (assieme a quello di violenza sessuale) al sessantasettenne.

I tentativi di adescamento secondo l’accusa erano seriali, continui, diversificati. Caccavale arrivava a promettere regali e soldi alle ragazzine per convincerle a “introdurre” nel suo giro altre loro coetanee. Malato? Macché. Gianni Seno, uno dei due legali dell’uomo, smentisce che il suo assistito abbia confessato al giudice di essere malato e di aver chiesto aiuto a uno psicologo. «Ha incontrato uno psicologo - dice l’avvocato - ma era per via di una crisi dovuta alla separazione traumatica dall’ex moglie.

I fatti contestati ora non c’entrano nulla. Non chiederemo alcuna perizia

 

 

 

 

 

 

 

psichiatrica, né invocheremo la semi-infermità mentale». Ancora escluso, al momento, che ci siano altre persone coinvolte. Caccavale ed Ennio Costa, l’altro arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una tredicenne - è ai domiciliari - pare che non si conoscessero.

L’unico link fra loro due è che la dodicenne è finita nelle attenzioni di entrambi. Escluso anche che ci possa essere un giro di immagini o video degli incontri a sfondo sessuale da immettere nel mercato della pedopornografia. Ma le indagini della squadra mobile su questa rete viscida e avvolta dalla nebbia cittadina di troppi silenzi continuano. http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2011/11/23/news/portami-qui-alt...

 

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di Roberto Ortolan e Paolo Calia

TREVISO - Insospettabili. Conosciuti e stimati. Ma sotto la facciata di commercianti rispettabili si nascondeva un’anima nera, da orchi capaci di ogni mezzo per ottenere prestazioni sessuali da ragazzini e ragazzine, tra i quali due dodicenni. È questo il ritratto di Mario Caccavale, 67 anni, titolare della gioielleria "Valentina" in via Canova, e di Ennio Costa, 65 anni, amministratore della "Rt Sistem", azienda di elettronica di via Paolo Veronese. A far saltare il banco gli atteggiamenti da adulte e le mezze parole di due ragazzine che hanno attirato l’attenzione di una docente. Immediata la segnalazione ai servizi sociali che hanno subito attivato la Polizia.

Il resto è storia. Nove mesi di indagini che, ieri all’alba, sono culminate con l’arresto dei due presunti pedofili. Ennio Costa, 65 anni, è il titolare di una delle aziende di elettronica tra le più conosciute dai trevigiani. Tra i clienti anche tantissimi giovani attirati dai gadget più alla moda. Proprio tra i baby clienti, con l’aiuto del passaparola, l’imprenditore avrebbe reclutato le giovanissime "prede sessuali". Anche per Costa il pm Zorzi aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, ma il giudice ha deciso di spedirlo ai domiciliari perché incensurato. Anche lui - secondo le prove raccolte dai poliziotti della Mobile - si sarebbe però macchiato di condotte agghiaccianti. Sarebbe riuscito, pagando poche decine di euro e regalando ricariche telefoniche e altri oggetti di culto tra i giovanissimi, ad assicurarsi le prestazioni sessuali di una dodicenne della quale avrebbe più volte abusato, anche utilizzando oggetti erotici.

Costa è anche accusato di aver tentato, attraverso un’amichetta, di attirare una 13enne a un incontro sessuale. Appuntamento poi saltato perché la ragazzina non si è presentata. Mario Caccavale, 67 anni, è invece «la risposta italiana a Magnum PI». Lo dice allargando il sorriso un trevigiano doc, uno dei tanti abituati a vedere Caccavale in giro per il centro sempre in sella alla sua bicicletta. E il paragone con il fascinoso Tom Selleck, star hollowoodiana e volto del famoso investigatore privato in voga negli anni Ottanta, ci può anche stare. Baffi a parte, il gioielliere meridionale trapiantato a Treviso ha sempre avuto un che dell'attore.

Quantomeno per l'aspetto. È opinione comune che "il Mario" sia stato fin da giovane un bell'uomo. Curatissimo, elegantissimo, sempre abbronzato anche a Natale, capello perennemente in ordine e di un nero corvino, a dispetto dell'età, che ha sempre suscitato qualche doveroso dubbio, non ha mai nascosto la passione per il gentil sesso. In prime nozze si è sposato con una ex modella olandese di colore. Una volta separato, è convolato in secondo nozze con un'altra donna straniera. Nessuno però avrebbe mai pensato che potesse finire accusato di aver adescato minorenni con il miraggio del guadagno facile. In centro storico è conosciutissimo. Da quasi trent'anni Valentina, la gioielleria di via Canova che ieri risultava chiusa per ferie, è un punto di riferimento per una vasta clientela. Soprattutto femminile. Affabile, commerciante abilissimo, è riuscito a curarsi i clienti anche per l'estrema flessibilità che ha sempre concesso nei pagamenti: in tempo di crisi un dato sicuramente a favore. A Treviso c'è arrivato con l'Aeronautica Militare, come sottufficiale del 51° Stormo di Istrana. Ma la divisa l'ha dismessa presto: dopo vent'anni di servizio ha approfittato di una "finestra" per andare in pensione.

Ha fatto il rappresentante e poi ha aperto la gioielleria diventando, in poco tempo, un volto della piazza. Gli sono sempre piaciute le belle donne. Ma al di là di una fama da presunto playboy, non si è mai andati. Fino alla notizia di ieri, rimbalzata in un lampo tra negozi e piazze cancellando immediatamente quell'aria da "Signore e Signori" che lo ha sempre circondato. Sabato 19 Novembre 2011 - 09:52