POLITICA ECONOMICA: BAMBINI DIMENTICATI, GENITORI "MINACCIATI"

 

 In Italia i minori sono 10 milioni 229 mila: 1.876.000 sono quelli che vivono in povertà e il 18,6% in condizione di deprivazione materiale.

Di Roberta Lerici

Secondo l'ultimo rapporto di Save The Children, sono due milioni i bambini che in Italia muoiono di fame ed è chiaro che la crisi economica non può che avere avuto un forte impatto sulle famiglie a basso reddito con uno o più figli.Ma quando si parla di misure economiche per risollevare il paese, non c'è mai qualcuno che accenni all'infanzia come categoria debole da tutelare e aiutare concretamente.

Dove c'è un bambino che soffre, c'è una famiglia che soffre ancora di più, ma questo pensiero pare non appartenga a chi di volta in volta è chiamato a governare il paese.Negli anni mi sono fatta l'idea che la classe politica sia sempre troppo vecchia o, più raramente, troppo giovane per preoccuparsi dei bambini.I primi hanno figli già inseriti brillantemente nel mondo del lavoro (magari con il loro aiuto), i secondi non hanno ancora figli o contano troppo poco  per avere voce in capitolo. Dunque l'infanzia non è praticamente mai presente nei programmi di governo e i politici in genere si occupano dei bambini solo per rilasciare qualche dichiarazione in occasione di gravi fatti di cronaca nera.Eppure i bambini in Italia sono dieci milioni.

E' ovvio che, parlando del nuovo governo,  il professor Monti nei suoi discorsi iniziali non avrebbe potuto affrontare tutti i temi, ma un governo a cui si chiede discontinuità con il passato, sui bambini ha già dimostrato un'assoluta continuità con i suoi predecessori.

Ritengo che le famiglie siano stanche di essere minacciate dai vari governi sulle conseguenze a cui si potrebbe andare incontro se non si accettassero di buon grado i sacrifici che ogni minuto vengono annunciati.Oggi viviamo una situazione in cui le famiglie si sacrificano ogni giorno .Solo la metà, infatti, riesce ad arrivare alla fine del mese.Le altre soffrono al punto da aver paura di immaginare il loro futuro, e allora, quando parliamo di "mancanza di fiducia nelle istituzioni", ci riferiamo  alla parte della popolazione che riesce ancora a farcela; per gli altri, invece, si dovrebbe auspicare  una "rinnovata fiducia nella vita stessa", diventata ormai un incubo di cui non si vede la fine.

Il mio pensiero va ai genitori dei bambini autistici o disabili in generale, che hanno visto ridurre il sostegno a scuola e spesso perdono il lavoro per stare vicino ai propri figli; va ai genitori dei bambini vittime di abusi, che non possono affrontare le spese per le terapie per i figli e il costo dei processi; va a chi ha già perso o rischia di perdere la casa perchè non può più pagare il mutuo o l'affitto; va agli ultra quarantenni disoccupati che non riescono a reinserirsi nel mondo del lavoro e hanno una famiglia da mantenere; va a chi è vessato da Equitalia e lo sarà ancora di più fra due mesi, quando entreranno in vigore le nuove norme di riscossione previste dal governo Berlusconi; va alle donne che accettano di lavorare nei supermercati con contratti mese per mese e vengono subito licenziate se osano chiedere il pagamento degli straordinari...e la lista potrebbe continuare.

Dunque, per concludere, ciò che non mi piace di questo periodo di vita politica italiana, è il tono minaccioso con cui a turno chi è al governo annuncia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

misure economiche "drastiche e difficili da digerire" fatte in nome "del nostro bene".Perchè la maggior parte dei cittadini  italiani non ha responsabilità nell'attuale crisi economica, e allora ho come la sensazione di chi, guardando dietro le vetrine di un negozio una signora che compra tutto quello che le piace, si vedesse poi recapitare il conto a casa, per "il suo bene". Cambiamo i linguaggi, e di conseguenza cambiamo anche la politica. I cittadini non possono essere trattati come una mera voce di bilancio, e non ci si può sempre dimenticare che i bambini sono i cittadini di domani e che per far crescere il paese, bisogna far crescere e bene anche loro.

 Autore Roberta Lerici, www.bambinicoraggiosi.com 18 novembre 2011 

IL RAPPORTO Italia, 2 milioni i bambini alla fame Save the Children: «Non è un Paese per l'infanzia, più povertà e cemento, meno verde e servizi».

Le condizioni dell'infanzia in Italia sono peggiorate, Quando iniziano a stare male i bambini, gli uomini sono destinati a stare peggio. E visto che è sulla condizione dei più deboli, che impattano i cambiamenti, la crisi economica rischia di pesare soprattutto su di loro, bimbi e adolescenti. Negli ultimi anni la percentuale delle famiglie a basso reddito con un minore è aumentata dell'1,8%, e quella di chi ha due o più figli del 5,7%.

I dati sono raccolti nell' Atlante dell'infanzia diffuso da Save the Children, alla vigilia della giornata dell'Infanzia che si celebra il 20 novembre. In Italia i minori sono 10 milioni 229 mila: 1.876.000 sono quelli che vivono in povertà e il 18,6% in condizione di deprivazione materiale. Anche uno studio del forum Ania-consumatori e della Statale Milano ha confermato la gravità della congiuntura: metà delle famiglie italiane riesce «appena a far quadrare i conti». Il 15% dei nuclei è in maggiori difficoltà e ogni mese deve intaccare i propri risparmi per sopravvivere e il 6,1% è costretto a chiedere aiuti e prestiti. «È arrivata la povertà in un soggetto come la famiglia che fino a quattro-cinque anni fa era il presidio della nostra ricchezza», ha commentato il presidente del Censis, Giuseppe De Rita.

SOLO TRE LE PROVINCE 'GIOVANI'. Così in un'Italia più vecchia e più povera, il pianeta infanzia è ridotto e malato. Napoli, Caserta, Barletta-Andria-Trani sono le uniche province 'verdi' italiane, quelle cioè in cui la percentuale dei giovani fino ai 15 anni rimane maggioritaria sugli over 65. «La qualità della vita dei nostri bambini e ragazzi è mediamente incomparabile con quella del secolo scorso», ha commentato Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, «tuttavia, se non è più la tubercolosi a uccidere, o la guerra, oggi i nostri minori fanno i conti con la povertà, la scarsità di servizi per l'infanzia, le città inquinate, stili di vita insani che conducono all'obesità. Problemi che l'attuale crisi economica rischia di amplificare se non c'è un'inversione di rotta immediata e si pone la tutela dell'infanzia e adolescenza come una priorità delle scelte politiche-economiche, di un Paese che finora ha sempre investito molto nelle pensioni e molto meno di quanto avviene altrove per aiutare i minori, i giovani e le famiglie con figli».

Altissimo il tasso di motorizzazione: 3-4 auto per ogni minore

 L'Atlante ha analizzato l'impatto della crisi economica sui bambini e sugli adolescenti, con l'impoverimento delle famiglie con figli; la drastica contrazione della spesa sociale, con drammatiche conseguenze sui minori che vivono al Sud ma anche in alcune aree del Nord Italia: la dispersione scolastica; i servizi per l'infanzia disponibili 'a macchia di leopardo', con differenze notevoli da regione a regione. Insomma, un Atlante di un'infanzia sempre più a rischio: oltre 150 pagine e 80 mappe restituiscono informazioni sulla condizione di bambini e adolescenti del nostro Paese, insieme all'appello a riportare al centro delle scelte politiche, sociali ed economiche i più piccoli e i più giovani, in un Paese sempre più popolato di anziani. 400 MILA BAMBINI OBESI.

Il rapporto ha messo a fuoco anche la situazione dei minori stranieri, della distribuzione della popolazione minorile tra città e hinterland e si è soffermato poi sulla salute dei minori, stimando in 1 milione e 100 mila i bambini sovrappeso, di cui quasi 400 mila obesi. Non solo. Le città italiane sono sempre meno a misura di bambino. Il tasso di motorizzazione è altissimo dappertutto e fa segnare una media di 3/4 macchine ogni minorenne: a Roma si contano circa 450 mila minori e 1 milione 890 mila macchine, per un tasso di 4,2 macchine per bambino. In cima alla classifica delle città con il tasso di motorizzazione più alto, Aosta (13,5), Cagliari (5,4), Ferrara (5,1), l'Aquila (4,8). Roma prima per cementificazione, Ancona per inquinamento

Giochi all'aria aperta. È continuata senza sosta, inoltre, la cementificazione e impermealizzazione del territorio: si stima che ogni giorno venga cementificata una superficie di circa 130 ettari. In testa alla classifica per cementificazione i comuni di Roma e Venezia, seguiti da Napoli e Milano, dove la superficie edificata ha già inglobato i due terzi del territorio comunale. E rilevante in molte città italiane è l'inquinamento dell'aria: Ancona, Torino e Siracusa spiccano per il maggior numero di giorni di superamento del valore limite di particolato, polveri sospese nell'aria che penetrano nelle vie respiratorie causando problemi cardio-polmonari e asma. Matera e Nuoro invece le più virtuose, con un solo giorno di sforamento del limite.

UN RAGAZZO SU CINQUE AL CENTRO COMMERCIALE. Varia è la disponibilità di luoghi - giardini pubblici, campi, prati, strade - dove i bambini possono giocare: nel Nord e al Centro più di due bambini su tre giocano nei giardini pubblici. Al Sud, dove l'offerta di verde attrezzato è più ridotta, la fruizione dei giardini pubblici scende al 16% e una quota maggiore di bambini gioca sulla strada (12,2%). Da segnalare il caso Campania, dove appena 1 bambino su 100 gioca nei prati (in Veneto il 20%) e meno di tre ogni 100 sulle strade. Accanto a questi luoghi deputati naturalmente allo svago e al divertimento, aumenta la frequenza da parte dei ragazzi fra gli 11 e i 17 anni dei centri commerciali: un ragazzo su cinque dichiara di andarvi almeno una volta a settimana.

 http://www.lettera43.it/stili-vita/31641/italia-2-milioni-i-bambini-alla-fame.htm