EQUITALIA, IN 3000 A FIANO ROMANO PER GRIDARE NO ALL'USURA LEGALIZZATA

 

3mila persone a Fiano Romano per gridare all’’usura legalizzata’

’Equitalia la deve pagare’ Politici, imprenditori e consumatori contro i metodi di riscossione che "danneggiano i contribuenti"

Ha licenza di uccidere: soprattutto le piccole imprese; e soprattutto quelle che non evadono, ma si trovano a corto di risorse per coprire tutti gli adempimenti fiscali e previdenziali. Equitalia, la SpA 51% Agenzia delle Entrate e 49% INPS, incaricata della riscossione nazionale di tributi e contributi, più di un inflessibile Shylock neanche si accontenta di una libbra di carne, ma applica un meccanismo di tale moltiplicazione delle somme dovute entro un lasso di tempo brevissimo, da mettere in ginocchio il popolo degli artigiani, delle piccole imprese e dei professionisti.

Questa, all’osso, la genesi di una serie di iniziative trasversali che alleano esponenti di partiti politici, associazioni di consumatori e di piccoli imprenditori: il colpo di coda inferto dall’ex Ministro Giulio Tremonti che, con una legge datata 30 luglio 2010, la n° 122, esecutiva da ottobre, ha reso ancora di più esosa la penalizzazione per il mancato pagamento di imposte, tasse e contributi, prevedendo efficacia esecutiva agli avvisi di accertamento per imposte dirette ed IVA. Insomma, una pistola carica puntata sui contribuenti che, pur inadempienti, comunque non hanno commesso il reato di essere fantasmi fiscali.

L’incontro più significativo, per affluenza, (circa 3mila persone) è stato quello organizzato ieri al Palazzetto dello sport di Fiano Romano: il ’movimento per la gente’ guidato dal Presidente del Palermo Maurizio Zamparini e sostenuto dal Consigliere dell’Ordine degli avvocati del Piemonte Alberto Goffi, da oggi membro del coordinamento regionale del Terzo Polo del Piemonte, è sceso in campo, è proprio il caso di dirlo, per denunciare l’operato di Equitalia, al grido di ’Equitalia: Strozzinaggio o usura legalizzata?’. Tra i partecipanti anche il Senatore Idv Stefano Pedica, che ha annunciato una raccolta firme: “Chi non si accorge di tutto questo dramma è una società, Equitalia, che strozza chi dovrebbe essere aiutato e aiuta chi fa parte della loro cricca. Un modo di operare messo a nudo in una mia interrogazione che ho spiegato al Presidente Zamparini questa mattina partecipando alla sua manifestazione contro Equitalia. Inizierò anche una raccolta di firme per una petizione popolare da presentare al parlamento quanto prima”.

Anche Napoli si é attivata in questo senso, come annunciato dal Presidente nazionale dell’associazione NoiConsumatori, da anni impegnato nelle battaglie contro le vessazioni di Equitalia:”Per la lotta contro i soprusi che l’ente delle riscossioni continua a perpetrare a danno dei contribuenti anche Napoli si attiva con Noi Consumatori che, tutti i giorni dalle 16 alle 20 nelle principali piazze della città e presso lo studio legale Pisani, organizza la raccolta firme per cambiare le leggi di Equitalia che hanno mandato in rovina migliaia di famiglie pignorando loro beni, case ed attivita’ senza nemmeno il diritto di difesa”.

Ma c’è anche chi ha deciso di ricorrere allo sciopero della fame: questa la forma di protesta alla quale hanno aderito da ormai 8 giorni 6 attiviste dell’Irs, in pianta stabile a Cagliari davanti Al Palazzo della Regione oggi ha fatto loro visita la Presidente del Consiglio regionale, Claudia Lombardo, che dopo averle ascoltate, ha annunciato di voler portare la questione all’attenzione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo, nella mattinata di domani, con l’intento di trovare soluzioni concrete. L’avvocato Alberto Goffi, consigliere regionale per l’UdC in Piemonte, è uno dei paladini dei contribuenti spremuti da Equitalia. Ha scelto di intraprendere la battaglia dopo un’amara esperienza personale. “Sono figlio di due artigiani – racconta – I miei hanno una piccola azienda di servizi alle carceri.

Lo Stato non è un buon pagatore, per cui i miei si son trovati a riscuotere pagamenti con un ritardo di 18 mesi. A sua volta, lo Stato in veste di riscossore non ha voluto intendere ragioni rispetto ai loro adempimenti e, dunque, ha richiesto il dovuto. Un serpente che si morde la coda, che li ha costretti ad affrontare un pagamento vessatorio. Il loro fatto personale mi ha fatto scoprire un mondo. Pagata l’ultima loro rata, affinché non fossi accusabile di conflitto d’interessi, ho cominciato a girare con un’auto fra le aziende che venivano sottoposte allo stesso iniquo trattamento da Equitalia. Ne ho visitate oltre 300. Un vero paradosso, se si pensa che gli evasori che hanno fruito dello scudo fiscale se la cavano con una multa del 5%; gli evasori totali che intraprendono la strada del saldo e stralcio fruiscono di uno sconto che abbatte anche del 50 – 60% il loro debito fiscale. Invece, chi è un dichiarante regolare, ma si trova in crisi di liquidi viene punito, con sanzioni che oscillano del 40 al 120% del debito fiscale o previdenziale originario.”

Un meccanismo perverso che renderebbe persino ’conveniente’ l’evasione totale. “Equitalia – sottolinea Goffo – rappresenta la metafora di uno Stato che premia i furbi e non ha la minima comprensione per le persone in difficoltà, a volte, come nel caso dei miei genitori, persino per sue inadempienze. Un dramma che coinvolge 6 milioni di persone, 1.700.000 di aziende piccole e medie.

Ed, in più, si crea l’equivoco di confondere l’opinione pubblica, perché si mostra l’azione di Equitalia come lotta all’evasione. Cosa che non è: ripeto, i perseguiti sono soggetti che hanno dichiarato ma non pagato.” Le sanzioni applicate hanno una progressività soffocante: “Al 91° giorno di mancato pagamento – spiega l’avvocato Goffo - si va dall’ipoteca sulla casa o sugli immobili aziendali alla segnalazione alla Centrale Rischi delle Banche, che innesca il blocco delle linee di credito e, dunque, della potenziale liquidità; poi si passa alle ganasce fiscali ai mezzi aziendali, fino al pignoramento sia del conto corrente che dei crediti presso terzi, con impossibilità di pagare i dipendenti, screditamento completo della credibilità aziendale e, dunque, fallimento senza scampo.” Da consigliere regionale in Piemonte, Goffo verifica il danno e la beffa causato anche all’Ente pubblico, allorché eroga incentivi per il mantenimento del livello occupazionale che, giunti sul conto corrente dell’imprenditore, vengono cannibalizzati da Equitalia.

“Insomma, da un lato il pubblico dà e dall’altro sottrae – dice l’avvocato Goffo, raccontando la sua esperienza di sportello a favore delle aziende – Con il sostegno di un imprenditore, che aveva letto della mia crociata dalla stampa, ora ho un numero verde e uno staff di avvocati che mi coadiuva. Finora ho prestato soccorso in un anno ad oltre 5mila persone. Ho scritto un libro, con Antonio Lubrano, intitolato: ’E’ qui l’Italia?’, che ho dedicato al mio amico Mauro Bordis, morto di crepacuore per la perdita della sua casa, messa all’asta per un debito fiscale.

I proventi andranno ad un fondo nato per aiutare le famiglie che rischiano di perdere la casa a causa di questo meccanismo feroce. Ma son certo di essere a conoscenza solo di una minima parte di ciò che avviene in tutto il Paese seguendo il medesimo copione.”

Nella stessa trincea combatte il senatore IdV Stefano Pedica, che dal 2009 insiste, con gli strumenti consentitigli dal suo status di parlamentare, come le interrogazioni al Ministro competente, nel mettere in luce le vessazioni subite dai contribuenti da parte di Equitalia. “La nascita di Equitalia – afferma – può definirsi un errore trasversale: Visco l’ha creata e Tremonti ne ha gonfiato a dismisura i poteri e gli strumenti. Prima della sua ’invenzione’ vi era un’interlocuzione fra il contribuente e l’Agenzia delle Entrate in grado di assicurare, sì, il recupero dei crediti fiscali o previdenziali da parte dell’amministrazione finanziaria, ma con quel grano salis necessario per mostrare umana comprensione nei confronti di contribuenti in stato di difficoltà, a maggior ragione oggi che c’è la stretta della crisi.

La legge andata in vigore il primo ottobre scorso, poi, rende ancora più vessatoria l’esazione dell’imposta, sia o meno dovuta, giacché prevede che occorra pagarne un terzo entro 60 giorni, a prescindere dall’esistenza di eccezioni da far valere in un ricorso. Si conferma che lo Stato si comporta facendo il forte coi deboli ed il debole coi forti, in quanto le grandi imprese fruiscono di corsie preferenziali non concesse a quelle medio piccole o ai liberi professionisti.

Appena sarà formato il nuovo Governo – annuncia il senatore Pedica – partirà una nostra raccolta firme, in alleanza con le Associazioni dei Consumatori, per una petizione di abolizione di Equitalia. Ad essa corrisponderà, in sede parlamentare, una proposta di legge che presenterò durante questa settimana.”

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