PEDIATRA PEDOFILO, MATTIELLO DEVE ESSERE OPERATO D'URGENZA, CHIESTI I DOMICILIARI

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Caso Mattiello, il pediatra ha un tumore al cervello

INCHIESTA PEDOFILIA. La difesa del pediatra ha chiesto al giudice di concedergli gli arresti domiciliari in ospedale. Il medico Mattiello, accusato di aver molestato sessualmente molte piccole pazienti, deve essere operato con urgenza

Il pediatra accusato di pedofilia è malato. «Ha un cancro al cervello», spiegano con dolore i famigliari. Il tumore gli è stato diagnosticato di recente, al termine di una serie di visite mediche alle quali il medico si è sottoposto. Per questo, ieri mattina i suoi legali, gli avv. Lino Roetta e Marilena Gasparella, hanno depositato al giudice Stefano Furlani la richiesta che il dottor Domenico Mattiello, 64 anni, possa tornare a casa per curarsi.

Da un paio di mesi infatti è agli arresti domiciliari fuori provincia; i difensori chiedono che possa tornare in borgo Casale per farsi ricoverare al S. Bortolo e sottoporsi ad un intervento chirurgico che sarebbe indispensabile. A sostenerlo sono i medici che lo hanno visitato e lo stanno curando. Il pubblico ministero Barbara De Munari, che coordina le indagini, avrebbe già manifestato l'intenzione di dare parere positivo vista la gravità del problema di salute. Pertanto è probabile che il giudice decida in pochi giorni.

«Viste le condizioni non è possibile attendere molto», si è limitato a riferire l'avv. Roetta. Dopo l'intervento e le cure, non è escluso che la difesa stessa cerchi di capire - attraverso una consulenza medica - se il male che ha colpito il pediatra possa avere avuto una qualche influenza sul suo comportamento degli ultimi mesi. Il medico è infatti accusato di aver molestato sessualmente sei piccole pazienti all'interno del suo ambulatorio in viale della Pace o nello stanzino dell'asilo nido Cariolato di Bertesinella, dove si recava a visitare i bambini.

Altre tre vittime sarebbero in via di identificazione da parte della polizia, dopo che il perito del tribunale ha recuperato dei filmati all'interno del computer del medico. Video e foto dello stesso medico durante abusi sessuali a giovanissime vittime. I detective della squadra mobile, comandati dal vicequestore Michele Marchese, che lo avevano arrestato in flagranza all'asilo nel giugno scorso, sono stati incaricati di dare un nome alle bambine presenti loro malgrado e a loro insaputa nei video sequestrati; le famiglie di quelle già individuate sono pronte a costituirsi parte civile al processo con gli avv. Nando Cogolato, Rosanna Pasqualini, Raffaella Di Paolo e Ennio Rancan.

Nel frattempo, la procura sta valutando se sia doveroso trasmettere gli atti alla distrettuale di Venezia, competente per la produzione di materiale pedopornografico con sfruttamento di bambini; i filmati trovati in possesso del pediatra potrebbero rientrare in questa categoria. In questo caso, verrebbero trasmessi anche gli atti per la violenza sessuale aggravata. Per la difesa è necessario accertare da quanto tempo Mattiello fosse malato e se il cancro possa avere una relazione con quanto ha ammesso di avere fatto con le bambine. Cioè prima di tutto abusare di loro in maniera truce, vista l'età delle bimbe (dai due anni e mezzo ai 12), e quindi filmare quegli atti.

Il ragionamento dei legali è che se in passato Mattiello era un medico stimato, che aveva 800 pazienti (è vero che alla procura era giunto un esposto alcuni anni fa a suo carico, ma era stato archiviato dopo i primi accertamenti), qualcosa deve essergli successo per fargli maturare quelle pulsioni da codice penale nel giro, apparentemente, di poco tempo.

E la malattia potrebbe essere una risposta. Una tesi tutta da acclarare e da valutare, e che va al di là dell'aspetto umano: e cioè quello di una persona malata che ha necessità di essere operata e curata, in tempi che i famigliari chiedono siano i più brevi possibili. 

Diego Neri

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