Pedofilia, Bidello già condannato resta a scuola per vent'anni con un'autocertificazione

 

Note di Roberta Lerici

Pubblico questo articolo del 2014 perchè è un esempio lampante di come non esistano controlli sul personale che lavora nelle scuole. Il bidello in questione aveva fornito al ministero una semplice autocertificazione in cui si dichiarava incensurato, nonostante avesse già due condanne definitive per pedofilia. Oggi, malgrado l'introduzione del Certificato Antipedofilia obbligatorio per chi assume persone che devono lavorare  a contatto con i minori, casi come quello in questione sfuggirebbero ugualmente. Il certificato, infatti, è obbligatorio solo per gli assunti dal 2014 in poi. Coloro che permangono da anni negli stessi istituti, anche se già condannati, potranno continuare a farlo. Non sarebbe stato più efficace richiedere il certificato a tutti, magari ogni due anni?

Pedofilo condannato, era bidello da vent'anni. Nascondeva il passato con un'autocertificazione.

Per una ventina d’anni nessuno al Ministero dell'Istruzione si era preso la briga di controllare il suo casellario giudiziario.

di Adelaide Pierucci- Il Messaggero 25 gennaio 2014 

Genova, molestie su alunne: arrestato professore di musica. Vent'anni di omertà

 

Molestie a scuola, «vent’anni d’omertà» sul professor Morana

27 febbraio 2016

Marco Grasso

Genova - Due ragazzine con meno di 14 anni molestate sessualmente, ragazzine fotografate e invitate a incontri extra-scolastici, un’allieva «soggetta a gravi problemi personali» che tenta il suicidio, lascia la scuola e finisce in una comunità. E ancora, sei studentesse delle medie costrette a ballare davanti al professore, «turbate» perché lui, seduto, le «fissava e ne fotografava il fondoschiena» e «spiava senza permesso i loro telefonini». Il brano, del rapper Eminem, lo aveva scelto lui e ammiccava all’organo genitale femminile: «Sapete cosa significa questa parola? È quella che avete in mezzo alle gambe». Ci sono voluti altri vent’anni per arrivare all’arresto di Sergio Morana, oggi sessantenne, accusato oggi di un’altra violenza sessuale su una nuova alunna, di 11 anni, nella stessa scuola.

Asilo Vallo della Lucania, processo suor Soledad: sentenza d'appello marzo 2016

Suor

Rinviata la sentenza in appello del processo a carico di suor Soledad, la monaca peruviana, all'epoca dei fatti 23enne, accusata di abusi sessuali sui piccoli allievi della scuola Santa Teresa di Vallo della Lucania. La corte d'Appello di Salerno, venerdì, si sarebbe pronunciata accogliendo o meno la richiesta del procuratore generale Maddalena Russo, che aveva chiesto l’assoluzione per la novizia e per le altre due consorelle, condannate dal tribunale di Vallo a 8 anni di reclusione per la suora peruviana e sedici mesi per suor Romana e suor Agnese, per favoreggiamento. L’assoluzione era stata chiesta anche per il muratore e il fotografo coinvolti nel secondo filone di indagini, entrambi già assolti in primo grado. La sentenza ora slitta a venerdì 11 marzo 2016.

Suor Soledad, il pg chiede l’assoluzione Abusi all’asilo di Vallo della Lucania: colpo di scena al processo d’appello. Accuse a Procura e Tribunale. Rabbia dei genitori

di Clemy De Maio  

Botte all'asilo: giusto mostrare i filmati, ma qualcuno non è d'accordo

«Sconsiderato diffondere quei filmati» Lettera del presidente dell’Ordine degli avvocati alle autorità giudiziarie: accuse a Procura e carabinieri per i video

di Roberta Lerici

E così il presidente dell’Ordine degli avvocati di Pisa, Alberto Marchesi,  si è arrabbiato perchè i filmati dei carabinieri diffusi dai media hanno reso riconoscibile l'asilo teatro delle violenze, la persona autrice delle violenze (la maestra Sonia Ori) e anche se i bambini sono stati pixelati, non era difficile identificare loro e le loro famiglie (ma solo per chi vive a Pisa e conosce chi era iscritto all'asilo, mi pare). Secondo il presidente dell'Ordine, si è agito con «troppa leggerezza» mettendo a disposizione della stampa i video dei maltrattamenti e dunque si è permesso ai giornalisti di «inseguire la notizia», per poi costruire la «consueta gogna mediatica» trasformando l’inchiesta in uno «spettacolo» che per «l’ennesima volta» ha «declassato il processo penale» rendendolo un «inutile e burocratico orpello».  

Certificato antipedofilia: ottima legge di dubbia efficacia

 

 

Il 6 aprile 2014 è entrato in vigore l'obbligo di richiesta del certificato penale del casellario giudiziale da parte dei  soggetti  che intendano impiegare al lavoro una persona, per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate, che comporti contatti diretti e regolari con minori. Il DLgs n.39/14 ha il fine di combattere lo sfruttamento minorile sotto l'aspetto sessuale e la pornografia.

Il certificato deve rilevare l’assenza di condanne per prostituzione minorile, pornografia minorile, detenzione di materiale pedopornografico, pornografia virtuale ed adescamento minorenni sul web.Il costo dello stesso è di circa 20 euro. Dopo i chiarimenti dei ministeri della giustizia e del lavoro, è possibile affermare che l’obbligo per il datore di lavoro sorge all’atto dell’assunzione e quando, scaduto il termine di durata previsto, il datore di lavoro stipuli altro e nuovo contratto con lo stesso lavoratore. Quindi l’obbligo non è in vigore per le persone che erano già assunte al 6 aprile 2014. Il datore ha l'obbligo di richiedere il certificato in tutti i casi in cui si instaura con la persona un rapporto contrattuale con prestazioni corrispettive, per attività che comportino un contatto diretto e regolare con i minori.

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