PEDOFILIA: CONDANNATO TORNA A VIVERE ACCANTO ALLA PICCOLA VITTIMA

 

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«Il pedofilo non può vivere qui» Lo sfogo dei genitori della bambina di 10 anni molestata da un vicino. Dopo la sentenza di condanna il pedofilo ha ottenuto la sospensione della pena ed è tornato a vivere accanto alle sue vittime.

SAN POLO. E' stato condannato a sedici mesi per aver molestato una bambina di dieci anni, figlia dei vicini di casa. Il 66enne però ha ottenuto dal giudice la sospensione della pena e vive ancora nello stesso condominio della sua piccola vittima. A distanza di più di due mesi da quella sentenza, i genitori della bambina fanno uscire tutta la loro rabbia. «In un paese civile - dicono - i cittadini dovrebbero poter vivere tranquillamente, senza paura di insidie da parte del prossimo, e le istituzioni dovrebbero farsi garanti di questo, o quanto meno adoperarsi al meglio perché questo avvenga».

«Questo - si sfogano i genitori in una lunga lettera consegnata ieri alla Gazzetta - vale ancora di più per le persone indifese, come gli anziani e i bambini. Un pensionato 66enne, da sempre ritenuto dai vicini una persona corretta e disponibile, inizia a un certo punto, nel garage del condominio, sentendosi al sicuro dall'intervento dei genitori e dei vicini, a insidiare sessualmente due minori, nostri figli, fortunatamente senza successo per la fuga spaventata di questi». «Questi avvenimenti risalgono al 21 ottobre dello scorso anno. Sporgiamo immediatamente denuncia alla locale stazione dei carabinieri e il pedofilo viene sottoposto, dal primo novembre, agli arresti domiciliari in attesa del processo, fissato inizialmente per il 9 febbraio. Il pubblico ministero Maria Rita Pantani si dimostra persona molto determinata e ci ispira fiducia da subito». «Ma la piega presa dagli avvenimenti lascia a dir poco perplessi.

Come mai il pedofilo, che abita al piano sottotante quello dei due minori, con la porta sulla stessa scala, di fronte alla quale i bambini devono necessariamente passare per entrare ed uscire di casa, viene affidato semplicemente agli arresti domiciliari e non allontanato dal condominio? Agli arresti domiciliari c'erano i nostri figli. Come mai il processo venne poi spostato di quasi un mese, al 3 di marzo? Come mai, anche senza voler essere forcaioli, non si è provveduto almeno ad allontanare il pedofilo in modo da ridarci un minimo di serenità?» «In tutta questa vicenda abbiamo avuto modo di apprezzare la solidarietà dei carabinieri della locale stazione e il loro impegno, durante il periodo degli arresti domiciliari, per darci un minimo di sicurezza, cercando nello stesso tempo di essere discreti per non spaventare ulteriormente i nostri figli.

Purtroppo questo non cambia lo stato attuale delle cose, con il pedofilo assolutamente libero di entrare, uscire, sostare nel cortile, nel garage, e, perché no, anche di fronte alla sua porta, dove i due minori devono necessariamente passare. Inutile descrivere lo stato d'animo loro e nostro. Ovviamente non sono liberi di scendere le scale né di giocare nel cortile se non adeguatamente scortati». «

Questo stato di cose è assolutamente inaccettabile - concludono - e non possiamo credere che non ci sia la possibilità di ristabilire una situazione normale, nella quale anche i nostri figli possano vivere sereni come i loro coetanei. Non possiamo credere che le istituzioni restino insensibili e considerino questo un normale fatto amministrativo, regolato da norme burocratiche e non dalla ricerca della giustizia. Non ci daremo pace e non ce ne staremo tranquillamente zitti fino a quando questa vicenda non si sarà risolta». la gazzetta di reggio 15 maggio 2011 http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/2011/05/15/news/il-pedofilo-n...